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mercoledì, 04 novembre 2009

I PICCOLI PIACERI DELLA VITA

Satanasso di un Campbell!
Ammetto a malincuore, di attraversare lo stesso mare melmoso in cui si perdono le tracce di Agony e che, al momento, sono pochi gli attimi di ludico piacere che la vita ci (a me e alla zia Agonia) riserva. Tra questi (per me), uno viene direttamente dal regno unito, sottoforma di quattro pacchettini ben confezionati e che contengono:
- Serum (zombies movie di Reanimator ispirazione)
- Rest Stop: Dead Ahead (horror-thriller di stampo stradale)
- Die Monster Die! (in Italia La Morte dall'occhio Di Cristallo con audio in ita)
ma soprattutto
- The Bruce Campbell Collection: My Name Is Bruce / Bubba Ho-Tep / The Man With The Screaming Brain / Alien Apocalypse (4 Disc)
Il tutto per poco più di 20 euri. Il cofanetto di Bruce è spettacolare, play.com è spettacolare… prezzi bassi (o meglio giusti), niente spese di spedizione ed entro una settimana hai tutto nella buca delle lettere. Ogni qualvolta ho un momento libero, e qualche euro sulla postpay faccio shopping…con infinita soddisfazione. Vivamente consigliato a chi vuole che la vita non sia solo melma maleodorante, ma anche piccole gioie quotidiane….ovviamente se si incarna l’indole della depravazione…e della perversione…altrimenti ci si può accontentare anche di un bel tramonto…de gustibus…

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mercoledì, 23 settembre 2009

BIKINI E MORTI VIVENTI

Qualche anno fa, in Giappone, uscì un gioco per PS di tema zombesco in cui una ragazzina in bikini, boa di struzzo e cappello da cowboy roteava la sua katana con il solo scopo di spezzettare in più parti migliaia di morti viventi. Il gioco ebbe un notevole riscontro, tanto che seguirono numerosi capitoli e ne uscì anche una versione europea. Alcuni videogammari (italiani) incalliti, stimolati dall’odore del sangue (ingrediente che in questo gioco non manca di certo), si procurarono le versioni originale nipponiche per articolare rapidamente i propri polpastrelli su un (ormai) consunto joypad. Tra questi, anch’io ho passato giornate intere con Oneechanbara. I giapponesi ne hanno, da poco, fatto un film (visto!) ed è in programma già un sequel. Tutto questo per dirvi che ho scoperto che ne esiste una versione per Wii (ovviamente non in italiano), che ho provveduto ad acquistare su play.com e che attendo con ansia mi arrivi…l’idea di roteare una katana davanti alla tv per tagliare a fette degli zombi…mi stuzzica (avete presente Tokyo Gore Police?), spero solo di non rimanerne deluso. Per coloro i quali avessere intenzione di saperne di più sul mondo di Oneechanbara un unico avvertimento…sia il gioco che il film, alla lunga tendono a stancare in quanto piuttosto ripetitivi…ma una ragazzina con gli occhi a mandorla seminuda e abbigliata come platinette ubriaca che imbratta lo schermo con secchiate di sangue… la buttiamo via?

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lunedì, 02 febbraio 2009

POTEVA ESSERE UN CULT

Horror Hospital
(di Antony Balch, UK 1973)

Poteva essere un cult, e non intendo un cult per pochi intimi. Nemmeno il Rocky Horror Picture Show, per carità, ma una reputazione almeno pari a quella di Gore Gore Girls sarebbe stata il minimo sindacale per un simile gioiellino schlock.
Invece no, ingiustamente no. Il sublime Horror Hospital non è un cult e i turpi giornalai romani lo lasciano marcire al freddo e al gelo, protetto solo dagli avanzi umidicci di chissà che allegato, perché nessuno è disposto a sborsare tre euro per salvarlo.

Parliamo di un'esilerante parabola antiautoritaria deliberatamente kitsch, girata inaspettatamente bene e impreziosita da qualche commovente momento di sana violenza vintage.
Brevemente, la magnifica trama: in un'isolata clinica della campagna inglese, il perfido dr. Storm pratica orrendi esperimenti sull'annullamento della volontà, lobotomizzando “sudici figli dei fiori”. Riusciranno I nostri eroi (due storditi fricchettoni di nome Jason e July) a lasciare illesi l'ospedale degli orrori?

Dieci motivi per amarlo disperatamente:

1. La scena di apertura ridefinisce una volta per tutte il concetto di fuoriserie
La prima cosa che vediamo è il Villain che condanna a morte due misteriosi fuggitivi dal sedile posteriore della sua Rolls, customizzata con un'infallibile lama da decapitazione. Il principio, per capirci, è lo stesso della biga sleale di Ben-Hur, solo che il bolide di Horror Hospital ha anche un pratico cestino strategicamente assicurato alla carrozzeria onde raccogliere al volo le teste mozzate degli sfortunati pedoni.

2. Grande scena di introduzione dell'eroe
Non pago di un incipit tanto gratificante, il munifico Balch riapre sul primo piano di un tizio in tenuta da drag queen non-morta, che rinuncia quasi subito al suo spleen necrofilo per mettere al tappeto quel bellimbusto del protagonista: conosciamo così Jason, un musicista sregolato in piena crisi creativa.

3. Pubblicità ingannevole
Attratto da un volantino che pubblicizza “vacanze per capelloni” (disintossicatevi con la natura!), Jason approda all'agenzia di viaggi gestita dal tipico sissy malevolo che avrebbe mandato in bestia Vito Russo e che a me ha inizialmente suggerito l'idea di una specie di Renfield in salsa camp. Costui - dopo aver tentato inutilmente di sedurlo - spedisce il capellone alla clinica del Dottor Storm, spacciandogliela per una specie di rehab bucolico.

4. Strategie d'approccio di imprevedibile successo (DON'T TRY THIS AT HOME)
Jason intraprende in treno la sua bislacca versione del viaggio stokeriano verso la roccaforte del Tiranno. Così conosce July: l'unica avvenente fanciulla che, interpellata da uno sconosciuto con l'agghiacciante excusatio non petita “non essere nervosa, non ho la minima intenzione di violentarti”, invece di metter mano allo spray antistupro comincia a civettare e lo rende partecipe dei suoi più intimi segreti familiari. Ah, I favolosi anni settanta!
Comunque, i due scoprono di essere entrambi diretti alla Clinica Storm, lui per beneficiare della piovosa calma della campagna inglese, lei per ricongiungersi a una zia perduta, attuale assistente del primario ed ex tenutaria di un bordello (trascorso professionale che anticipa la natura “immorale” del personaggio e spiega parecchie cose sulle sue scelte di make up).

5. Chips che hanno ceduto al Lato Oscuro della Forza
A guardia della clinica degli orrori c'è la versione hitleriana e darchettona dei benemeriti agenti Baker e Poncharello. Inutile specificare che i nazi-chips hanno il manganello facile e indossano il casco anche se appiedati e con un tetto sulla testa, un po' come i cloni di Jango Fett.
La natura “poliziesca” di questi attendenti  - e più in generale dell'apparato repressivo della clinica Storm - è successivamente confermata dalla presenza, nei più inferi recessi dell'ospedale, di un'autentica cella (“metteteli al fresco!”) con tanto di bocchettoni per il gas.

6. L'ineffabile ingegno dei buoni
Scortati alla clinica dai nazi-chips, i nostri eroi vengono accolti da Aunt Harris (Ellen Pollock). Costei, un po' più matura e un po' più truccata di Baby Jane Hudson, è così contenta di rivedere sua nipote che la spedisce subito in camera con il capellone. I due, lucidissimi, ne approfittano per cominciare a sistemarsi e a mettersi le mani addosso, ignorando/sottovalutando una valanga mai vista di “sottili” segnali inquietanti.
Ora non voglio scendere in dettagli. diciamo solo che questa fase del film mi ha suggerito i primi timidi dubbi su che cosa, precisamente, due soggetti tanto perspicaci dovrebbero temere da una lobotomia.

7. La cena è in tavola, barone Frankenstein!
July e Jason scendono per cena. Il desco, presieduto da Aunt Harris a capotavola, offre più meno lo spettacolo paventato dall'onnivoro medio quando una gang di vegani lo invita a cena: una dozzina di gioviastri catatonici - gli occhi sbarrati, le facce pallide, la vivacità di Darby Jones in I Walked with a Zombie  - fissa il vuoto in silenzio. L' unico cibo disponibile è una specie di purè melmoso e grigiastro. Nei calici ristagna un liquame due toni più scuro del classico verde-lindablair. Scena icastica, tra i più succulenti brandelli del film.

8. Il mad doctor vornoffiano
Questo meraviglioso villain ha le fattezze vittoriane di Michael Gough, mitico caratterista con un secolo di gloria alle spalle, e non ha mai letto il famoso vademecum sulle 100 principali cose da fare quando si diventa un Oscuro Signore del Male
Praticamente parliamo di Alfred Pennyworth cattivo e depravato, in sedia a rotelle, con un casino di cerone, dita guantate e scricchiolanti, orribili segreti e un frustino sempre a portata di mano, nel caso si presentasse l'occasione di tormentare gratuitamente il servitore nano Frederick.

Ex allievo prediletto di Pavlov, trombato dallo stalinismo in favore di altri e ben più giovani scienziati, il Dr. Storm non l'ha presa meglio del dr. Vornoff e come lui s'è dato da fare per mettere a punto una nuova razza di superuomini (non atomici però, che non è più tempo) e produrre memorabili monologhi:

“...Osservi, Jason: questi giovani sono sotto il mio controllo.
Sono come degli automi e sono completamente in mio potere.
Non conoscono il dolore fisico...”


9. Il caratterista sottovalutato
Quello del servitore nano, sulla carta, si direbbe il carattere con meno speranze di emergere dal regime del cliché. Nei fatti è l'unico a superare lo stereotipo.
La cosa si deve sicuramente alle intenzioni della sceneggiatura (dopotutto nessun altro personaggio agisce in modo sensato, e Frederik resta il solo a compiere scelte autenticamente eroiche), ma una buona parte di merito va all'efficace prova di Skip Martin.
Abbastanza noto agli affezionati per le collaborazioni con Francis, Young e soprattutto con Corman, Martin non è mai emerso dalla penombra dei caratteristi horror. La fisicità troppo forte l'ha drasticamente penalizzato nell'espressione di un istinto d'interprete probabilmente tutt'altro che banale, ma alcune scene di Horror Hospital ce ne danno un assaggio.

10. È una roba veramente datata (che però sa il fatto suo)
I temi, il registro e l'estetica di Horror Hospital mostrano una dipendenza totale e particolarmente riconoscibile dal suo contesto culturale. E' una cosa che fa parte del suo charme, ma mi rendo conto che il livello di interesse per l'immaginario da cui il film deriva e su cui il film riflette potrebbe esercitare un'influenza più pesante del solito sulla possibilità che lo spettatore se ne innamori “disperatamente”.
A dispetto degli anni però (e del fatto che li dimostra tutti), Horror Hospital conserva una notevole forza dissacrante, concentrata nell'impronta autoironica della messa in scena: il conflitto fra le nevrosi del reazionario Dr Storm e le inconsistenti fissazioni dei suoi giovani oppositori è salacemente rappresentato come uno scontro tra demenze. Oltre le sconnessioni surreali di una sceneggiatura che a sospendere l'incredulità non ci pensa nemmenno (del resto, perchè dovrebbe?) l'intelligenza appuntita e ghignante di chi l'ha scritta c'è, e si vede ancora benissimo.

Insomma è un filmaccio dai colori suggestivi, autoironico, dissennato e approssimativo, irrimediabilmente datato. Secondo me, magnifico.


GORE GORE LINKS

Cercando informazioni su questa meraviglia mi sono imbattuta nell'ottimo Bmovies.splinder.com.
Alla sua recensione di Horror Hospital devo l'impagabile pettegolezzo su come Alan Watson, autore con Balch della sceneggiatura, abbia soffiato il fidanzato a niente-poco-di-meno-che William Burroughs. Su wikipedia la versione approfondita del gossip e lo sprezzante ritratto che del nostro eroe resta ai posteri (ebbene no, il leggendario guru della beat generation non l'ha presa “con calma, dignità e grazia”).

La clinica Storm su movie-locations.com e la scheda del filmone su britishhorror.co.uk.

Infine, ecco il dolce: questo amoroso tributo degli Stonasaurus che antologizza i migliori momenti del film.


[ AgonyAunt a proposito di gory discount, b come bellissimo ]
[ link ] [ commenti (7) ]
martedì, 30 settembre 2008

PAURA E DELIRIO A PARIGI

SHEITAN (Regia di Kim Chapiron, Francia 2006)

“Chi cazzo è Kim Chapiron?”
Assillato da tale assioma mi sono spinto alla visione di Sheitan. Titolo affascinante, cast pericoloso, regista sconosciuto… nazionalità invitante.
Non nascondo di avere un debole per il cinema prodotto dai cugini d’oltralpe (come etichetterebbe i francesi il più erudito dei telecronisti sportivi) e di fiutare come un famelico segugio le tracce del cinema indipendente inedito nel nostro belpaese. Ma ammetto, senza vergogna, che i miei anticorpi cinefili iniziarono a manifestare la propria intolleranza ergendosi a difesa del mio prezioso tempo ed urlando ai miei centri motori “NON LO FATE!”.
In effetti il rischio “bufala” era del tutto ipotizzabile e sostenuto da un cast che al suo interno annoverava la coppia Cassel/Bellucci.
Ma la curiosità, stavolta, ha vinto sul buonsenso, così mi sono deciso (affascinato dall’inquietante semplicità della locandina) di vederlo.
“Sheitan” è un teen-horror…francese. E questo vuol dire tutto e niente.
Non è affatto facile estrapolare una sinossi da questo film. Diciamo che un gruppo di ragazzi, dopo una notte brava in discoteca si ritrovano a dover fronteggiare la follia di una famiglia, “prigionieri” in una casa sperduta nelle campagne francesi…ma anche questo non vuol dire nulla.
Estremizzando la sintesi, il film di Chapiron rappresenta il contrapporsi di due universi diametralmente opposti ma divisi solo da pochi chilometri d’asfalto.
La periferia francese è luogo di enorme ricchezza espressiva. Gli abitanti delle lande del nord transalpino sono tutti potenziali protagonisti di assurde (e quotidiane) vicende. Vi posso assicurare, essendo stato assiduo frequentatore dei posti, che Joseph (il folle fattore interpretato da Vincent Cassel) se si aggirasse davvero tra i boschi della bretagna  passerebbe del tutto inosservato.
Ma tornando all’oggetto del contendere, è interessante sottolineare come la figura del cattivo di turno non rappresenti il folle omicida che spezzetta, tagliuzza e viviseziona giovani malcapitati (per la gioia dei nostri palati sopraffini) vittima delle proprie turbe psichiche. Jospeh è l’incarnazione del male classico, che lo si voglia chiamare Demone, Lucifero, Satana o (appunto) Sheitan, poco importa. Ciò che conta è come Cassel sia riuscito, in maniera impeccabile, a racchiudere all’interno del suo personaggio follia, sadismo, determinazione, ambiguità ed ironia. Dando vita ad uno dei personaggi cinematografici più inquietanti degli ultimi anni. Finalmente non un cieco disegno malefico, ma un (altrettanto malefico) progetto logico curato nei minimi dettagli. 
Si evita così il rischio di precipitare nella banalità più bieca e di rivedere cose già viste più volte.
In Sheitan si respira il male, lo si vede crescere fino ad esplodere in un finale che racchiude perle di genialità. I momenti di grande interesse sono molteplici, ma su tutti vorrei segnalarvi gli impattanti minuti iniziali ed un’interessante discussione di tema religioso durante la cena di natale, vigilata dallo sguardo satanico (da incorniciare e conservare gelosamente) di Jospeh.
“Sheitan” è custode di verità e ribadisce dei concetti che ogni buon cinefilo si porta dentro: i francesi sanno fare cinema, non hanno paura di osare e riescono a rendere “autoriale” qualunque cosa facciano (bella o brutta che sia); Vincent Cassel è un grandissimo attore e quando si libera dall’ombra di ingombranti produzioni (qui è lui stesso il produttore) la sua recitazione a ruota libera coinvolge lo spettatore fino a stordirlo; il ruolo perfetto per Monica Bellucci è apparire in una sequenza di tre secondi mentre si ciuccia un dito gemendo…
Nei titoli di coda c’è un fotogramma (porno) subliminale, da mettere in pausa e godere per capire meglio lo spirito di questo film. La sorella di Joseph è meravigliosa!
La duplice visione di questo film non è servita però a diradare quel dubbio che ormai  ha assunto i connotati di un’inconfutabile certezza: “Chi cazzo è Kim Chapiron?”


mercoledì, 16 luglio 2008

ERA UNO SPORCO LAVORO, MA QUALCUNO DOVEVA PUR FARLO.

Finalmente ho finito.
Antefatto.
Circa un mese fa, nel buio della mia magione, decisi di allietare le mie ore notturne con la visione di un Fulci d’annata (Quella villa accanto al cimitero). Già con l’acquolina in bocca mi diressi verso la mia personalissima videoteca ed iniziai a scorrere i dorsi dei DVD con l’indice destro puntato a mò di zelante vedetta. Passata in rassegna l’intera collezione e non riuscendo a trovare l’oggetto del desiderio, mi misi di buona lena, con maggiore concentrazione e impegno e rifeci il giro d’ispezione degli scaffali.
Niente.
La mia, già esigua, pazienza cominciò a vacillare e borbottando tra me e me, ma spinto dalla voglia di cinema italico d’altri tempi, diedi il via al terzo, scrupoloso, giro.
Niente.
Dal paradiso arrivarono le prime risposte di alcuni dei santi interpellati dalla mia indispettita persona. Sapevo che da qualche parte quel maledetto DVD doveva pur essere, a meno che un folletto irriverente se ne fosse impossessato.
Ultimo giro.
Il mio indice ormai vibrava alla stregua di una forcella rabdomantica, i miei bulbi oculari scorrevano i titoli dei film ad una distanza inferiore ai 2 cm, iniziai a scandire ad alta voce i titoli. Ma una volta arrivato in fondo, con la speranza che fosse proprio l’ultimo il mio film, mi dovetti arrendere con tremenda collera ed invocando ancora l’intero ordine gerarchico del paradiso.
I quattro giri d’ispezione portarono via circa un’ora del mio prezioso tempo.
Mi innervosii talmente da rinunciare alla visione di qualsiasi altro film: o quello o niente…e così fu.
L’indomani mattina, a mente un po’ più lucida (ma non troppo), ponderai su quanto accaduto e giunsi alla conclusione che fosse arrivato il momento di catalogare i film, in modo che incresciosi episodi, quali quello della notte precedente, non avessero più ad avvenire.

L’operazione è durata circa un mese (ovviamente non di continuo, ma nei ritagli di, poco, tempo).
Per prima cosa ho dato un minimo di logica sequenziale, cercando di raggruppare con criterio i film, dopo sono passato alla numerazione, attaccando sui dorsi delle etichette adesive progressive, in ultimo alla vera e propria catalogazione, creando un file excel con numero, titolo, regista, anno, nazionalità e supporto. L’estenuante processo ha, però, dato i suoi frutti.
Ho quasi 1000 film (al momento 952), dei quali il 90% horror, il restante 10% film che bisogna avere. Ho scoperto di avere qualche doppione (la vecchiaia incombe), film di svariate nazionalità e delle lacune imperdonabili…anche se questo ha una duplice scusante. Negli ultimi due anni mi sono dedicato al cinema indipendente e (o) poco conosciuto e nell’altro mio maniero ho circa 800 VHS (la maggior parte ex-nolo) che integrano i titoli in dvd…comunque credo di sopperire a tali mancanze in tempi brevi.
Sono soddisfatto del lavoro e del risultato, andava fatto.
Dimenticavo, “Quella Villa Accanto al Cimitero” è il numero 202…

[ IlDemone a proposito di gory discount, i film più belli del mondo ]
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giovedì, 18 ottobre 2007

BLOCKBUSTER: QUANDO LA GLOBALIZZAZIONE SERVE...A QUALCOSA

Non amo noleggiare film in genere, per due motivi:
1) Accidia…mi scoccio a riportare i film, mi dimentico…venivo ripetutamente sanzionato.
2) Mi dispiace riportare i film, perchè li colleziono anche quando non sono granchè.

dead heatA volte però i simpaticoni della catena videonoleggio più conosciuta al mondo rinnovano il loro stock mettendo in vendita i film da noleggio a prezzi interessanti.
Mi è capitato così che a Caserta, entrato per caso nel blockbuster locale sono stato attratto da un cartellone che annunciava “ 5 DVD 20euri”.
Mi sono tuffato tra il ricco espositore che raccoglieva i vari titoli e spulciando tra la spazzatura (tanta in verità) ho trovato quanto segue:

- BERSAGLI (1968) di Peter Bogdanovich con Boris Karloff, piccola chicca thriller di ambientazione cinematografica
- DEAD HEAT (1988) di Mark Goldblatt con Treat Williams, Joe Piscopo. Anomalo zombie movie con un gustoso cameo di Vincent Price. Per quanto ne so non disponibile per la vendita.
- L’ULULATO (1981) di Joe Dante. In assoluto uno dei migliori film sui lupi mannari, adoro Joe Dante, versione speciale in doppio dvd con eccezionali contenuti speciali.
- LA MORTE E LA FANCIULLA (1995) di Roman Polanski. Claustrofobia vicenda di amore, sesso e odio.
- SLASH (2001) di Neal Sundstrom. Non so nulla di questo film. Credo sia un teen-slasher-horror-movie…ad altissimo rischio “cagata pazzesca”, preso perché la copertina ricorda molto “Grano rosso sangue”.

Insomma per una spesa di 20 euri (4 euro a dvd) ho preso davvero della buona roba, anche se ho dovuto scremare parecchio.
Vi consiglio di bazzicare (con estrema moderazione) il blockbuster a voi più vicino…una volta ogni tanto vi capiterà di trovare qualcosa di interessante.

[ IlDemone a proposito di gory discount, arte del noleggio ]
[ link ] [ commenti (14) ]
mercoledì, 25 luglio 2007

IN ZOMBIES WE TRUST

Nel mio recente approfondimento della filosofia mortovivente mi sono imbattuto in 3 film che affibbiano ai ritornanti delle connotazioni fisico/estetico/psichico molto diverse tra loro.
La cosa interessante è dovuta dal fatto che sono stati distribuiti tutti nello stesso anno e che il comune filo conduttore è l’umorismo, legato strettamente al territorio d’origine.
Ma ecco le tre schede ( i voti si intendono su scala 10)

Zombi TailandesePellicola: SARS WAR
Data di nascita: 2004
Nazionalità: Tailandia
Causa condizione: Mutazione virus Sars
QI: Medio
Velocità: 7 (rapido e micidiale)
Aggressività: 8
Antropofago: Si
Segni particolari: dentatura da squalo
Clonato da: DEMONI

zombi IrlandesePellicola: DEAD MEAT
Data di nascita: 2004
Nazionalità: Irlanda
Causa condizione: Degenerazione virus mucca pazza
QI: Bassissimo
Velocità: 2 (lento e impacciato)
Aggressività: 6
Antropofago: Si
Clonato da: NIGHT OF THE LIVING DEAD

Zombi StatunitensePellicola: DEAD & BREAKFAST
Data di nascita: 2004
Nazionalità: USA
Causa condizione: Scatola cattura anime di origine Tailandese
QI: Alto
Velocità: 7 (niente da invidiare ai vivi)
Aggressività: 8
Antropofago: No
Clonato da: RETURN OF THE LIVING DEAD

Ho comprato i film su ebay dalla tailandia, originali di buona fattura, con tempi di spedizione ragionevoli (10gg) a prezzi davvero bassi (media di 5 euro comprese spese di spedizione).
Vi consiglio di vederli tracannando birra, sono davvero divertenti.

[ IlDemone a proposito di gory discount, zombie zombie zombie ]
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sabato, 23 giugno 2007

RICCHI PSICOTICI. MODELLE ANNI '80. MEDICI NAZISTI. SESSO. SANGUE. KOJAK.

Faceless aka I Predatori della Notte di Jess Franco (1987)
Con Helmut Berger, Brigitte Lahaie e Telly Savalas



I nostalgici di Kojak, gli innumerevoli ammiratori della mia astrologa nonchè agony aunt preferita e i fan dell'apollineo divo viscontiano dovrebbero adorare questa ennesima e sfortunata incursione del sadiano Jesus Franco in uno dei suoi plot preferiti: lo spietato Mad Doctor che, con l'aiuto di un appropriato servitore minus habens, va in caccia di avvenenti giovinette onde privarle del volto nella speranza di rendere la bellezza perduta alla prossima congiunta sfigurata verso cui nutre un incestuoso affetto.

Un motivo per non vederlo:


1. Lo scienziato è in questo caso un legnoso e stizzito Helmut Berger, ben lontano dalle virtù Dietrich per cui intendo ricordarlo e palesemente assorto in un unico, insopportabile, ruolo: quello della "grande star" poco convinta dal progetto e "abituata a ben altro". Signor Berger, posso affermare con certezza che il suo collega K. Kinsky non abbia interpretato De Sade, Renfield e Jack the Ripper per esclusivo amore dell'Arte. Comunque, pagato per recitare in tali panni, ha avuto il buon gusto di lavorare. Lui.

Sei motivi per vederlo:

1. La semplicistica ma ineccepibilmente ostile percezione dei famigerati anni '80 vuoti e gaudenti.
Berger, stranamente simile a un benvestito pappone tra le pellicce delle sue donne del cuore, fa il chirurgo plastico e rivende eterna giovinezza alle tardone melense. E' un arrogante mercante del superfluo, privo della propensione tirannica e della prometeica competenza del suo antenato '60. Può andar bene come primario svitato, ma sicuramente non è uno Scienziato Pazzo. L'archetipo a lui più prossimo è piuttosto lo Strapagato Visagista delle Dive, perciò quando bisogna smettere di sfilare giarrettiere e degustare champagne per cominciare a trapiantare facce il ricorso a un consulente esterno (a colui che non a caso porta il nome da Mad Doctor) sembra a tutti una scelta di grande buon senso.
La Lahaie è ricca, professionalmente affermata, capace di viziarsi a volontà con le proprie sostanze e tuttavia cleptomane, fatalmente attratta dai feticci del lusso che non manca mai di sottrarre alle frignanti shopholic da lei soppresse.
Superfluo specificare che anche Ingrid, la sorellina sfigurata, si rivela profonda come una pozzanghera. Dopo la perdita della bellezza esteriore si rinchiude semplicemente in una suite a pretendere cadaveri e cambiare négligé per tutto il tempo. Non approfitta della quiete per memorizzare Shakespeare come il gentile Joseph Merrick.

2. Le chiacchiere a tavola fra il medico nazista (giacchè altri non è, come avrai incredibilmente intuito, il consulente esterno di cui sopra) e i perfidi Berger e Lahaie. L'algido Herr Doctor (che altrove vedremo grato e paterno) prima di tutto spettegola un po' su Menegle, quindi dà massima prova di acume rilevando la bizzarria dei francesi, strana gente che inorridisce all'idea della vivisezione in un lager ma si inserisce senza rimorsi nel redditizio traffico d'armi internazionale.
Se non è malevolo eppure a suo modo arguto, non è un vero criminale di guerra nazista: diffidiamo dunque delle imitazioni.

3. Riguardo al sesso Franco, malgrado alcune buone idee, non è per nulla in forma. C'è però un fatto interessante: la triade Berger-Lahaie-Sorella di Berger si direbbe coinvolta in un sereno ménage à trois sino al momento fatale in cui Ingrid resta sfigurata per far da scudo al fratello, bersaglio designato della classica cliente insoddisfatta che invece di andare per vie legali mette mano all'ampollina d'acido. Dopo l'incidente Berger e la Lahaie restano sinceramente affezionati alla martire Ingrid, sono ben lieti di assistere ai convegni fra lei e il laido factotum attraverso il filtro di una telecamera e continuano ad adoperarsi per la sua vita sessuale. Tuttavia non ne fanno più parte fisicamente.
La loro ansia di restituirle la bellezza potrebbe essere stata abbozzata, anche se non sviluppata, da Franco come desiderio di ricostituire il triangolo bello&dannato esploso assieme ai lineamenti di Ingrid, disintegrato dalla perduta uniformità di uno dei membri.

4. Telly Savalas interpreta il padre di una top model rapita dalla premiata ditta Berger & Lahaiee. Il suo personaggio ha - come intuiamo dai discorsi con l'investigatore che ha deciso di strapagare per ritrovare la volubile erede - un passato per nulla tranquillo, e ora che si ritrova al vertice di un impero economico vorrebbe coniugare la prosaica sapienza di mondo dei vecchi tempi con la spregiudicatezza capitalistica di oggi. Stereotipo molto definito, insomma. Eppure, dopo i titoli di coda, si resta con la certezza che costui, qualunque cosa intendesse farne la sceneggiatura, sia semplicemente e inevitabilmente il tenente Kojak.
Chiunque intenda negarlo dovrà prima di tutto spiegarmi quale magnate al mondo ha il tipo di ufficio in cui potrebbe sentirsi a suo agio, chessò, un petulante superiore dell'ispettore Callaghan.

5. Il confronto parodistico fra il commissario francese e l'investigatore privato americano e ogni singola battuta di quest'ultimo, a cominciare dall' ineffabile scambio che cito a memoria:

Kojak (imperativo): Ricorda: qualsiasi cosa per trovare mia figlia. Se occorre non aver paura di sporcarti le mani!
Detective (amaro): Dopo il Vietnam non ho più paura di sporcarmi.

Notevole anche l'intermezzo omofobo con il nostro eroe (Christopher Mitchum, figlio di) che inizia tormentando una pavida checca e finisce per fare a botte con il suo palestrato bodyguard.

6. Il ben noto Gerard Zalcberg che si concede un'innocente pomiciata con la testa scuoiata di un "esperimento fallito" dopo aver pazientemente decollato il cadavere con una motosega.

[le fortunate circostanze dell'acquisto] terribile a dirsi ma non lo ricordo. Mi piace pensare di averlo pagato circa 3 euro, a giudicare dalla commovente pochezza dell'edizione. Non escludo il retro di un'edicola, o un cassone "film che nessuno vorrebbe mai possedere a prezzi strepitosi" in un qualche megastore.

[ AgonyAunt a proposito di gory discount, tortura e disgusto ]
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giovedì, 07 giugno 2007

ANNUNTIO VOBIS GAUDIUM MAGNUM HABEMUS DVD

Carissimi...in due giorni ho reperito la bellezza di 13 dvd, tutti provenienti dall'estero.
Vi faccio un dettaglaito resoconto delle meraviglie di cui sono entrato in possesso per condividere con voi la somma gioia.
Mi sono arrivati FINALMENTE i dvd presi da ebay...dopo 3 mesi il tailandese maledetto ha fatto la spedizione, per cui ho tra le mani:

1)Mucha sangre
2)Sars Wars

Il packaging del secondo è STREPITOSO, entrambi sono in tailandese con sub inglesi, Mucha sangre ha anche l'audio in spagnolo.
entrambi pagati 7euri comprese spase di spedizione.
Avevo chiesto ad un mio amico, che ha passato qualche giorno a Londra di provare a trovarmi due film: Black sheep e freak out.
E' ritornato ieri dicendomi: "Devo darti due notizie, una brutta ed una buona. La brutta è che non ho trovato i film che volevi. La buona è che te ne ho presi 11 di mia iniziativa.

Questa la lista:

1)Silent Night Bloody night (thriller del 74, inedito in italia con John Carradine)
2)Night of the living dead (contiene la versione originale + versione colorata)
due cose rapide su questo film.Sono davvero felice di avere la versione inglese, questo film fu (molto tempo fa) oggetto di una scrupolosa ricerca sui tempi di durata delle varie edizioni tra me e due ottimi interlocutori di forum, tali Tristam e Mallory, che qualcuno ricorderà...
inoltre, anche se in linea di massima non amo i film b/n colorati, questa chicca su NOTLD mi mancava...con questo ne ho 5 versioni diverse.
3)Not of this Earth. Remake del film Cormeriano con Traci Lords protagonista (per intenderci quella di "Holly si fa Hollywood"). Quando ho detto al mio amico che la tipa era una pornostar, rivoleva il dvd indietro.
4)Witchcraft (aka l'italianissimo "la casa 4")
5)Three extreme (non ha bisogno di presentazioni)
6)American Gothic
7)Queen of blood
(altro inediti del 66 con jhon Saxon, Basil Rathbone e Dennis Hopper)
8)House on haunted hill (ossequi a Zio Vincenzo)
9)Carnival of Souls (film culto inedito in italia)
10)FlashEater (zombi movie del 1988 inedito in italia con e di William Hinzman.
11)The ultimate horror quiz. Una chicca, una sorta di trivial in dvd interattivo con domande sul cinema horror.

Considerando che questo mio amico non capisce una mazza di cinema, mi è andata di lusso.
Due cosette sui film inglesi. La media del prezzo d'acquisto di quete meraviglie è di mezzo pound cad...facendo due calcoli meno di un euro a film (siamo degli stronzi!). I film inglesi hanno in copertina l'indicazione del divieto e sul retro una piccola nota riguardo i contenuti. Con sommo piacere quasi tutti i dvd hanno il divieto di 18 anni e sul retro l'indicazione "Contain Strong Bloody Violence".
Davvero Gaudium Magnum...

[ IlDemone a proposito di gory discount ]
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sabato, 02 giugno 2007

DIZIONARIO SNOB DEL CINEMA

Snob 4.0 - L'ultima generazione di secchioni

Orbene. L’altra sera sono passata da Feltrinelli per comprare un libro su Frankenstein (che fanciulla eclettica e dai vari interessi, nevvero?) che ovviamente non ho tempo di leggere e che per giunta ha preso a ispirarmi profondissima antipatia immediatamente dopo il tristo fruscio della carta di credito, un suono che solo io, alcuni cani e Bram Stoker possiamo sentire.
Mentre spulciavo il denutrito reparto cinema in cerca di una lettura agile abbastanza da lasciarsi realisticamente consumare anche nell’allegro interludio di nevrosi e sovraoccupazione in cui boccheggio da un mesetto la mia attenzione è caduta su un libello intitolato “Dizionario Snob del Cinema”. L’ho comprato subito per tre ragioni, la più importante e profonda delle quali è il ritaglio di “Joan Crawford Says” appiccicato sulla copertina. Ho anche inteso verificare la supposizione che potesse trattarsi di un regalo ideale per il turpe figuro qui noto sotto le modeste spoglie del Demone e va ammesso che, guidando verso casa, ho perfino pregustato l’innocente diletto di quattro sane risate alle spalle di chi adora Resnais (si scherza, o colto amico che leggi, sono ragazzate, sai bene che in verità ti trovo simpatico e fisicamente piacente e che non ho un bel nulla contro di te, anzi).
Ebbene questo volumetto (appena un centinaio di minuscole pagine scritte in tono perfido e scherzoso dal signor D. Kamp e dal signor L. Levi) mi ha riservato una strana sorpresa. Enumera infatti con somma sicumera un pacco di cose dilettevoli, il più delle volte per sfotterle in quanto feticci della nuova cinefilia saccente e fuffologa, ormai passata dalla religione dell’intraducibile a quella dell’introvabile, fattasi culto dell’oscuro e sanguinaria setta adoratrice del misconosciuto. Le enumera così, in ordine alfabetico, sparando talora perle di sagacia cazzara che potrebbero qualificarsi come pionieristiche di una nuova frontiera dello snobismo, non fosse per la meglio informata mandria di blog e di e-zines che le ha anticipate di un quinquennio. Resta comunque – per quel che concerne il suo oggetto d’indagine - la roba più snob che abbia mai letto su carta, e un po’ fa ridere, perciò ecco qualche esempio.

L’Impero dei Sensi: ha legittimato una certa voglia di oscenità da parte dello snob, consentendogli di guardarsi apertamente il coito in nome dello “studio del desiderio”.
Divertente, ma quanta malafede, figliuoli: forse che il desiderio non può essere oggetto di studio? O forse che, semplicemente, non si può studiare in allegria?

Brakhage, Stan: …svariando dal dipingere la celluloide fotogramma per fotogramma a riprendere dal vero parti, autopsie e coiti con warholiana impassibilità.
Tipo, sta dicendo che The Act of Seeing with One's Own Eyes è warholiano? Qui invoco la sontuosa zia rRose: che si palesi! Io come è noto di questo signor A. Warhol so solo che si è fatto truccare da zombi da Savini e che ha girato uno spot con Sonny Liston: ci sarà mica altro per cui va famoso?

Campbell, Bruce: gli snob lo apprezzano per le sue partecipazioni a film schlocksplotation passati inosservati come Bubba Ho-Tep.
Proprio inosservatissimo non c’è che dire.

Corman, Roger: erogatore di schlocksplotation posato e signorile.
Qui si restituisce "a Cesare ciò che è di Cesare". Corman è menzionato anche in qualità di importatore di Bergman, autore rigorosamente escluso dal dizionario in quanto roba per borghesucci che posano da cinefili (però ad esempio hanno indicizzato Freaks… valli a capire questi americani)

Decalogo, il : … film ambiziosi all’insopportabile…
Beh, qui come dargli torto? Tuttavia è curioso che abbia incluso Kieslowski. In Italia non va più molto di moda ma è indubbiamente considerato cinema per tutti, forse da loro non è così.

Deren, Maya: i suoi film sembravano strambi a Stan Brakhage.
Non me la sono mai cagata in vita mia, ma mi hanno appena convinta a farlo.

Greenaway, Peter: macabra violenza, pretenziosità oltre ogni limite, inglesi nudi con tanto di chiazze in bella vista.
Personalmente non chiedo di più alla vita. Comunque una scudisciata niente male al mio amato siamese (forza e coraggio, Peter).

Hammer Films: film dell’orrore prodighi di sangue e scollature.
Vedi alla voce Greenaway, Peter.

Jakson, Peter: Il Signore degli Anelli ha eclissato le sue autentiche credenziali snob.
Amen.

Jarman, Derek : i film di Jarman si caratterizzano per gli stupefacenti tableaux vivants, per gli anacronismi sciocchi e deliberati e per una certa mancanza di coesione.
Mi perplime la chiassosa assenza dei termini ‘compiacimento’ ed ‘estetizzante’. Forse qualcosa nella traduzione si è perso… (Peter, che ne dici?)

Lewis, H. Gordon: cineasta dilettantesco che gli Snob acclamano padrino dello splatter.
Anche presso i cultisti di Ishtar ha la sua reputazione.

Milius, Jhon: E agli snob che gliene frega?
Qui non si scappa. Chi indovina senza aver letto il libro è snob.

Raimi, Sam: …non diversamente dall’altro nerd visionario Peter Jakson…
(Buona camicia a tutti)

Russel, Ken: …brutti viaggi lisegerici intrisi di sesso…
Niente paura, o prode cacciatore di frasi fatte, l’aggettivo “camp” ricorre ben due volte.

Siegel, Jhon: acclamato da quanti tra gli snob vogliono posare da duri onde compensare perdurante acne juvenilis e risibile circonferenza penina.
Ripetilo davanti alla mia 44 e assaporerai invidie freudiane, quattrocchi.

Steele, Barbara: ?
L’ho saltata perché non volevo che qualcuno mi parlasse male di lei mentre leggevo al bagno. E’ normale: ci sente vulnerabili in certi frangenti. Comunque è indicizzata.

Suzuki, Seijun: …del tutto interno all’orizzonte d’attesa degli entusiasti del cinema asiatico bramosi di violenza.
Acciocché nessuno resti spiazzato preciso che il trafiletto parla di “serie B” e include l’aggettivo “incomprensibile”.

Ci sono anche L’Atalante, Guy Maddin, Douglas Sirk, Kenneth Anger, David Cronenberg, Flaming Creatures, il neorealismo, i “pidocchietto” (ivi citata Ilsa) e tante altre cose che allo snob 4.0 piace molto deridere.
Si salva (quasi) solo l’Espressionismo Tedesco: “non si tratta di un bluff” garantiscono gli autori al lettore non-snob. A me lo aveva già detto il blogger Seeaweds, che francamente mi ispira più fiducia.
[ AgonyAunt a proposito di gory discount ]
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