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Vi sentite pronti a rinnovare il soggiorno con un gran bel pezzo di arredamento?I più banali di voi faranno certamente un pensierino su qualcosa di classico tipo la Eames Lounge Chair: minimo 4.500 euro di legno, pelle di bove e design memorabile. Sul sito della Vitra ho visto che è perfino concesso l'orribile crimine di prenderla tutta nera.
Chi possiede un minimo di buon gusto invece si orienterà verso le ineffabili creazioni di Scare Factory . Ammetto di non essere riuscita a interpretare in modo univoco la legenda dei prezzi, che sembrano variare in base al periodo d'acquisto, ma in linea di massima pare sia possibile portarsi in salotto la TV Ringu per un prezzo molto più ragionevole di quello della Eames Lounge Chair.
Se poi state pensando a un tocco di colore per la cucina, il Family Pack Frig costa qualcosa di più del classico Anni '50 Smeg, ma insomma... vogliamo mettere lo stile, la sobrietà, l'eleganza, e - soprattutto - il piacere di possedere qualcosa che certamente non verrà mai, giammai, fotografata troppo vicino a Lapo Elkann?
E con ciò dichiaro ufficialmente finiti i tempi in cui bastava un nano di Philippe Starck per sentirsi originali.
A TE LA MALA PASQUA!
Chi di costata ferisce...

un demiurgo manipolatore, ispirato da vegana musa... allettato da pecoreccio ambient cinematografico.
Come tutte le cose che intraprendo, anche questa è rimasta nel polveroso cassetto della memoria per parecchio tempo.
Voleva essere un omaggio a "black sheep" (film che adoro sebbene ne ammetta gli innumerevoli difetti) e nello stesso tempo una sorta di "eat & revenge", con relativa rivalsa ovina sul malefico bipede fagocitante.
Non sono soddisfatto del risultato...ovvio, ma è il mio (piccolo) regalo (in ritardo) di pasqua per la carisssssima zia Agonia e per tutti i (pervertiti) fruitori del blog.
PUTREFAZIONE, GNOCCHE E VEGANI
Sono circa una ventina le buone idee per cui provo una livorosa, torturante e purissima invidia. Quella dei ragazzi che hanno messo su Zombiepinups.com nel lontano 2002 (credo) è una di loro. Anche se non ha mai toccato le vette glam del calendario derivativo segnalato da Seaweeds e Deep qualche mese fa, Zombiepinups resta meritevole di imperituro encomio per aver portato sul web il florido connubio tra la sensualità manierata delle pin up classiche e l'irrazionalità infetta dei morti viventi, fondendo con un certo gusto due icone basilari della cultura pop.
L'idea era quella di rappresentare una versione aggiornata delle polpose modelle di Beauty Parade, Tittler, Wink, Flirt e compagnia bella, con una piccola rivoluzione: laddove l'obiettivo dichiarato da Eyeful era “glorificare la ragazza americana”, Zombie Pin Up si preoccupava di promuovere la putrefazione favolosa e, facendo il verso all'immortale cultone di O'Bannon, prometteva al popolo della rete un seducente tripudio di “Beauty... and Braaaains!”
In verità penso sussista un legame abbastanza ovvio tra le immagini più immediate ed edulcorate del corpo femminile, quelle che lo assumono come territorio di una rappresentazione non necessariamente superficiale ma sicuramente stilizzata del desiderio, e i cadaveri dei morti viventi, simboli altrettanto essenziali di corruzione e disfacimento.
Zombie Strippers! lavora su questa associazione promettendo un gran fracasso ed è un buon prodotto di intrattenimento. C'è Robert Englund, si vede un sacco di sangue, le ragazze decomposte sono veramente decomposte e Jenna Jameson è simpatica – non mi sbilancio a dire che è brava, ma francamente non mi sembra nemmeno che abbia molto da invidiare alla vampira paralizzata dal botox dell'ultimo Underworld.
Nel complesso sono d'accordo con chi ha parlato bene del film, ma un paio di dettagli mi hanno irritata.
Per esempio ho trovato la cornice di satira politica un po' spuria e a tratti mi ha dato l'impressione di essere esibita come fattore nobilitante. Fastidioso, ma ci può stare. Le citazioni colte “nascoste” nei nomi dei personaggi invece mi sono particolarmente rimaste sui maroni, così come i contenuti extra farciti di rassicurazioni plurime sul fatto che Jay Lee conosce benissimo Brecht.
Spiego: la mia idea è che quando ci applica alla confezione di un film fieramente trash, di un omaggio apologetico alla serie Z o comunque di un prodotto che fa della presunta appartenenza all'area del cinema disimpegnato il proprio vessillo pubblicitario, poi si potrebbe anche resistere alla tentazione di raccattare ogni pretesto per chiarire che comunque sottosotto si resta brava gente istruita, consapevole delle potenzialità eversive del genere e ovviamente antirepubblicana almeno quanto George Romero. Insomma, il plot di base è delizioso e il film è carino, ma se se la fosse tirata un po' di meno sarebbe stato più simpatico. Cose che si guardano con indulgenza quando una tizia smembrata si sfila il perizoma impiastrato di orrendi liquami davanti all'inorridito Englund. Taccio delle minacce sessuali al maschiomedio, che quest'anno ho visto più piselli mozzati e fellatio cannibaliche al cinema che signore dalla chioma biondo-menopausa al supermercato.
Su imdb leggo del coinvolgimento di Jay Lee in un'altra allettante avventura a base di morti viventi: il misteriosissimo Attack of the Vegan Zombies!, che almeno per il titolo si candida a ingrassare la collezione di invidie di cui sopra. Per ora, a parte l'homepage più pauperistica della storia del cinema, non ho trovato niente in rete su questa pellicola. Imdb la data al presente anno, ma un Attack of the Vegan Zombies! di Jim Townsend sembrerebbe essere già stato autoprodotto nel 2007, come impresa lampo di una troupe indipendente. In attesa di un po' di voglia di mettermi su google a indagare sul mistero dei non-morti cruelty free, credo che passerò il tempo decomponendo Peter Singer al photoshop e accontentandomi degli zombi mediamente animalisti di Zack Snyder, quelli che mangiavano gli umani ma non i cani.
Mi erano piaciuti gli zombi di Snyder, che al solito è fallimentare nei momenti drammatici/emotivi (vedi la noiosa tragedia dello zombie-parto) e spassosissimo nelle scene di botte (la coinvolgente apertura). Ho letto che entro l'anno prossimo, oltre al travagliato remake di Heavy Metal e a cinque sei filmoni tra cui The Illustrated Man, Sucker Punch e il sequel del mio adorato 300, dovrebbe trovare anche il tempo di scrivere di sangue rappreso per Army of the Dead: una zombata action ambientata a Las Vegas. Eh, beata gioventù.
PERDONACI, ANGELA
Durante l’ultimo quinquennio, io la Zia (quella originale, la Zia della Zia) e il Silenzioso Bastardo ci siamo più volte radunati alla sera, per vincere il tedio invernale a suon di chiacchiere sui massimi sistemi o per inaugurare la stagione dei sandali senza calze con avvincenti simposi al chiaro di luna. Ebbene, per tutto questo tempo un quesito irrisolto ha oscurato le nostre risa e tormentato i nostri intelletti: Perché mai Angela Lansbury non è un’icona weird?
Insomma, cosa ci si aspetta che faccia ancora per diventarlo?
Si è fatta raggirare da Dorian Gray quando era poco più che una bambina. Ha recitato nel peplum ultra kitsch di Cecil B. DeMille. Ha gorgheggiato nel macabro Sweeney Todd a Broadway. Ha sapientemente sferruzzato Cappuccetti Rossi nella favola perv-freudiana di Neil Jordan. Ha creato praticamente dal nulla la ferale e ridanciana Jessica Fletcher.
La nostra sola speranza è che i posteri pongano rimedio agli errori di questa ingrata generazione che stolida senesce, riconsegnando Angela Lansbury al seggio di idolo weird che è suo per diritto.
IL MERCATO DEGLI ADONI
Questo ammirevole manifesto che pare parafrasare Frank N Furter decanta invece le prodigiose virtù del metodo per fabbricarsi un corpo forte, sano e statuario elaborato da Charles Atlas, dal 1922 detentore dell'invidiabile titolo di "World's Most Perfectly Developed Man". Costui, un italiano passato dal nerdismo al body building per rifarsi di un affronto in spiaggia, ha approntato il suo infallibile vademecum atletico ispirandosi ai movimenti dei leoni dello zoo (riesci a immaginare un grande predatore più ruggente e macho del Re della Foresta?) e da brillante predecessore di J.Fonda l’ha distribuito al popolo ottenendo in premio fama e fortuna, nonché un elenco tutt’altro che scarno di allievi di nome (nientemeno che Marciano, a quanto pare). La meravigliosa storia della crisalide nerboruta si può graziosamente apprendere, assieme a una quantità di altri fatti interessanti, dalla sapienza di SandowMuseum.com, incantevole portale che prende nome da un’indiscussa star del settore vissuta nella seconda metà dell’800.
Ho scoperto Sandowmuseum e altri splendidi siti grazie a BigKugles.com e alla sua ricca galleria fotografica di nudi maschili, affiancata da una più succinta collezione di seducenti signore vintage. Sebbene non sia riuscita ad accedere alla sezione esplicita a causa di un link rotto, l’intero sito è chiaramente permeato da un certo tasso di (grazioso, anticato e ben poco “pernicioso”) erotismo, perciò raccomando che i numerosi lettori in fasce di questo blog chiamato Strong Bloody Violence, Language and Some Sexual Content ne prendano visione senza farsi scoprire dai genitori. Si tratta del tipico sito che mi piacerebbe aver inventato, montato, gestito. Al pregio memoriale di ricordare la possibilità di una rappresentazione narrativa e complessa -pur nel seno dello stereotipo- del corpo erotico, associa l’atmosfera di un polveroso e crepuscolare mercato di schiavi. Io ho scelto questo sirenetto querelle quasi per dovere, questo malinconico wrestler russo per innata simpatia (ebbene sì, il discobolo in definiti tessuti umani mi diverte ma non mi appassiona), questo beefcake in posa da regina per l’invidiabile plasticità dell’accavallamento congelato in un hic et nunc che più posticcio non si può, e infine questo allegro e variopinto soggetto per ammortizzare (o aggravare con la rituale excusatio non petita) il vago sospetto di necrofilia connaturato a certe peregrinazioni per santuari di adoni che la ragione induce a figurarsi piuttosto putrefatti o notevolmente - ehrm - imbolsiti in data odierna.
Segnalazioni dei sirenetti favoriti dai gentili visitatori saranno oltremodo gradite. Il lottatore russo però lasciamelo in esclusiva che ci tengo.
GORE GORE NOTES
La mirabolante copertina di Strength & Health 1939 è spoglia dell'arrogante saccheggio appena concluso ai danni di MuscleMemory.com. Sono peraltro in disperata cerca di un font identico – o almeno molto simile - a quello usato per l’impareggiabile interrogativo retorico “do you know sexual anatomy?”. Non sia mai che mi veda costretta a farne da me una copia.
STARLETTISMO MILITANTE
Colei che campeggia sull'ultima copertina di BiteMe Magazine è esattamente il tipo che mi auguro di non veder mai mai mai comparire nei pressi della mia vita coniugale: una sosia di Marilyn Monroe il cui film preferito è La Moglie di Frankenstein. Brrr. Il sito della temibile rovinafamiglie è attualmente in ristrutturazione (la grafica promette bene: sembra una versione meno perita ma in salsa trash dell'intro della Von Teese), ma la si può conoscere sul suo MySpace o su quello di Deadly Cinema, ove si diletta a impersonare l'horror host per cosine tipo Scared to Death (con Bela Lugosi e Angelo Rossitto finalmente insieme). Lei è adorabile, ma i tre sodali (nomi a parte) non sono affatto all'altezza perciò lo show nel suo insieme decisamente non mi piace. Sinceramente, con tutta la buona volontà non credo che potrei tollerarli per più di quattro minuti.
Si liberi di loro, signora Deadly, e il mondo sarà ai suoi piedi.
Lo stesso a quanto pare non sarà per me. A causa delle solite raccomandazioni per i soliti vecchi volti, i soliti sepolcri imbiancati addetti al casting di Profondo Rosso - il Musical, mi hanno infatti scartata sebbene abbia fornito nel corso delle audizioni la migliore interpretazione di I've Written a Letter to Daddy mai resa nei secoli. Che dire? Evidentemente alla corte del Signor Simonetti non c'è spazio per le nuove generazioni, non si fa largo ai giovani governo ladro.
NON SONO FICONI IN TANGA: SONO KALOI KAI AGATHOI, IGNORANTE.
Quel giovine paraculo di Zack Snyder, già noto alle cronache per aver truccato i lenti zombi di Romero acciocché corressero come Forrest Gump, si tiene sul vago. Miller, come all’epoca di Sin City, snocciola non-commenti sensati, pacati, inconsistenti. L’ occidentale.it non ha dubbi (non sono nel suo dna, del resto): Serse è metafora di un occidente contemporaneo, “effeminato” e plutocratico, contrapposto al proprio passato: west ellenico marziale e etico, sobrio (?), incorruttibile sino al martirio. Il film intanto, in barba alle proteste iraniane, piace molto anche dalle parti dell’Unità , e c’è chi approfitta del marasma per concedersi sublimi sfottimenti (non ho mica capito chi l’ha scritto, ma questo articolo su “300 comunistissimo” sfiora il genio in più punti). Quasi tutti comunque sono d’accordo sul fatto che il film sia una roba molto ma molto gay. Anche io, in verità ti dico, se fossi arrivata in sala vergine di ogni commento, polemica, intervista e retroscena, adesso starei qui a scrivere entusiasta di questo favoloso splatterino camp che vede contrapposti all’arma bianca, in una sfarzosa cornice sanguemmerda e photoshop, un manipolo machomostri mitologici (fatate ibridazioni, signora mia, con villose teste da pornoattori ’70 che sorgono impossibili su corpi da cubo) e drag imperiali, fantastiche per dimensioni e di molle sadismo circonfuse. Kuroi da Palestra VS Colosso Dorato, spericolato adoratore di bmezine e delle pinzette per sopracciglia, seducente arruolatore di un Efialte assai Chaney e pacchianissimo gerarca degli ottantotto folli a.C.
A dirla tutta però non avevo nemmeno colto subito questa allure queer della rinomata faccenda delle Termopili. Al primissimo impatto, pervertita com’ero da una visione notturna de Il diavolo veste Prada, fuorviata come mi trovavo da quest’abbondanza di ventri scolpiti e camminate atteggione, avevo piuttosto pensato a uno scontro di passerelle: Spartani dominati da un’estetica vecchio Armani, o Prada che fu (notate i completini della regina Gorgo e poi ditemi se ho torto), contro Persiani vestiti da Cavalli, accessori D&G. Ebbene sì, io in 300 ci vedevo questa rappresentazione di un conflitto fra la moda ’90, minimale, geometrica irreggimentata dal dogma dell’essenzialità, e quella del decennio successivo, sovvertita dall’effervescenza del revival anni 80 e dall’impudica ostentazione del lusso smeraldo. Il tutto però aromatizzato non già dai remoti effluvi del Signore degli Anelli di Jacksoniana fattura, bensì da una folata purissima di Dungeons & Dragons, gioco adorabile e adorabilmente manicheo, almeno nella sua versione EUMATE [1].
Perché questo film è giustappunto un fantasy. Ma un fantasy eretico, intendo, semplice, fisico, modaiolo. Con attori bonissimi.
Poi, è una fascistata? Una stonzatona omofobica? Un taccheggio con la tasca sinistra piena di Jesus Christ Superstar (lo si ammetta, Serse ha un che di Erode) e la destra imbottita dal Gladiatore (campi di grano + rallentatore = romanticismo)? Patinata parabola antimperialista? Patinata probaganda filoimperialista? Non saprei. Del resto, se uno è in grado di fare discorsi così complicati mica va a vedere 300. Almeno se non gli capita come accadde a Mr. Peter Pain, che fu tratto in sala con l’inganno da un’infida siamese di basso livello culturale. Costei rise tutto il tempo, e associò ad ogni singola evoluzione di spada un talento per guerrieri di D&D 3.5.
[1] Ebbene sì, c’è più di un modo di giocare a Dungeons & Dragons. Quello biasimato dai più eruditi e sottili estimatori del popolare gioco di ruolo vede la compagnia di personaggi giocanti comportarsi come in un film con A. Schwarzenegger, ovvero sfruttare un esile canovaccio spacciato per trama dal DM compiacente per misurarsi con una serie di creature indubbiamente cattive e irreversibilmente votate allo sterminio, sbudellarle grazie ad improbabili superpoteri, impossessarsi delle ricchezze da esse custodite e attendere un sequel, la nuova avventura, fissando l’orizzonte in posa plastica. L’acronimo EUMATE descrive appunto questo stile di gioco rambista: Entra (nel dungeon), Uccidi Mostro, Arraffa Tesoro, Esci.
Ingiustamente e crudelmente maltrattato, l'EUMATE trova il suo sommo riscatto e la sua dovuta santificazione nel meraviglioso gioco da tavolo demenziale Munchkin, infinitamente superiore alle geriatriche menate narrative della Wizard of The Coast. Un gioco bellissimo, a cui tutti prima o poi si convertiranno.
TU QUOQUE ROGER
Avevano già l'intervista a Tura Satana e quella a Lemmy, tanto per tacere di Gordon e di Alice Cooper e di Rob Zombie, che sono leggende minori. Oggi hanno parlato pure con Roger Corman.
Magari a te non fa lo stesso effetto, ma la contemplazione di tanti dei miei miti assorti in chiacchiere, così accorpati, banner su banner, in un sitone che - almeno dal punto di vista meramente estetico - potrebbe altrimenti ricordare declinazione riotpunkchic dell'annuario di Non è la Rai, mi fa venire una gran voglia di comprare quelle bruttissime mutande rosa + mediocre vettoriale che vendono.





























