IlDemone in I PICCOLI PIACERI DE...
TobWaylan in I PICCOLI PIACERI DE...
IlDemone in I PICCOLI PIACERI DE...
losteyeways in I PICCOLI PIACERI DE...
losteyeways in I PICCOLI PIACERI DE...
Faus74 in TORNERO'
anti eroi e altri eroiarte dello zapping
arte del noleggio
bare vergini e dentacci
botte da orbi
b come bellissimo
cazzata pazzesca
cult del futuro
fondazione henenlotter
glamorama
gory discount
gory indie
gory music
hasta la frusta
il film più brutto del mondo
i film più belli del mondo
japputrefazione
leggende
lon chaney
maledetti francesi
maschioni
mostre
mostri classici
mostri grossi
nerdate
polemiche per gente brillante
post che si autodistruggeranno
revenge
richard benson
sanguemmerda
satanasso
save the vamp
scar wars
secoli bui
surf bloggers must die
tod browning
tortura e disgusto
un visitor al giorno
voglio sposare klaus kinsky
we accept you one of us
zombie zombie zombie
ogginovembre 2009
ottobre 2009
settembre 2009
agosto 2009
luglio 2009
giugno 2009
maggio 2009
aprile 2009
marzo 2009
febbraio 2009
gennaio 2009
--- 2008 ---
--- 2007 ---
--- 2006 ---
Guest Stars
Adam West
Andreas Schnaas
ArakiNobuyoshi.com
Beware the Beast
BigKugles.com
BiteMe Magazine
Bloody Disgusting
BMezine
Bob Flanagan
Brightlightsfilm.com
Britishhorrorfilms.co.uk
Bruce Campbell
Bubba Ho-Tep!
Cannibal! The Musical
Carnivà le
Charles Atlas.com
Classic Polish Film Posters
Culturisti Vintage
Danny Trejo - Champion
Danny Trejo - Myspace
De Profundis
Dead Creatures
Demoni e Dei
Devoured by Demons
Elvira - Mistress of the Dark
Europa Film Treasures
Exxagon.it
George "The Animal" Steele
George Foreman
Gli Addams
Grazie di tutto Russ Meyer
Guida on line a K. Kinski
Guinea Pig
Hershell G. Lewis
Hostel Game
Hulk Hogan
I fratelli Bunker
I Munsters
Ich brauche Liebe
Il cilicio!
Jami Deadly
Joe D'Amato Horror Festival
Joseph Merrick Tribute Website
Kinski's final interview
Koroshiya 1
L'oroscopo di Brigitte Lahaie
Le sculture di T. S. Kuebler
Leatherface
Lo Schermo Velato
Lon Chaney Puppet
Marebito
Masters of Horror
Mermaid in a Manhole
Midnight Eye
Muhammad Ali
Off Screen
Polish Posters Shop
Richard Benson
Richard Militia
Robert Englund
Sanguinarius.org
Slayer
Splatter Container
Takena Nagao
The Day After
The Monster Show
The Unknown
The Unknown - video
Tom Savini
Troma
Trubeverage.com
Tura Satana
Un Brutto Quarto d'Horror
Unearthed Films
Untrated - cinema of the eXtreme
Vamp
Vampira - The Movie
Vampira's Attic
VHEMT
Waters
Wes Craven
White Zombie
Zombie Farm
Zombie Pinups
Satan's Sadists
bologosfera degenere...
Antropophagus
Blog - il fluido che uccide
B Movies
Caina
Captain Strange Vault
Fascination Cinema
La Tavia Tovarich
Sborror
Teatro dei Vampiri
The Jigsaw's Grave
Odorama
Orlok cafe'
Peeping Tom
Tre Rose
...anche con i sottotitoli!
Blonde Zombies
Erotrash
Frankensteinia
Gay of the Dead
Mandra
Hammer and Beyond
I'm in a Jess Franco State of Mind
The Groovy Age of Horror
The Kinski Files
The League of Tana Tea Drinkers
Zines
Zombie-A-GoGo
Peeping Tommies
blog che il cinema
Cineblabbers Connection
F 4 Fake
Friday Prejudice
Non si sevizia un Caligari
Sarah the hutt
Seaweeds
Stilgar
Surf Bloggers Must Die!
psicotici, complici, favoreggiatori
Agony Column
Amneria
Antares 666
Demonglam
Di cronache e libero pensiero
KiLL dEEP
Mr. Peter Pain
Pervertigo
Richard Blog - Il Simposio del Metallo
Rosa Sadico
Rosa Sadico vol.II
Rosso Cupo
Stracult
Tabbo
Venere in Forse
Vladimir Peluria
"meno di zombi"
animalismo/antispecismo
Anti-Vegetarian Society of Meat Eaters
Chiudere Morini
Equivita
HLS
Lasciala a Leatherface
Meet your Meat
No Vivisezione
Oltre la specie
Vegan Blog - ricette veg
Veganzetta
Vivere Vegan
BIKINI E MORTI VIVENTI

Qualche anno fa, in Giappone, uscì un gioco per PS di tema zombesco in cui una ragazzina in bikini, boa di struzzo e cappello da cowboy roteava la sua katana con il solo scopo di spezzettare in più parti migliaia di morti viventi. Il gioco ebbe un notevole riscontro, tanto che seguirono numerosi capitoli e ne uscì anche una versione europea. Alcuni videogammari (italiani) incalliti, stimolati dall’odore del sangue (ingrediente che in questo gioco non manca di certo), si procurarono le versioni originale nipponiche per articolare rapidamente i propri polpastrelli su un (ormai) consunto joypad. Tra questi, anch’io ho passato giornate intere con Oneechanbara. I giapponesi ne hanno, da poco, fatto un film (visto!) ed è in programma già un sequel. Tutto questo per dirvi che ho scoperto che ne esiste una versione per Wii (ovviamente non in italiano), che ho provveduto ad acquistare su play.com e che attendo con ansia mi arrivi…l’idea di roteare una katana davanti alla tv per tagliare a fette degli zombi…mi stuzzica (avete presente Tokyo Gore Police?), spero solo di non rimanerne deluso. Per coloro i quali avessere intenzione di saperne di più sul mondo di Oneechanbara un unico avvertimento…sia il gioco che il film, alla lunga tendono a stancare in quanto piuttosto ripetitivi…ma una ragazzina con gli occhi a mandorla seminuda e abbigliata come platinette ubriaca che imbratta lo schermo con secchiate di sangue… la buttiamo via?
[ link ] [ commenti (4) ]
TENTACLE SWALLOWING ECSTASY
Tentacle Swallowing Ecstasy è un porno giapponese che fonde i sottogeneri tentacle rape e vore, mettendo in scena il colpo di fulmine tra la star del settore Maria Ozawa e un improbabile mostro gommoso, inaspettatamente comparso in una stanza di ospedale durante il turno di notte della nostra eroina.Il suddetto mostro, animato abbastanza approssimativamente da ricordare ai cultori del so bad it's good la piovra avvinta al povero Lugosi in Bride of the Monster, è una divertente ibridazione tra l'alieno di Possession (A. Zulawski, 1981) e la pianta carnivora de La piccola bottega degli orrori (F. Oz, 1987). L'essere di Tentacle Swallowing Ecstasy riflette appunto gli appetiti di entrambe le creature, offrendo alla signora Ozawa il tipo di esperienza con cui la piovra di Rambaldi deve aver sedotto a suo tempo la fulgida e nevrotica Isabelle Adjani, per poi inghiottirla come avrebbe fatto l'ingorda Audrey, il tutto in uno strano clima di appiccicoso romanticismo.
Il film soffre molto della durata eccessiva e di una ripetitività petulante che probabilmente risponde alle esigenze commerciali del genere, ma resta nettamente superiore a tutti i porno recenti che mi è capitato di vedere per inventiva, realizzazione, spunti comici e precisione dell'immaginario porco di riferimento.
Per recensire Tentacle Swallowing Ecstasy non posso usare in buona fede quelle espressioni cui si ricorre per tradizione quando ci si imbatte di qualcosa di piccolo, strano e con i sottotitoli ("capolavoro povero", "gioiellino misconosciuto", "cult", e chi più ne ha più ne metta). Tuttavia mi ha colpita parecchio perché oppone un testo divertente e ossessivo ai due problemi principali che fanno del porno mainstream una roba fondamentalmente impotabile per chiunque non sia particolarmente interessato ai coiti in dettaglio: la mancanza di un assetto estetico, magari non pretenzioso ma almeno minimamente sensibile, e l'assenza di un vero discorso sul sesso, sorprendente eppure ostinatissima nell'unico filone che trova nella sessualità il proprio esclusivo oggetto di indagine.
Poi per carità, magari questa piccola storia di tentacoli e liquami non è niente di così speciale e sono semplicemente capitata male io con le precedenti esperienze nel VM18, ma nel dubbio mi faccio comunque un dovere di segnalarlo agli amici.
CHAINSAW MAID
L'altra sera, con un degno sodale, ci si interrogava sul potenziale estetico di un eventuale splatter in stop-motion con pupazzi in plastilina.
Qui sotto un'impressionante prova di claymation del giovanissimo e talentuoso Takena Nagao, che si occupa di zombi, sexploitation in salsa furry, wresting e altre robine per palati superiori. Chainsaw Maid è il mio preferito, ma raccomando tutto quello che c'è sul suo canale.
[ link ] [ commenti (3) ]
DI SANGUE E ALTRE FRATTAGLIE
Come si fa a non amare un film che nasce con l’intento di essere uno “sporco” B-movie?I giapponesi, quando vogliono, sono maestri in questo. Gli ingredienti sono pochi, ma essenziali.
Quantità industriali di sangue, effettacci digitali esagerati, ritmo (nipponico) frenetico, ironiche assurdità (nipponiche).
Così Nobori Iguchi racconta le gesta di una (prima) timida e gentile studentessa, che si trasforma (poi) in spietato e perverso giustiziere.
Gli eccessi sono al limite del ponderabile, gustosi e ritmicamente cadenzati. Arti mozzati, viscere vomitate, corpi divisi a metà, ustioni, cannibalismo, decapitazioni, tortura, spruzzi di sangue da guinness dei primati, ninja, samurai, spade, motoseghe e supermitragliatrici. C’è di tutto, la zuppa viene amalgamata alla perfezione con (per fortuna cattivo) gusto e servita bollente. L’unica spezia latitante è il sesso, ma anche a questo c’è una spiegazione. Il film viaggia sui binari della comicità ed ha un’impronta prettamente femminile. Le donne sono il sesso forte di questo film (cosa inusuale per un’opera giapponese), sono loro a difendere gli uomini (goffi e codardi), sono loro i guerrieri…fino alla risoluzione finale. Vi sono anche interessanti tematiche sociali, nascoste tra le righe di uno spensierato non-sense, che toccano le corde vitali di una cultura, a noi occidentali, lontana.
Citazioni a raffica da Raimi a Miike, da Fulci a Tsukamoto (nell’incredibile finale), da Rodriguez a Sato. Ottime le interpretazioni di tutto il cast, con in evidenza la giovane e camaleontica protagonista.
Divertente e veloce, vivamente consigliato a chi ama il genere e nutre un minimo di nostalgia per quei, benedetti, B-movie anni ’80.
[ link ] [ commenti (19) ]
L'INVASIONE DEGLI ASTROMOSTRI
10 motivi per vederlo
1. Personaggi non-mostri bellissimi #1: Il rigido astronauta giapponese Fuji e il disinvolto astronauta yankee Glenn si scambiano a sopracciglio sollevato holmesiane deduzioni quali: “Ehi aspetta un istante… Ma H2O non è la formula dell’Acqua?” “…Già!”.2. Scenografie indimenticabili: ingenue e terribilmente creative. Il Pianeta X, in particolare, è un altromondo in cui parecchie cose scintillano, dalle rocce glitterate ai led dei pannelli di controllo dopati, e parecchie altre recano memoria del fresco passaggio di una bomboletta argentata a simulare ferro sul cartone. L’intera parte del film in territorio alieno è da questo punto di vista assolutamente spettacolare.
3. Personaggi non-mostri bellissimi #2 : le vicende dell’ingegnere nerd Tetsuo, noto per aver consegnato ai posteri l’invenzione (apparentemente) più inutile del mondo, si intrecciano con gli ambigui affari della bellissima Namikawa, colei che possiede una chioma più scintillante di quella di Costantino della Gherardesca.
4. Presunti o presumibili nipoti famosi: Mars Attacks! per il finale. Ma L’Invasione degli Astromostri è infinitamente più figo.
5. Dischi volanti e sistemi di trasporto spettacolari.
6. L’Invasione degli Astromostri è un film consigliato e approvato dalla Fondazione Henenlotter (meritoria istituzione per la ricongiunzione dei siamesi separati, della cui presidenza mi onoro e mi bullo) in ragione della fulgida comparsa dell’Infido Boss Alieno completamente identico al Teletubbie Verde, ma in versione dark e con stilosi occhiali neri che anticipano Matrix di decenni.
7. Personaggi mostri bellissimi #1: ci sono Ghidorah e Rodan.
8. Personaggi mostri bellissimi #2: c’è anche Godzilla, e in questo film balla. Le potenzialità di slogan promozionale di “Godzilla danza!” non hanno nulla da invidiare a roba come “Il mostro [di Frankenstein] parla!” o “La Garbo ride!”.
9. Locandine spettacolari.
10. Un film ingenuo (soprattutto nei dialoghi) e veramente bello, curiosamente attento alla questione di genere, pieno di cliché eppure creativo. Divertente e non solo involontariamente. Un film che se, come nel mio caso, ha la fortuna di costituirsi come primo (o secondo-terzo) approccio a un genere che non si frequenta e non si conosce fa venire un’incredibile voglia di lanciarsi in serrate rassegne e clausure monografiche per colmare cotanta imbarazzante lacuna. I Film migliori, alla fine, sono quelli che fanno venire voglia di vederne altri.
Qui la recensione di uno dei miei siti preferiti di sempre, l’immortale BadMovies.org che ha cura di proporre tra gli estratti il balletto gioioso del lucertolone con titolo "Happy Moment". A seguire, una piccola postilla autobiografica/chissenefrega, che fa molto blog intimista (c’è carenza di intimismo in questo blog): mi sono dolorosamente azzoppata.

[ link ] [ commenti (15) ]
KIRI KIRI KIRI (Ode all’Ago di Takashi)
Come noto, il miike-episodio dei MoH è stato escluso dalla programmazione televisiva della serie a causa dell’indigeribile porzione di crudeltà e bruttura ivi offerta o più plausibilmente (a meno che la mia soglia di resistenza alla violenza non si sia stanziata su livelli tanto devianti da negarmi ogni facoltà di giudizio in materia) di una strategia di marketing deliziosamente vintage. Non molto disturbante e per nulla eversivo, Imprint è comunque abbastanza forte da far guardare senza sospetto di frode a questa cervellotica rivisitazione dei vecchi disclaimer da matinée pulp ( …Not Suitable For Children!…Girls Should Not Come Alone! ). Preso il sobrio pretesto di una parabola pessimista, il proteiforme Miike si compiace di ispezionare con il solito irritante successo l’ ennesimo registro estetico. Tutto contento dei costumi e dei colori, il nostro eroe raccoglie da Kurosawa ma soprattutto dalle gheishe in bondage di Araki che pure declinate in splatter mantengono un velato valore erotico (anzi per i più depravati – che mai vorremmo dimenticare – forse lo innalzano), e concatena incantevoli sculture di sfumature anomale e sofferenza fisica.
Approvo il cilindro Lugosi di B.Drago, sull’isola bordello a confrontarsi con l’immagine sfigurata del proprio senso di colpa, una parte di sé nera e maligna che risveglia memorie al lattice di Henenlotter e Yuzna, ma protagonista delle scene più belle (quelle arakiane di cui blateravo) è l’Ago. Bastardissimo strumento di cura e tortura, Esso è il mezzo favorito del carnefice perfetto: colui che dispone di erudizione anatomica, creatività e infinito tempo.
Già nel precoce e imperfetto Fudoh compare l’Ago: in un ruolo minore, certo, ma è la classica parte piccola-quanto-folgorante con cui il futuro divo buca lo schermo. Tipo Marilyn Monroe amichetta burrosa in Eva contro Eva. Ci sono queste bodyguard, adolescenti e rivestite della divisa da scolara che tanto materiale continua ad offrire ai maniaci più à la page, la cui fondamentale skill in combattimento è la capacità di sparare aghi micidiali dalla vagina. Come nel caso delle palline da golf di Priscilla la Regina del Deserto, l’acrobazia genitale è parte di uno show Buffalo Bill incentrato sulla mira. La vagina, da sempre al centro di sospetti sinistri su mutazioni dentate e tranelli cannibalici, è ora finalmente anche arma a distanza! Brrr! Esso, l’Ago, espulso dal cecchino definitivo attraversa la testa del predestinato voyeur, e si porta appresso un brandello molliccio (plop) di materia grigia per appuntarlo al muro (splatt) come una farfalla trafitta. Ma sul serio c’è qualcuno a cui questa roba non piace?
L’ago ritorna in versione più massiccia in Ichi the Killer come surrogato multiuso dell’obsoleta doppia lama e arma preferita del protagonista di fatto. Con Esso il sopraffino carnefice Kakhiara, luccicante paladino sado e maso nonché dandy di BME , affronta il temibile Ichi e perde ridendo, deluso dal moccio e deliziato dalle scarpe-falce. Come aguzzino Kakhiara dimostra non a caso lo stesso amorevole scrupolo di Asami e della vecchia dai denti laccati di Imprint. Se c’è una cosa che non sopporta è una gestione della violenza distratta, incompetente o anaffettiva. “Non c’è amore nella tua violenza” è l’inappellabile accusa con cui liquida la sua fidanzata in prova, rea di averlo corcato maldestramente. Per avere un’idea del suo rapporto culturale e impegnato con l’arte della sevizia si confrontino le sue scene di tortura con tutte le altre, brutali e spassose (indimenticabile quella del braccio) ma deficienti in senso artistico. Kakihara è l’uomo per l’Ago, e l’Ago è l’arma per Kakiahara.
Lascio per ultima (ma non meno importante) Asami. L’Audrey Hepburn delle Mistress Bastarde, elegantissima in guanti grembiule e stivali neri (che finezza l’aver scartato la facile tentazione di un inflazionato stiletto!) su sobrio e adolescenziale vestitino bianco. Maestra di stile e arte del contrappasso l’eterea Asami è ispirazione e guida per noi ragazze di oggi che abbiamo a cuore il buon gusto nel vestire e in odio i rarefatti modelli a cui il decrepito ma vivente decalogo del fascino femminile raccomanda ovina subordinazione.
Passiva aggressiva nel primo tempo (“Ho aspettato così a lungo la tua telefonata”) e psicotica seriale nel secondo, Asami è l’incarnazione di un mito misogino, la Fidanzata Incubo per eccellenza. Remissiva e irreprensibile a vedersi, si rivela ingestibile, deviante e vendicativa, per accostarsi sul finale all’archetipo alternativo della macchina punitrice ideale. Riassume i talenti della sadica perfetta come quelli della ninfa emotiva, perché è moralista all’inverosimile, incapace di riconoscere attenuanti e disinteressata ad ascoltare ragioni e spiegazioni. Nella scelta dei suoi strumenti di tortura coniuga inoltre la predilezione creativa per l’inconsueto con l’efficienza clinica: per esempio amputa i piedi con una cordicina metallica in grado di tagliare carne ed ossa, ma solo dopo aver scongiurato il rischio di dissanguamento con strumenti costrittori di sapore antico. L’Ago è queste in mani di artista e dottore, incollato alla siringa della locandina o conficcato sotto le palpebre e negli organi vitali, alla giusta profondità.
la VAMPIRA e la SIRENA
Se questo fosse un cineblog serio dovrei spergiurare che il primo nome che mi è venuto in mente guardando Marebito (Takashi Shimizu, 2004) è quello di Powell. In effetti è quello che sovviene a tutti i cinefili davanti al binomio citazionista scopofilia + indagine sul terrore, ed è palese quanto Shimizu - già regista del sopravvalutato Ju-on - abbia inteso riflettere lungamente sull' Occhio. Tuttavia, riposta immantinente in qualche anfratto del mio incasinatissimo inconscio quest'informazione sin troppo ovvia, ammetto di aver pensato invece a Mermaid in a Manhole (Hideshi Hino, 1988), la puntata "con la trama" della famigerata serie Guinea Pig .
Insomma per istinto ho agilmente affiancato quello che secondo alcuni (è pure al 3° posto tra i film dell’anno di BloodyDigusting.com) è un prodotto autoriale di un certo livello a quello che secondo quasi tutti è una pretestuosa stronzata. Mi par giusto parlare di entrambi. Tanto lo so che vagando per cineblog non sarà difficile farsi un'idea delle effettive distanze tematiche.
Il Prodotto Autoriale di un Certo Livello
Shinya Tsukamoto è l'autore culto del film culto Tetsuo, nonché attore (culto?), che qui a destra scelgo di mostrarti nelle palestrate vesti indossate per il regista culto Takashi Miike in Ichi the Killer, un (a-ah) giovane e bellissimo cult movie. In Marebito impersona Masuoka (ignoro l'ortografia), un cameraman ossessionato dal terrore negli occhi dei morenti e dei folli e giustamente desideroso di trasferire questa visione definitiva dalle retine di chi l'ha ottenuta al testimone glaciale della sua camera. Tornato sulla scena di un suicidio da lui ripreso e significativamente consumato attraverso la perforazione di un occhio, finisce per scivolare - camera alla mano - nelle viscere della metropolitana e dunque oltre la soglia del mondo sotterraneo che si estende sotto i nostri piedi, serbando le vestigia poetiche e violente di un'età anteumana. Dopo una lunga parentesi di incontri perturbanti e chiacchierate filosofiche col fantasma del suddetto suicida, l'eroe si mette in caccia dei leggendari DERO, cieche ed emofaghe creature del buio profondo, e finisce con l'arrivare alle Montagne della Follia, dove si imbatte in una creatura incatenata. Catatonico e livido, l'essere è comunque incarnato in seducenti fattezze femminili e appropriatamente nudo, nonché adorabilmente bisognoso di un salvatore. Il cameraman porta la misteriosa fanciulla a casa sua, nel più religioso segreto, ribattezzandola Effe e prendendola inizialmente per una versione femminile di Kaspar Hauser (io avrei trovato più spiritoso da parte di un film morboso citarne la versione nasty e compiaciuta, Bad Boy Bubby, ma sono gusti). Dopo averla amorevolmente rinchiusa la controlla costantemente, registrando video durante le lunghe ore d'assenza e osservandola di continuo attraverso lo schermo di un telefonino. Resosi conto che Effe (per il resto una cucciola inconsapevole con ritmi sonno-veglia degni del mio gatto) può nutrirsi solo di sangue umano Masuoka, lungi dal perdere la visione poetica e melanconica del tutto, si risolve ad allevarla nell'unico modo possibile.
Il soggetto è veramente affascinante: la relazione fra il protagonista e i suoi occhi meccanici che riproducono fermano ripetono e strappano i limiti della vista naturale, l'insofferenza per il segreto, il desiderio per il tabù su quanto di osceno non deve essere visto. Tutte cose molto belle, su cui tuttavia mi pare non si dica molto di nuovo. Non dico per polemizzare. Non c'è nulla di male a ripetere bene e sono comunque questioni che chiedono tempi lunghi per esaurirsi, tuttavia ho amato di più l'allevamento della creatura, ovviamente sensuale e velatamente incestuoso, e la sospensione di Effe fra inferiorità dell'inerme e incomprensibile superiorità, il fatto che in rapporto al suo tutore sia al contempo bestiola regredita e entità ulteriore. Ho trovato interessante lo studio dell'essere filmato mentre si crede inosservato, come le belve di Superquark, l'utilità-inutilità del documentario che accumula informazioni sui comportamenti, sui rituali, sui tempi, senza poter sfiorare sul serio le intenzioni, senza raggiungere i moventi e i misteri degli squali. Molto belle anche le soluzioni di regia legate a un esibito digitale, agli scatti sgranati dei telefonini e alle barcollanti corse della camera a mano che è sempre documentazione, vista, non narrazione. Aggiungo però che Shimizu mi piace molto meno quando si lascia adescare da effetti photoshopposi che dovrebbero sottolineare un caotico collasso per sovrainformazione e invece mi seccano e basta. Altro tratto insopportabile è il ruolo didattico della voce fuori campo, che incalza con rara pedanteria e indefessa costanza, amputando l'interpretazione di Tsukamoto e dando pure implicitamente del minorato allo spettatore. Hai presente quei vecchi fumetti in cui davanti a un cadavere col coltello nella schiena l'ispettore esclama: "Poffarbacco! Un omicidio!", nel dubbio che il lettore non afferri? Ecco, più o meno stessa sensazione.
Spoiler
Se il cameraman è semplicemente un pazzo non ha affatto trovato e sfamato e seguito nel mondo ulteriore un Marebito, un antico essere, ma imprigionato e reso pazza sua figlia, nonché scannato la mamma per riempirle il biberon di sangue.
/ Spoiler
La Pretestuosa Stronzata
Un pittore vedovo e depresso è ossessionato dalla rappresentazione della morte e del perduto, e pur di poter ritarre i suoi soggetti favoriti nel proscenio ideale si cala nelle fogne, con il suo bel blocco sotto braccio. Vaga al di sotto della vita, nel dimenticatoio delle sue scorie, schizzando feti morti e ben sapendo che dove ora si snodano quei fetidi condotti scorreva un tempo il ruscello fatato della sua infanzia. In quelle pure acque vide sguazzare, da bambino, l'impossibile splendore di una sirena. Resta per un po' immerso in cupissime riflessioni su come tutto ciò che amava si trovi ora annegato tra liquami ammorbanti (a proposito di ingenuità narrative va osservato che mentre la voce fuori campo ce lo spiega - sempre perchè soli non ci arriviamo - il pittore trova il suo gatto perduto, ovviamente stecchito: in vita mia non avevo mai riso davanti a una scena in cui c'è un animale morto, ma le sfighe di costui si accumulano in modo troppo fantozziano), quando un rumore lo attrae, guidandolo fino al rigagnolo in cui giace la sirena. Ancora bellissima, giustamente nuda (vabbè, è una sirena) e assolutamente bisognosa di cure, l'incantevole abitatrice del ruscello è rimasta nel suo luogo d'origine sfidandone la ripugnante metamorfosi. Dato l'ambiente insalubre ha contratto una malattia deturpante e progressiva, inizialmente localizzata in una piaga cancerosa e purulenta al fianco. Persuaso di poterla salvare con il potere del cicatrene e due confetti di antibiotico, l'eroe porta la misteriosa fanciulla a casa sua, nel più religioso segreto, e comincia a dipingerla ossessivamente, convinto che nel suo ritratto sintetizzerà l'intero Perduto, ciò che non è più.
La sirena posa con piacere, ma imprevedibilmente il cicatrene fallisce, impotente di fronte all'evoluzione del morbo alieno che gradualmente trasforma il più seducente dei mostri mitologici in una carcassa infetta, ricoperta da bubboni viscidi pieni di pus multicolore e vermi lunghissimi (sono davvero enormi: finisci per rimpiangere le larvette di Fulci..). Sic stantibus rebus il ritratto (peraltro eseguito in buona parte con il pus variopinto della moribonda) non potrà imprigionarne l'armoniosa immagine primigenia della Sirena. Sarà costretto a mutare al ritmo della sua decomposizione, adeguandosi al decorso fino a lasciare solo l'effige di una cosa deforme e pustolosa che nemmeno Dorian Gray al culmine della baldoria potrebbe invidiare.
Veramente questa Stronzata Pretestuosa non mi sembra poi così malaccio. Certo, le riflessioni sulla corruttibilità di corpi e sogni, l'indagine accennata sulle dinamiche relazionali nell'ambiguo contesto della cura e dell'accudimento e l'abusata ma sempre efficiente poesia del ritorno sono una cornice piuttosto sfocata per l'esplosione delle buffissime pustole a sorpresa. Il film però ha molte delle piacevolezze proprie dei set claustrofobici e dei caratteri isolati. Non ho nemmeno avuto la sensazione che troppe irritanti pretese filosofiche si addensassero attorno al classico show di viscere, a meno che non si possa tacciare di pretenziosità la mera intenzione di staccarsi dal finto snuff per cedere a qualche perdonabile melensaggine. Onestamente trovo davvero insopportabile Mermaid in a Manhole solo quando segue le figure "comiche" dei due vicini di casa teenager. Chiunque sia lo sceneggiatore l'ironia non è proprio il suo registro e di certe cose bisogna pur farsene una ragione, un giorno o l'altro.
Spoiler:
Se il pittore è semplicemente un pazzo non ha affatto trovato e curato e degnato di una dolce eutanasia a colpi di mannaia una Sirena, ma imprigionato e sezionato la moglie malata di cancro.
/ Spoiler
GORE GORE LINKS
[ Sirena ] : Trailer sul sito della Unearthed Films , e recensione (troppo) positiva sul figosissimo Midnighteye.com .
[ Vampira ] Trailer. Per le recensioni (troppo) positive temo che basti digitare il titolo su google.





























