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SOLCHI DI SANGUE
Qualche girono fa, curiosando tra le mie reliquie, mi sono imbattuto in qualcosa che ha (per me) un inestimabile valore. Un vinile o meglio un LP (come suona bene…elleppì) che ha rappresentato una tappa fondamentale della mia adolescenza e contribuito in maniera consistente alla mia crescita culturale, nonché allietato e musicato i pomeriggi di un Demone sedicenne.
Il disco (di quelli neri con i solchi…e qualche graffio dovuto all’usura, non all’incuria!) in questione è “Reign in blood” degli Slayer.
Acquistato alla sua uscita (moooooltoooo tempo fa) alla (non tanto) modica cifra di diciottomilalire (!!!) in uno di quei negozietti di dischi (spesso dei veri e propri scantinati) specializzati in musica “alternativa” e soprattutto in import. Uno di quei posti che non ci sono più, un piccolo ritrovo, una sorta di club (o meglio di setta), frequentata da abituè. Ci si conosceva tutti, si faceva un salto “tanto per vedere”. Si discuteva delle ultime novità facendo pronostici qualitativi sulle preannunciate uscite di questo o quel gruppo, si ascoltava (solo per il gusto di farlo) musica…e se malauguratamente (per lui) entrava qualcuno (attirato dall’insegna “Musicland”) a chiedere l’ultimo di Madonna…beh lo si prendeva a calci in culo!
Ovviamente “Reign in blood” è stato acquistato a scatola chiusa. Impensabile o quantomeno improbabile (chi è solito scaricare un intero cd prima che sia disponibile per l’acquisto rabbrividirà) poterlo ascoltare in anteprima. Si seguivano l’istinto, il sentito dire e soprattutto i consigli del “pusher” musicale di fiducia.
Apro una parentesi. La difficoltà nel reperire musica di un certo tipo e il doverla acquistare facendo sacrifici, rinunciando ad uscire con gli amici ed andare al cinema per qualche settimana, rendeva quel buffo cerchio nero “unico”. Lo sentivi tuo, ne eri geloso, lo ascoltavi mille volte ed era quasi come avere un orgasmo. Leggevi i testi, scrutavi la copertina nei minimi dettagli, lo pulivi…insomma lo amavi. Adesso l’eccessiva fruibilità (vitale per certi aspetti, deleteria per altri) rende tutto meno poetico. Qualche ora per scaricare discografie complete…e se non ti va, c’è sempre il cestino di windows. Chiusa parentesi.
“Reign in blood” è un album che parla di Nazismo, Satana, morte, sangue e dolore in assoluto uno dei dischi più crudeli e devastanti della storia della musica. Sebbene sugli Slayer sia stato detto di tutto (Nazisti, xenofobi, satanisti, maniaci criminali), il quartetto californiano non è nulla di tutto ciò. Gli Slayer raccontano non indottrinano. Raccontano scorci di morte, dipingono con grossolane pennellate tele monocromatiche rosso sangue, presentandole senza coinvolgimento personale…l’unico momento in cui si nota un trasporto emotivo è nella critica ai dettami (ed all'applicazione di essi) cristiani.
Ma torniamo a noi, mi è sempre piaciuto immaginare che per generare “Reign in blood” sia accaduto questo.
1986, dopo numerose sessioni di prova, il quartetto di Los Angeles è pronto per la registrazione del suo 4° LP (5° considerando il live “live undead”). La porta della sala di L.A. si apre, Tom Araya finisce la sua lattina di birra, ne soffoca l’esistenza stringendola nel pugno della sua mano destra e scaravento al suolo il torturato involucro del liquido piacere, imbraccia il suo basso e si posiziona davanti al microfono. Kerry King carezza la sua inseparabile BC Rich e sistema con cura il bracciale di cuoio (irto di chiodi) che gli copre l’intero avambraccio sinistro, Jeff Hanneman non emette suoni, rimane immobile come ad aspettare qualcosa, solo il lento oscillare della sua chitarra ci avverte che è ancora vivo. Dietro di loro Dave Lombardo frusta l’aria con le sue bacchette in un ritmico e silenzioso assolo. Tom alza il braccio…Dave capisce, uno, due, tre….si parte con Angel of Death.
Suonano senza fermarsi l’intero album, non una pausa, non un incertezza…finiscono i 10 pezzi che compongono “Reign in blood”. Tom alza per la prima volta lo sguardo, fissa il tecnico che governa il mixer. L’uomo dietro il vetro rimane in silenzio, la bocca semiaperta da cui penzola un residuo di sigaretta, guarda il display, si rivolge a Tom (che non ha ancora distolto lo sguardo) ed esclama : “Fuckin’ Hell”…29 minuti!!!
I singoli pezzi suonati in prova avrebbero dovuto dare origine ad un disco di oltre 40 minuti (vero!)…questo è “Reign in blood”!
Il disco segna una svolta nella carriera degli Slayer e nella percezione armonica di un sedicenne. Le melodie che lo compongono sono essenziali, Tom Araya urla la sua rabbia, le chitarre lo scortano in questo delirio, il frenetico ritmo della batteria quasi copre il suono del basso…ciò che alle orecchie di molti potrebbe apparire come del fastidioso rumore è la musica della morte.
I testi delle canzoni (quasi tutti scritti da Hanneman) sono offensivi, crudi, diretti, niente compromessi melodiosi…solo parole, parole vere.
Questo distruttivo LP si chiude con “Raining Blood”...un tuono ed uno scroscio di pioggia annunciano che l’apocalisse è iniziata, le chitarre di King ed Hannemann ce ne danno conferma, la voce di Araya non ci propone vie di scampo.
L’illustrazione di Larry Carrol che troneggia in copertina, descrive in uno stile che ricorda molto Bosch, ogni solco di questo disco in maniera terribilmente evocativa.
Se i Motorhead sono “brutti, sporchi e cattivi”, gli Slayer possono definirsi “orrendi, marci e incazzatissimi”, per rendere meglio l’idea…Kerry King è uno che Dani Filth se lo mangia a colazione titillandosi le gengive con le falangi del poveretto. Sono convinto che se in una notte buia, per i vicoli di un malfamato quartiere di L.A. un ipotetico quartetto composto da Freddy Kruger, Jason Vhoores, Michael Myers, Latherface, vagasse con i più riprovevoli intenti in cerca di vittime sacrificali, intravedendo in lontananza la sagoma di Kerry King…credo che cambierebbero strada borbottando sommessamente: “beh, magari seviziamo e torturiamo il secondo che incontriamo”
Sintetizzando amo gli Slayer fondamentalmente per 3 ragioni:
1) Sono (in pratica) i progenitori del T(h)rash Metal. Il cui ascolto ha provveduto a sedare alcune delle mie malsane pulsioni…nonostante questo genere sia tacciato di istigazione alla violenza.
2) Sono “grezzi” o meglio “zauddi”
3) Sono riusciti nella difficile impresa di mantenere uno “stile” pur adattandolo ai tempi e migliorandosi notevolmente dal punto di vista tecnico. Una coerenza stilistica (apparentemente) in contrasto con “l’accomodamento commerciale” che molte altre formazioni hanno abbracciato.
Chiudo con un gustoso (per chi mi conosce) aneddoto. Per un periodo della mia vita (non molto tempo fa) ero uso, la domenica mattina, appena alzato (non prima delle 11) seguire un rituale: ciondolare zombescamente fino in cucina, preparare la moka e metterla sul fuoco, dirigermi mantenendo l'andatura di prima, verso lo stereo. Afferrare il cd di "reign in blood", darlo in pasto al lettore dopo aver sparato a palla il volume, selezionare la traccia n°2 (piece by piece)...e non appena le chitarre di King ed Hanneman iniziavano a frustare l'aria...saltellare e correre per casa in attesa del borbottio della caffettiera…che puntualmente non percepivo.





























