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mercoledì, 19 luglio 2006

L. CHANEY e J. CRAWFORD


Lo Sconosciuto
(1927) è il mio film preferito, senza riserve, senza concorrenti.
(Presumo lo si possa evincere dalla tormentosa insistenza della grafica, del resto.)

I.
E' un film di Tod Browning, molto ma molto denso. Contiene tutte le sue ossessioni di privazione, sottomissione, mutilazione e impotenza, tutte le sue crudeltà formali, le fissazioni freudiane, le morbosità tragiche, il suo malvagio senso del patetico.

II.
E' un film con Lon Chaney [ 1 ] , questa creatura magica e profondamente masochista [ 2 ] che cambiava forma nel dolore, per dovere e per compulsione, piegando e rompendo il corpo pur di farlo parlare. Abbondano gli aneddoti sui mille supplizi del proteiforme Chaney. Per interpretare Alonzo (l'omonimo lanciatore di coltelli senza braccia protagonista del film) restava costretto ben oltre l’indispensabile, anche quando non si girava, in un costume deprivante che gli legava le braccia al torso, sino a farle sparire senza la compiacenza di camice abbondanti. Lui zitto, misterioso, custodiva il dolore fisico per soffrirlo davanti alla camera.

III.
E’ un film con Joan Crawford, determinata/destinata a mutarsi sulle fotografie pubblicitarie degli anni a seguire in quello che è forse il più invulnerabile e puro distillato di divismo mai visto. Qui è ancora sotto le spoglie acerbe di una pinup anni venti. Vederla nei succinti panni dell’ isterica Nanon col senno del poi sui suoi leggendari squilibri privati, perfezionismi professionali e allineamenti devoti al destino di icona glamour aggiunge un che di malsano a una pellicola già tetrissima di suo.

IV.
E poi,è il film più romantico e crudele del mondo. [ 3 ]

Alonzo lavora in un circo come meraviglia senza braccia e lanciatore di coltelli, assistito da un nano sinistro. I due sono in realtà una coppia di criminali e il loro lavoro di attrazioni da fiera è solo una copertura: Alonzo possiede le braccia, ma le nasconde fasciandole strettamente contro il busto. Il personaggio, uno che finge, condivide perciò il doloroso bondage dell’attore. Incidentalmente faccio notare che Alonzo non è propriamente un finto freak, come ho letto da qualche parte: ha due pollici per mano e tanto basterebbe a dargli diritto di bere dal browningiano calice alle nozze di Hans. Però è un freak per eccesso che finge di essere un freak per difetto, questo sì, eccome.
Alonzo ama Nanon, fulgida e virginale vedette del tendone nonché figlia del Boss, perseguitata da un patologico terrore del desiderio maschile formalizzato in invincibile repulsione per l’abbraccio in particolare. L’amore di Alonzo, perversamente adeguato a queste fobie di stupro, sembra obbligato a restare platonico almeno nel senso più convenzionale del termine [ 4 ], il che non nega la sua sostanziale natura violenta: è un’adorazione radicale, possessiva e spietata. Precisamente il genere di passione temuto dall’ignaro oggetto del desiderio.
Finché tutto va bene la seccatura principale è l’immancabile rivale in amore: nemmeno a dirlo il forzuto del circo, bello, atletico e bonaccione, ma in compenso stolido e di nome Malabar. Astuto e forte delle confidenze della fanciulla, il lanciatore di coltelli le strumentalizza machiavellicamente suggerendo al bellimbusto strategie di seduzione incentrate sul presunto appeal della forza fisica. Non abbiamo il tempo di saggiare l’efficacia sui tempi lunghi di queste macchinazioni, perché il fatto tragico s’intromette imprimendo una svolta alla trama: la natura di criminale di Alonzo viene a galla e il nostro eroe strangola  il padre della Bella.
La nuova condizione orfanile della Crawford mette finalmente Alonzo in condizioni di prendersene cura coltivando, oltre al piacere del controllo, l’inesaudito e inesaudibile desiderio di trasformare con il tempo la casta confidenza della fanciulla in passione. In previsione di un più intimo legame Alonzo sceglie a questo punto di ricattare un medico - con chissà quali turpi segreti - per farsi amputare le braccia ed evitare così di essere smascherato come freak impostore nonché mattatore del padre della sposa (la Crawford ha ben presenti le dodici dita strette sul collo paterno, ed è un dettaglio che difficilmente scappa di testa).
Alonzo parte per affrontare l’operazione e la lunga degenza che ne consegue, sopportando i dolori dell’amputazione e quelli della distanza grazie all’attesa del giorno in cui non ci saranno più terribili braccia e innegabili indizi fra lui e il suo amore. Una fideistica pregustazione da martire, non c’è dubbio.

Quando finalmente torna alla sua Nanon, Lon la trova molto più equilibrata: imprigionata non più dai suoi traumi ma dalle comode braccia del suddetto stolido forzuto dall'orrido nome. La coppia comunica al “paterno” amputato le imminenti nozze, in una scena di cattiveria struggente che si chiude sul cedimento dell’uomo senza braccia, sconfitto da tanta intollerabile ironia.
Chaney a questo punto non ha che due possibilità: la feroce vendetta o il nobile sacrificio. Suo malgrado abbraccerà entrambe.

E' indubbiamente il film più romantico e crudele del mondo.


GORE GORE LINKS:

[ 1 ] Mai più senza: il Lon Chaney Puppet !

[ 2 ] Meriti questo geniale articolo di Gary Morris che propone Alonzo padre spirituale di Bob Flanagan, il celeberrimo performer “supermasochist”. (tutto il sito è impedibile)

[ 3 ] Ecco tutti i titoli, l’avevo detto che è un film muto?

[ 4 ] Conoscendo Browning, la sequenza che apre questo video ha ben poco di platonico.

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