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Mi dispiace se ultimamente non sto scrivendo molto, e soprattutto mi dispiace perchè sto leggendo anche meno, latitando indecorosamente dai blog dei gentili depravati che visito di solito.
Il fatto, per dirla con l'aristocratico garbo che mi ha sempre contraddistinta, è che mi trovo nel bel mezzo di un autentico periodo di merda.
In attesa di ritrovare tempo, morale e ispirazione, segnalo questo lungo e violento racconto, intitolato Gloomville e condotto con un adorabile piglio à la Lansdale (mamma, guardami: ho scritto à la! à la in corsivo!). L'ho trovato sul sito di Edizioni XII, che presto pubblicherà l'autore, Alfredo Mogavero.
Tanti nostalgici abbracci.
C'ERAVAMO TANTO AMATI
Io ho trovato veramente interessante Jenifer, e il plot di Pelts mi è piaciuto. Probabilmente dipende anche da questioni personali, da un generico debole per personaggi sfigurati e contrappassi eco- vengeance, ma penso che la successiva produzione di Argento rappresenti un passo indietro rispetto al suo contributo ai Masters of Horror: un ritorno a progetti indecisi, incoerenti, lacunosi, sospesi tra la tentazione di inaugurare un nuovo stile e quella di confortare i fan immarcescibili con qualche citazione dal passato. Da una parte lo capisco pure: da quasi venticinque anni i suoi film vanno in pasto a una platea diffidente e sfiduciata, morettianamente intenta a supplicare: “Di' qualcosa di argentiano, Dario, di' qualcosa di argentiano!”Resta il fatto che delle sue cose posteriori a Opera, con la parziale eccezione dei mediometraggi sopra citati, non mi piace nulla, proprio nulla. E vabbè, questa è opinione mia. Potrei pure argomentare, ma non è quello che mi interessa fare adesso. Il piatto del giorno è: gli italiani che commentano l'ultimo Dario Argento in Internet.
Tralasciando una frangia minoritaria di critica professionista o semiprofessionista, dell'Argento recente dicono bene solo i fan dichiarati. Non parlo di soggetti che digitano con il bavaglino da leccaculo al collo, ma di ammiratori autentici, persone che amano Dario Argento in modo puro, disinteressato e tuttavia davvero troppo incondizionato per guadagnare credibilità agli occhi di chi non condivide lo stesso affetto.
Poi ci sono i detrattori. I detrattori italiani di Dario Argento non sono cattivi: sono cattivissimi. Spietati, assetati di sangue, non si fermano davanti a nulla, si abbandonano alla derisione selvaggia, al colpo basso, all'invettiva rancorosa. Sfottono, ghignano, offendono, fanno allusioni al gossip sulla figlia.
Sentir parlare dell'ultimo Argento in modo un po' distaccato, sinceramente critico, è davvero raro. Questo succede perché, per i cinefili italiani, Dario Argento non è un regista ma un amore. Per alcuni è ancora il marito brillante e infallibile della luna di miele, l'insaziabile amante con la tartaruga, per altri è l'odiato ex imborghesito e cretino, panzone, eiaculatore precoce, che non ne combina una giusta dall'estate del 1985. E' difficile disapprovare con misura qualcuno che è stato così importante.
La rabbia contro Dario Argento è appunto quella personale e feroce dell'innamorato deluso, che si scopre insofferente non solo ai nuovi difetti di un convivente troppo cambiato dal tempo, ma anche alle piccole abitudini risapute, sue da sempre, improvvisamente rese intollerabili dalle dinamiche della disaffezione. Questo rapporto velatamente passionale tra Argento e i suoi spettatori italiani è ulteriormente inasprito dal fatto che praticamente, a parte lui, nessuno in questo paese riesce a mandare nelle sale un film di genere. Ai fan dell'horror, bisogna capirlo, l'isolata sopravvivenza di Argento in una scena altrimenti desertica suggerisce l'astio ispirato dal privilegio immeritato.
Di fatto, questo miscuglio di sensata delusione e visceralità romantica ha prodotto e normalizzato una parzialità invereconda nelle conversazioni internettiane intorno a Dario Argento.
La settimana scorsa, il boss di Bloody-disgusting.com, Mr. Disgusting, ha pubblicato tre stills da Giallo, aggiungendo un commento che qualunque visitatore italiano avrebbe vissuto come perfettamente normale e che suonava pressappoco così: “Quelli tra voi che sono rimasti delusi da La terza Madre si preparino a un'incazzatura ben peggiore perchè si dice in giro che Giallo è orrendo”.
A poche ore dall'infelice uscita, Mr. Disgusting aveva già addosso una ventina di utenti indignati dalla pratica, oggettivamente opinabile in un sito che da molto tempo ha dismesso il profilo dell'amatorialità, di smerdare un film senza averlo visto, riferendo con disinvoltura i venticelli anonimi delle strade (invece di limitarsi, non ho capito nemmeno io perché, a un sobrio link verso Variety). Ebbene, i feedback più gentili che gli sono arrivati affondavano perfide deduzioni sul mancato acquisto, da parte dell'ufficio marketing di Argento, di “merdose, irritanti pubblicità flash” su Bloody-disgusting.com, sottolineavano criticamente la promozione di altri prodotti discutibili come Twilight o minacciavano offese migrazioni verso Stillshocktillyoudrop.com.
Come tutti quelli che navigano il world weird web, anche io sono sempre stata combattuta tra la sana antipatia per il vezzo di aggredire siti di quel tipo con l'infallibile argomento populista “fate le marchette a chi vi compra lo spazio” e un' altrettanto sana dose di diffidenza per il meraviglioso mondo dei banner a rotazione e degli accrediti. C'è pure da dire che sfornare aggiornamenti quotidiani e fare newsmastering a manetta è un lavoro su cui vien facile pisciare svaccati sul divano del lato utente o dall'alto di un blog “indipendente” da un post al mese. A me sinceramente Bloody Disgusting va bene così com'è: ci vado quasi tutti i giorni a cercare news e ce le trovo sempre, fresche fresche, sintetiche e sempre aggiornate. Poi magari il commentone articolato ed eccentrico me lo vado a cercare su qualche sito di fiducia, quasi sempre italiano e molto spesso anche amatoriale, ma intanto un'occhiata quotidiana alle novità non me la leva nessuno. Scusate tanto se è poco.
Il punto non è la polemica sulla deontologia editoriale del portale, sicuramente esacerbata da chissà che faida internettiana, ma il casus belli che l'ha innescata. Gli horrorofili di quelle parti, se insinui che “tanto il prossimo di Dario Argento farà cacare”, si incazzano “perché non hai diritto di giudicare senza aver visto”. I cinefili italiani, davanti a un post dai toni similmente scettici, anche se molto più corretti (Cineblog critica solo il trailer e la locandina italiana, ovvero cose fruibili tanto dall'autore del pezzo quanto dai suoi lettori), rincarano la dose e prevedono con veemenza la solita sola.
Insomma, fermo restando il diritto di ciascuno a sentirsi sfiduciato se un autore ha troppo a lungo disilluso le sue aspettative, mi è venuto il dubbio che noi ex-fan di Argento ci stiamo semplicemente comportando in modo scorretto. Comprensibile, giustificabile, ma scorretto.
Bisogna smetterla, un po' perché non è giusto, un po' perché altrimenti prima o poi diventerà simpatico come Uwe Boll. Vabbé che non ha l'aria di essere altrettanto minaccioso sul ring, ma io mi sono comunque ripromessa di andarci più cauta con le sentenze pregiudiziali sui film che devono ancora uscire.
Perciò, se in futuro dovessi cedere alla tentazione di una battutaccia su Giallo, tu, signora mia, hai il permesso ufficiale e il dovere morale di sgridarmi.
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THE AMERICAN NIGHTMARE
Nel complesso, non credo possa dire molto di nuovo a chi ha frequentato parecchio il genere o letto qualcosa sulla sua decantata capacità di sintesi storica. Tuttavia, se le conclusioni generali si limitano a rimarcare una linea interpretativa già assodata, i commenti specifici elargiscono qualche affascinante insight su un gruppo di pellicole di cui non si parla mai abbastanza, tanto sono eccezionali e difficili da esaurire.
Lo vidi la prima volta qualche anno fa su Sky e oggi l'ho ritrovato, scomodamente sezionato in 8 brandelli, su Youtube:
Inserisco qui la quarta parte, che tratta di Texas Chainsaw Massacre, e in particolare di quella che sono tentata di considerare la più traumatica scena horror mai girata: la celeberrima comparsa di Leatherface, chiusa dalla porta che il titolo italiano consiglia così caldamente di non aprire.
Tale Adam Lowenstein, un giovane accademico che da lì a cinque anni avrebbe dato alle stampe Shocking Representation: Historical Trauma, National Cinema, and the Modern Horror Film (che faccio, provo a comprarlo usato?), arriva al punto in merito alla mitica scena della porta.
Da una parte quel brutalissimo lastrone di ferro ci salva dal continuare a guardare, dall'altro ci tenta irresistibilmente a sorpassarlo. Rappresenta l'ambigua zona di confine tra voler vedere e non voler vedere, dunque, in qualche modo, tutto il cinema horror.
P.S.: Prego notare anche i commenti del simpatico John Landis, un uomo evidentemente e completamente pazzo. Dice cose azzeccatissime e davvero intelligenti, ma l'entusiasmo demenziale del suo stile comunicativo le fa sembrare enormemente inquietanti.
Per chi se lo stesse chiedendo: sì, è sempre così, anche in tutte le altre interviste che ho guardato.
CHAINSAW MAID
L'altra sera, con un degno sodale, ci si interrogava sul potenziale estetico di un eventuale splatter in stop-motion con pupazzi in plastilina.
Qui sotto un'impressionante prova di claymation del giovanissimo e talentuoso Takena Nagao, che si occupa di zombi, sexploitation in salsa furry, wresting e altre robine per palati superiori. Chainsaw Maid è il mio preferito, ma raccomando tutto quello che c'è sul suo canale.
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VECCHI TESORI
Nocturno
(di Oktavijan MILETIC, Croazia 1935)
Minuscolo e fascinoso noir muto.
In una notte buia e tempestosa, la macchina di un avido manducatore di racconti pulp si ferma in mezzo al nulla. Il nostro eroe cerca rifugio nell'unica casa dei dintorni. Tra quelle inquietanti pareti, la realtà e le sue sinistre letture sembrano prepararsi a una dolorosa collisione, ma...
Kobelkoff
(1900)
Breve esibizione dell’artista siberiano Nikolaï Kobelkoff, ripresa all’inizio del 900.
Agli amanti di T. Browning dovrebbe ricordare da vicino la celebre scena di Prince Radian.
UN TRANQUILLO WEEK END DI PAURA CHE INCONTRA L'IMMAGINARIO DEI FREAKSHOW CHE INCONTRA WILLIAM GAINES
(E le altre incredibili attrazioni di Tomas Kuebler)

Devo ringraziare l'ottimo redattore Frankenstenia per avermi presentato le creature di Tomas Kuebler, artista americano che un tempo si occupava di giocattoli e animatroni. Oggi realizza questi enormi simulacri a base di lattice, attingendo al repertorio iconografico dei grandi classici dell'orrore, al bestiario fantasy e all'estetica del sideshow.
L'aspetto virtuosistico che contraddistingue questo genere di scultura passa quasi in secondo piano, surclassato dall'approccio appassionato e nostalgico tipico degli uomini che amano i mostri, quelli che li percepiscono come protagonisti, che immaginano per loro personalità e biografie. La galleria di Kuebler non propone discorsi intellettualizzati sull'icona, più semplicemente lavora sul ritratto: le star Universal e gli eroi Tod Browning, così come l'incantevole teoria dei personaggi originali, sono soprattutto portatori di una psicologia e di una storia. Talvolta - è il caso di Cletus e Shorty Greeley , nati senza Banjo in un'altra opera già venduta - per raccontare tutto su di loro c'è bisogno anche di un sequel.
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INDOVINA CHI VIENE A CENA

Speriamo che tornino: il mio mito george foreman, werner herzog sadico, fotografia pornografica in epoca vittoriana, vecchio cowboy, castello karnstein, wasp snob, la sadica perfetta.
Li voglio conoscere meglio: elvira mistress of the dark nuda, trame snuff, trailers la governante del piacere, anaconda strangola, bruce patterson bodybuilding, vampira maila nurmi.
Mi fanno paura: agonyaunt, testo scritto del cartone animato biancaneve e i sette nani, latherface cronaca nera, video ginecologici.
Gli blocco l'IP: mistress sadiche, myspace pseudosuicidio, splinder foto arte donne, i culi piu' belli del mondo.
TUTTI I MOSTRI DI FRANKENSTEIN SOGNANO DI ESSERE DRACULA
Testa K osserva le nuvole addensarsi sul profilo nero del tendone con l'unica espressione concessa dai suoi tessuti rigidi e verdastri, irrimediabilmente morti. Emette un basso e distorto mugolio di bisogno inappagato, quasi un picco d'eloquenza sulle limitate capacità espressive della sua parte di Mostro.
Sta annusando l'elettricità nascosta tra i vortici insidiosi di quei nembi e perciò avverte un rimescolio secco nel ventre. Il rumore è come di sassi scossi in un sacchetto. In effetti organi di forma assurda e stravagante consistenza si stanno riassestando nel suo dentro per rispondere al richiamo misterioso del fulmine. Nella sua ingenuità di mostro, Testa K chiama questa cosa fame.
A lui piace pensare di essere capace di affamarsi, o di addormentarsi. Invece, prima ancora che la pioggia possa cadere, l'alba salirà dietro la tempesta e Testa K inclinerà la fronte squadrata verso destra e chiuderà gli occhi. Allora somiglierà in tutto e per tutto a Testa L com'è adesso, fermo-immobile nella stasi letargica del criptosonno, completamente inespressivo e più morto che mai; lì: sul precario confine dello scambio.

I mostri non hanno fame, non russano e non respirano e non sognano.
Testa K, quando riprende a vivere al tramonto, conserva qualche approssimativo ricordo delle emozioni e delle sensazioni che Testa L ha concepito da vigile. Mentre il buio scende sul suo sguardo defunto e dolente, solo vagamente canino, Testa K giura che sta per dormire. promette a Dio che sognerà stavolta, come fanno le persone. E Quando queste bugie malinconiche si spengono in dissolvenza l'occhio buono di Testa L si accende sul ferro del giorno pieno di malevolenza, pieno di disprezzo, pieno di una sinistra pregustazione di piacere.
Testa L osa desiderare. Si diverte un mondo a essere un mostro, anzi, dice sempre che preferisce pensare a se stesso come a un supereoe mutante. Anche se dell’eroe, per la verità, non ha proprio un bel niente. Ha senso dell'umorismo, questo sì, e la malvagità serena di chi è immune al rimorso (oltre che alla morte, quasi del tutto). Possiede perfino un fermo dominio della consecutio temporum. Tanto basta per sentirsi superiori - superiori specialmente a Testa K - dalle sue parti.
Sotto sotto però lo preoccupa l'azione dell'altra metà del Mostro.
Ora per esempio sente una punta di speranza tra le malinconie noiose della sua eredità emotiva di quest oggi, e non lo ammetterà mai ma rabbrividisce all'idea che quel benintenzionato coglione possa aver trovato un varco attraverso cui infilarsi nei suoi piani.
Testa L comincia a pensare che guastargli il divertimento sia l’unico hobby di Testa K, la ragione per cui dopo tanti tramonti indisturbati non ha ancora posto fine all’esistenza di entrambi nel solo modo possibile. A dire il vero, individua in questo mancato pseudosuicidio una rappresentazione esemplare del cosiddetto Bene, della sua risibile ipocrisia. La sedicente metà altruista del mostro non è veramente interessata a impedirgli di fare vittime, solo che ci tiene un mondo a salvarle di persona.
Testa L non ci pensa a lungo. Sibila qualcosa di sarcastico contro l'analfabeta petulante stringendo i pugni di entrambi. Stentoreo come uno scienziato pazzo, invasato come un mago nero, scandisce l'evocazione con la faccia al soffitto : "I DEMAND A MATE!".
La moquette trema.
Le macchie sul vecchio muro si sciolgono e i rigagnoli neri e lo risalgono in culo alla gravità. Scorrono all'altezza degli occhi chiusi di Testa K e di quelli ineguali ma aperti di Testa L, e lì si coagulano per comporre l'ombra acuminata e fiera di J. Crawford. La silhouette è ancora approssimativa ma s'intuisce che la diva fantasma è in abito da sera come al solito, che ha assunto una posa elegante per certi invisibili fotografi.
Lo spettro del Glamour porta informazioni dal passato, notizie dal futuro, consigli dall’Oltretomba. Solo che è corruttibile, e mitomane a volte. Testa L lo sa, ma è anche sicuro di riuscire a manipolarla - non come Testa K, che il più delle volte le crede e basta.
Joan è quasi del tutto qui, le incredibili labbra sorrideranno a momenti. Il fumo delle sue Alpine trapassa la tappezzeria al rallentatore e incomincia a piovere.
EDIT : RabidRats mi fa notare che si capisce poco. In effetti non ha torto, perciò ecco qui la scheda integrale del Mostro.
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STARLETTISMO MILITANTE
Colei che campeggia sull'ultima copertina di BiteMe Magazine è esattamente il tipo che mi auguro di non veder mai mai mai comparire nei pressi della mia vita coniugale: una sosia di Marilyn Monroe il cui film preferito è La Moglie di Frankenstein. Brrr. Il sito della temibile rovinafamiglie è attualmente in ristrutturazione (la grafica promette bene: sembra una versione meno perita ma in salsa trash dell'intro della Von Teese), ma la si può conoscere sul suo MySpace o su quello di Deadly Cinema, ove si diletta a impersonare l'horror host per cosine tipo Scared to Death (con Bela Lugosi e Angelo Rossitto finalmente insieme). Lei è adorabile, ma i tre sodali (nomi a parte) non sono affatto all'altezza perciò lo show nel suo insieme decisamente non mi piace. Sinceramente, con tutta la buona volontà non credo che potrei tollerarli per più di quattro minuti.
Si liberi di loro, signora Deadly, e il mondo sarà ai suoi piedi.
Lo stesso a quanto pare non sarà per me. A causa delle solite raccomandazioni per i soliti vecchi volti, i soliti sepolcri imbiancati addetti al casting di Profondo Rosso - il Musical, mi hanno infatti scartata sebbene abbia fornito nel corso delle audizioni la migliore interpretazione di I've Written a Letter to Daddy mai resa nei secoli. Che dire? Evidentemente alla corte del Signor Simonetti non c'è spazio per le nuove generazioni, non si fa largo ai giovani governo ladro.
LA VENDETTA DI NORMAN
Questo film l'ho consumato all'alba di qualche giorno fa, prima di uscire di mattina presto.Ho cominciato a guardarlo tre volte. All'inizio non andava, perchè i dialoghi italiani non mi piacciono tantissimo. Il secondo tentativo prometteva meglio, ma nella TV si era nascosto A. Tentori che mi raccontava tutto il film: "ora succede questo, ora succede quello.." (si scherza signor Tentori, qui la si ama). Il terzo play è stato spettacolare. Ho così scoperto che Braindead è la vera colazione dei campioni: a DVD spento potevo scenedere le scale con una gaia corsetta e sorridere ai vicini incrociati in garage più smagliante di una miss anni cinquanta, ero ottimista, mi sentivo bella, guardavo al futuro.
Lì per lì non mi sono chiesta il perchè di tanto buon umore (come avrai saggiamente arguito, la presenza di interiora e lacerazioni e violenza gratuita sortisce su di me effetti più taumaturgici di una pacca capetingia sulla spalla). Poi mentre guidavo - giacchè il traffico favorisce l'introspezione - ho riflettuto. E stamattina, chissà come navigando per blog, mi è rivenuto in mente Splatters - Gli Schizzacervelli.
Norman Bates non è un villain che sembra un bravo ragazzo, viceversa: è un bravo ragazzo che finisce per fare la figura del villain. L'unica cosa di cui lo si trova colpevole è la sua debolezza, la sua condiscendenza di vittima addestrata alla rassegnazione dai persuasivi divieti di un censore con troppo carisma. Il villain è chiaramente la mamma mummia. Lo si evince dall'espressione delle sue spoglie imparuccate: inflessibili e sacre come un pontefice imbalsamato.
In Braindead, che cita selvaggiamente Psycho, il nuovo Norman si prende una rivincita grandguignolesca sulla mamma, sul complesso di edipo, sulla piccola città che conta sul suo silenzio di custode per proseguire in putridi misfatti. Combatte prodemente per la propria maggiore età a colpi di tagliaerba, che poi se ci pensi è il classico strumento con cui i poppanti dei film americani vengono ammaestrati all'etica del lavoro, costretti a radere il giardino di famiglia per guadagnarsi il diritto a una copia di Famous Monsters of Filmland. Il Norman Bates di Branindead non ci sta più: sbuzza la mamma tiranno da dentro, si emancipa dalla psicosi, rinasce (come un eroe di Bad Taste) senza calappi di cordone ombelicale al collo.
E nel finale bacia con passione la sua smerdata e insanguinata Pepita invece di affettarla sotto la doccia indossando crocchie fake.
La bacia con passione.
Volevo postare anche gli Zombi contro i Beatles, ma non li trovo... semmai ripasso.





























