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giovedì, 24 settembre 2009

DEADGIRL

(di Harel e Sarmiento, 2008)

Deadgirl a tratti può probabilmente risultare spiritoso, ma io l'ho visto senza ridere perché ha rievocato un autentico trauma della mia adolescenza: Il Branco di Risi (1994).
Probabilmente a suo tempo ne sono rimasta così profondamente scossa per via dell'età, o perché la sua uscita è stata accompagnata da un episodio particolarmente disgustoso che avevo rimosso prima di ritrovarne tracce in rete. Non l'ho mai rivisto, ma lo ricordo come un film oltremodo brutale, disinteressato alle scene di violenza sessuale e concentrato sulla relazione fra gli stupratori. Anche in quel caso lo stupro era seguito dalla prospettiva di un giovane ignavo, che non si oppone positivamente alla consumazione del crimine ma nemmeno violenta direttamente le vittime. Una delle due ragazze sequestrate, nel corso di un confronto le cui premesse hanno qualche prossimità con il finale di Deadgirl, così lo apostrofa (circa) : “tu mi fai più schifo di loro. Perché loro sono animali, ma tu sei un vigliacco”. A scriverla adesso mi pare una frase scontata, quasi stucchevole, ma allora mi mise addosso una paura dei vigliacchi (di incontrarli, di essere una di loro) che non mi ha più lasciata.
Deadgirl è una versione de Il Branco in salsa adolescenziale, con zombi, da una prospettiva più ambigua.

Trama: Ricky e JT, due adolescenti emarginati, fanno una gita fuori porta per vandalizzare il cadavere di un ospedale abbandonato. Nei sotterranei trovano una zombie. È nuda, è mordace, è incatenata a un lettino. JT decide di farne una schiava sessuale per sé e per gli amici. Ricky si limita a qualche blando tentativo di reazione, senza concludere nulla. Le cose - chi l'avrebbe mai detto? - deragliano verso un tripudio di sangue e merda.

Le palesi connotazioni exploitation del soggetto hanno aiutato il film a farsi notare durante il pellegrinaggio di festival in festival, ma anche a transitare dalle nicchie internettiane di devozione al morboso a uno spazio polemico più vasto. Da una parte lo si accusa (magari senza averlo visto) di trasformare lo stupro in intrattenimento, dall'altra lo si assolve come parabola horror contro la reificazione del femminile. C'è anche chi ne approfitta per discutere di un ipotetico sottofilone zombie-femminsta.
Pubblicità, hype.
Di fatto Deadgirl  non è un film particolarmente “femminista”, ma affronta la questione della costruzione dell'identità maschile correlandola al potere sessuale oppressivo.

I protagonisti rientrano in una rappresentazione dell'adolescenza tutto sommato classica: dispersa nel vuoto valoriale, imprigionata in un tessuto sociale che riduce le relazioni all'esperienza della mortificazione o al vincolo altrettanto umiliante della solidarietà tra losers.
La scuola superiore si conferma come esemplare eccellente di aggregazione ferina e il mondo degli adulti si ritrae in un'assenza debole e colpevole.
Anche le donne in quanto individui tendono alla scomparsa. Ne resta traccia nel corpo della ragazza morta - vuoto per la maggior parte del tempo, a tratti occupato da qualcosa di bestiale e blandamente maligno - e nell'immagine astratta di Joan, ora angelicata come simbolo dell'infanzia perduta, ora riassunta nella spettralità senza storia del sogno erotico. Le donne vive del film sono detestabili perché non è possibile conoscerle. Sorridono con condiscendenza o picchiano duro. Comunque non si concedono, confermando un più vasto senso di inettitudine e sconfitta, vanità o assenza di aspirazioni.
La frase “Questo è il meglio che possiamo avere” ha l'importanza, se non la ricorrenza, del tormentone: in un certo senso è su questa ammissione di inadeguatezza che si fondano la solidarietà tra i giovani stupratori della ragazza morta, i conflitti di appartenenza di Ricky e gli strumenti seduttivi di JT – tipico sfigato senza futuro promosso a tipico villain spaccone dalla pura crudeltà e dalle sue note proprietà corroboranti.

A fronte di una serie di affermazioni sensate ma anche abbastanza generiche sulla violenza misogina (lo stupro di gruppo è una faccenda tra maschi; lo spettacolo dello stupro è uno spettacolo di potere e in quanto tale fabbrica spesso più codardi che vittime) e sulla natura umana (i servi si rifanno tormentando gli schiavi; la sofferenza, lungi dal migliorarci, ci rende rabbiosi e miserabili;) il soggetto di Haaga vince un'intuizione molto penetrante rispetto alle fantasie di reificazione: l'idea, cioè, che il sogno erotico della schiava sessuale completamente inerte, perfettamente manipolabile, non sia privo di contatto con gli impulsi necrofili. Un cadavere in un certo senso è puro corpo, l'oggetto ideale per l'esercizio di un potere arbitrario, non negoziabile, senza responsabilità.
Haaga deve essere partito da qui, per raccogliere il resto da una tradizione relativamente recente del cinema di zombi: quella che si concentra sugli ultimi minuti del suo seminale capostipite, raccontando di Morti Viventi asserviti, sfruttati o tormentati dai Vivi.
Il risultato è la Ragazza Morta: un mostro esteticamente potente e molto misterioso, che alterna una spaventosa incoscienza voodoo ai raptus famelici della sportiva variante O'Bannon.

Poi: nessuno si accorge che questo e quella sono scomparsi? e che fine fanno i corpi delle vittime? Come funziona esattamente la faccenda della zombificazione? Perché Scully non si incarica immantinente di procedere alla scrupolosa autopsia di quel palestrato figliuolo che ha espulso le sue proprie budella nella toilette della scuola? Non lo so perché, ma ammetto che non me ne importa molto.
Qualche settimana fa si è parlato parecchio di un simpatico studio che ipotizzava l'invasione zombi, indicando nella sconfitta della razza umana il suo esito più plausibile. Prima o poi dovrò dargli una letta, perché uno scenario alla Fido (2006), a occhio e croce, mi sembra parecchio più verosimile.
Cioè: a fare presa sul mio immaginario di spettatore-medio, attualmente, è l'idea che la civiltà sia incapace di cadere nel panico di fronte alla resurrezione dei morti. L'industria lo sa, e sforna favolacce tetre la cui morale suona più o meno così: in un corpo che torna a camminare senza l'anima noi non vedremmo un perturbante riflesso dei nostri istinti e costumi, ma tutte le opportunità connesse all'ingresso sulla piazza di una nuova specie senza diritti.
Insomma, siamo al massimo della misantropia. O almeno a un secondo livello di disillusione rispetto alle parabole catastrofiche delle vecchie glorie horror.

PS: Non riesco più a usare i commenti, pare. Grazie Splinder!

Commenti
#1    25 Settembre 2009 - 02:27
 
Due cose veloci veloci, anche perché il film non l'ho visto e posso commentare fino a un certo punto:

- effettivamente il discorso sugli zombi come corpi da sfruttare è abbastanza mainstream ultimamente, me ne sono accorta anch'io che non vado specificamente in cerca del genere; per la serie "maschi adolescenti che danno il peggio di sè ai danni dei morti viventi" mi è venuto in mente I love Sarah Jane;

- ma la deadgirl è contagiosa o no? Il morso infetto mi sembra tutto sommato un elemento quasi obbligatorio nei film di zombi e affini, sarebbe interessante se questa caratteristica venisse messa da parte proprio quando lo zombi si fa oggetto sessuale.

Ci dormirò sopra.
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#2    25 Settembre 2009 - 09:15
 
In effetti lo sfruttamento ad uso ludico degli zombi c'è sempre stato...fin dall'inizio (vedi il tiro al bersaglio dei bifolchi nel primo film di Romero). Il cancellare (esorcizzare) l'aspetto drammatico e pericoloso della situazione in modo da poter dare libero sfogo alle proprie (represse) attitudini bestiali, è proprio del genere umano. Un pò quello che succede in guerra. Quando l'istituzione vacilla ed in ballo c'è la mera sopravvivenza...tutto appare lecito, anche la più vigliacca delle azioni. Non ho visto Deadgirl, ma ne posso intuire il senso.
E' anche vero che ultimamente si tende sempre più ad umanizzare i morti viventi e dunque a sottolineare ancor di più l'aspetto bestiale dell'uomo...la cosa non mi sorprende.
Un ultima cosa su quello studio (inglese, mi pare) su una ipotetica invasione di zombies. Sono d'accordo con Agony, probabilmente più che uno scenario alla "Day of the dead" avremo tutti in casa uno zombi che ci porta un drink o gioca alla Play station con i nostri bambini...però...noi italiani siamo messi male, anzi malissimo. Se gli americani si barricano in un centro commerciale, al suo interno trovano un'armeria fornita anche di bazooka...se lo facciamo noi con cosa ci difendiamo? Telefonini, scatolette e qualche vestito? Non si trova neanche uno straccio di motosega, quasu quasi domani me ne compro una e la tenso sotto al letto...non si sa mai.
PS I love sarah jane a me è piaciuto parecchio...ne ho scritto anche una rece sul sito.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente IlDemone

#3    25 Settembre 2009 - 23:30
 
C'entra solo per gli zombi, ma di Worst Case Scenario si sa nulla?
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente dicoio

#4    26 Settembre 2009 - 15:00
 
I Love Sarah Jane e Deadgirl

I love sarah jane è bello. Mi ha impressionata enormemente. Ha un che di Signore delle Mosche che apprezzo sempre. Dimostra anche che si può essere poetici e un po' pessimisti senza fare prediche e senza mirare a scrivere la parabola filosofica del secolo, quindi è buono. (Deadgirl per esempio difetta un po' su questo fronte: è molto sicuro di sè, niente di grave ma puzza di "film molto compiaciuto di essere exploitation intelligente").
Ho visto altre cose della stessa casa, e anche questo è molto carino.

La Deadgirl è infetta e contagiosa, ma la cosa non produce un'invasione zombi. Quella dimensione della zombità, con le masse e l'anarchia e il resto, non è presente se non come minaccia più presente allo spettatore che ai protagonisti.
Manca ugualmente lo scenario del collasso. Cioè, c'è un collasso ovviamente, ma è un collasso morale, già avvenuto nel silenzio. Più che il clima da atrocità di guerra si respirano le analogie con i baby stupri di gruppo che hanno registrato un piccolo boom mediatico più o meno quando per caso sono riuscita a dare un'occhiata a questo film, che meriterebbe una seconda visione (e che l'avrebbe, se non mi avessero bloccato l'account su play.com. Mo' li dovrei chiamare per spiegargli con l'inglese da sordi che no, non intendevo solarli, mi sono solo sbagliata ad aggiornare i dati della carta). Solare in inglese sarà to sole?

Confermo e sottoscrivo i timori di Demon rispetto ai problemi di rifornimento in caso di invasione zombi. E' per questo che ci tengo così tanto ad avere una motosega in macchina. Il problema è che è oggettvamente un'arma pesante e poco maneggevole, poi si inceppa sempre e va a finire che la ragazza con i jean attillati riesce a scappare per il rotto della cuffia. Fortunatamente quasi tutti gli zombi sono più lenti delle ragazze con i jeans attillati... bisogna sperare che ci tocchi il modello poco dinamico.

Worst case scenario

Guarda, è un bel pezzo che non ne sento parlare... Su Dreadcentral ho trovato adesso questa piccola cronistoria molto triste della lunga avventura di Worst Case Scenario, che prometteva benissimo a livello estitico.
La storia però si ferma ad aprile.
Riassumo: Richard Raaphorst ha mollato l'osso, dopo essersi sbattuto in lungo e in largo per trovare fondi. Il mercato zombi era saturo e i distributori non volevano più morti viventi, specialmente nazisti, anche perchè nel frattempo erano zompati fuori "altri due nazi-zombie flicks" (uno immagino sia il demenziale e derivativo Dead Snow, che fa veramente rimpiangere le rose steampunk che non cogliemmo, l'altro boh).
A questo punto i nostri eroi ridimensionano il progetto e cominciano a cercare monete per un prequel low budget intitolato Army of Frankenstein, che avrebbe dovuto servirsi dello stesso (fighissimo) stile visivo di WCS. Esce fuori un po' di artwork di preparazione e poi basta. Da qui le tracce di Worst Case Scenario e Army of Drakness si perdono nel web.
Pare tutto, ma magari cercando meglio....

Comunque

Annuncio che mi sono messa a scrivere una storia di zombi senza il messaggio. C'è il dettaglio che non so scrivere le cose di narrativa, ma ho tanta buona volontà, sono moderatamente carina e, se interrogata, dico "postmoderno" spesso. Se avessi anche sedici anni anni tutto ciò basterebbe a trovare un editore, ma mi sa che più avanti occorre il talento. Però scrivere i pezzi splatter è uno spasso anche da vecchi.
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#5    28 Settembre 2009 - 16:38
 
Grazie per le informazioni su WCS, un vero peccato che abbia fatto sta fine, i trailer promettevano un gran bene.

Aspetto ansioso di leggere la storia di zombi senza messaggio!
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#6    28 Settembre 2009 - 20:25
 
editore...mmm...ci penso su...
e se ne facessimo un corto? Ne dobbiamo fare uno da quando eravamo giovani...
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#7    29 Settembre 2009 - 03:57
 
Alla fine mi sono incuriosita e ho scaricato Deadgirl: ora non resta se vedere se cederò alla tentazione di guardare prima quello o la miniserie della BBC sulle scorribande dei preraffaelliti (eh, ognuno ha le sue perversioni). Poi vi dirò! Ma anche no, ho finito la mia scorta di commenti intelligenti nel 1998.

Comunque qui c'è anche il mio voto pro-storia di zombi senza messaggio, e aggiungiamoci virtualmente anche quello di mio fratello, che so approverebbe in quanto vero zombista della famiglia.
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#8    29 Settembre 2009 - 13:49
 
miniserie BBC sulle scorribande dei preraffaelliti

La voglio anche io!
Mi prenoto la puntata sulla Elizabeth Siddal: un adorabile esempio di come vanno le cose quando c'è di mezzo la potente meraviglia del romanticismo, nevvero. Ah, l'amour! Gli accordi prematrimoniali, le malattie veneree, le riesumazioni delle modelle iconiche...

Per gli Zombi senza messaggio
grazie dell'appoggio caVissimi!

Demon, non si può fare un corto, c'è una trama incasinata che coinvolge effetti speciali, culturisti e vecchietti. Se non temi il costume si può fare un corto sulla Siddal che torna a trovare Rossetti dopo l'esumazione. :P
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#9    29 Settembre 2009 - 14:50
 
perfetto, se non si può fare un corto... facciamone un film allora
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#10    30 Settembre 2009 - 02:07
 
La serie si chiama "Desperate Romantics": è leggerina e ha l'onestà di mettere le mani avanti con un disclaimer che dice, in soldoni, di aver romanzato un bel po' le cose, ma è fatta bene e si lascia guardare. Finora ne ho viste quattro puntate su sei: se non fanno le corse secondo me si concluderà con la morte di Elizabeth (l'attrice è *identica* al quadro di Ofelia), e si riservano la fase emo di Rossetti per la seconda stagione; per ora lui si limita a trombare come un riccio e a perculare i suoi amici non appena se ne presenta l'occasione.

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#11    01 Ottobre 2009 - 12:13
 
@Demon
:) la fa semplice, lei...

@Poggy
Insomma, è un po' guilty pleasure ma merita, giusto?
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#12    05 Ottobre 2009 - 17:28
 
Ecco, guilty pleasure probabilmente è il termine giusto XD anche se lo metterei comunque un gradino sopra The Tudors, per dire (non che io disdegni nemmeno The Tudors, ma ci siamo capiti), proprio perché gioca a carte scoperte sul non voler essere una cosa seria. Anche se prende effttivamente una svolta più drammatica nell'ultima puntata. Una cosa che ho notato, comunque, è che alla fine i meno delineati sono i protagonisti Millais, Rossetti e Hunt; mentre i personaggi di supporto come Ruskin (qui sgradevolissimo, ma anche molto interessante) o le rispettive mogli, fidanzate e muse hanno una personalità più definita. E soprattutto c'è il tema ricorrente della donna/musa che in realtà è più avanti - emotivamente ed intellettualmente - dell'uomo/pigmalione, e si trova regolarmente con le ali tarpate. Il che mi porta a bomba a Deadgirl, che finalmente ho visto ieri: ho trovato interessante che, per una volta, lo schema narrativo del ragazzo sfigato che adora da lontano la Ragazza Più Bella della Scuola, sia stato portato alle estreme conseguenze fino a sovvertirlo. Se anche alla fine il protagonista non usasse la "sua" Deadgirl per stuprarla... la sostanza non cambia. E' sempre stata resa inerte abbastanza da potervi proiettare una fantasia senza che lei possa opporre resistenza. E' questa la cosa che ho trovato più disturbante, il fatto che i rapporti (tra i sessi, ma anche no) alla fine si risolvano in un desiderio di sopraffazione totale.

comunque questo film va ad aggiungersi alla pila di motivazioni (costituite da altri film, telefilm, reality di Mtv, eccetera) che mi fanno dire: CHE CULO che non ho fatto il liceo in America XD Okay, ci sono esagerazioni, stereotipi narrativi e via dicendo, però tutta quella peer pressure mi mette angoscia solo a vederla. Argh!
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente poggy

#13    25 Ottobre 2009 - 21:13
 
Ho appena finito di vederlo. Se non mi avesse messo addosso una tristezza immonda, credo che farei la ola. Davvero un gran bel film.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Deeproad

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