losteyeways in IL RITORNO DEL FANTA...
AgonyAunt in SAN VALENTINO DI SAN...
losteyeways in SAN VALENTINO DI SAN...
utente anonimo in MARTYRS di Pascal La...
kleinkief in MARTYRS di Pascal La...
Deeproad in MARTYRS di Pascal La...
AgonyAunt in MARTYRS di Pascal La...
AgonyAunt in SONDAGGIO : SE CAMBI...
AgonyAunt in MARTYRS di Pascal La...
anti eroi e altri eroiarte del noleggio
arte dello zapping
b come bellissimo
bare vergini e dentacci
botte da orbi
cazzata pazzesca
cult del futuro
fondazione henenlotter
glamorama
gory discount
gory indie
gory music
hasta la frusta
i film più belli del mondo
il film più brutto del mondo
japputrefazione
leggende
lon chaney
maledetti francesi
maschioni
mostre
mostri classici
mostri grossi
nerdate
post che si autodistruggeranno
richard benson
sanguemmerda
satanasso
save the vamp
scar wars
secoli bui
surf bloggers must die
tod browning
tortura e disgusto
un visitor al giorno
voglio sposare klaus kinsky
we accept you one of us
zombie zombie zombie
oggigiugno 2009
maggio 2009
aprile 2009
marzo 2009
febbraio 2009
gennaio 2009
--- 2008 ---
--- 2007 ---
--- 2006 ---
Guest Stars
Adam West
Andreas Schnaas
ArakiNobuyoshi.com
Beware the Beast
BigKugles.com
BiteMe Magazine
Bloody Disgusting
BMezine
Bob Flanagan
Brightlightsfilm.com
Britishhorrorfilms.co.uk
Bruce Campbell
Bubba Ho-Tep!
Cannibal! The Musical
Carnivàle
Charles Atlas.com
Classic Polish Film Posters
Culturisti Vintage
Danny Trejo - Champion
Danny Trejo - Myspace
De Profundis
Dead Creatures
Demoni e Dei
Devoured by Demons
Elvira - Mistress of the Dark
Europa Film Treasures
Exxagon.it
George "The Animal" Steele
George Foreman
Gli Addams
Grazie di tutto Russ Meyer
Guida on line a K. Kinski
Guinea Pig
Hershell G. Lewis
Hostel Game
Hulk Hogan
I fratelli Bunker
I Munsters
Ich brauche Liebe
Il cilicio!
Jami Deadly
Joe D'Amato Horror Festival
Joseph Merrick Tribute Website
Kinski's final interview
Koroshiya 1
L'oroscopo di Brigitte Lahaie
Le sculture di T. S. Kuebler
Leatherface
Lo Schermo Velato
Lon Chaney Puppet
Marebito
Masters of Horror
Mermaid in a Manhole
Midnight Eye
Muhammad Ali
Off Screen
Polish Posters Shop
Richard Benson
Richard Militia
Robert Englund
Sanguinarius.org
Slayer
Splatter Container
Takena Nagao
The Day After
The Monster Show
The Unknown
The Unknown - video
Tom Savini
Troma
Trubeverage.com
Tura Satana
Un Brutto Quarto d'Horror
Unearthed Films
Untrated - cinema of the eXtreme
Vamp
Vampira - The Movie
Vampira's Attic
VHEMT
Waters
Wes Craven
White Zombie
Zombie Farm
Zombie Pinups
Satan's Sadists
bologosfera degenere...
Antropophagus
Blog - il fluido che uccide
B Movies
Caina
Captain Strange Vault
Fascination Cinema
La Tavia Tovarich
Sborror
Teatro dei Vampiri
Odorama
Orlok cafe'
Peeping Tom
Tre Rose
...anche con i sottotitoli!
Blonde Zombies
Erotrash
Frankensteinia
Gay of the Dead
Mandra
Hammer and Beyond
I'm in a Jess Franco State of Mind
The Groovy Age of Horror
The Kinski Files
The League of Tana Tea Drinkers
Zines
Zombie-A-GoGo
Peeping Tommies
blog che il cinema
Cineblabbers Connection
F 4 Fake
Friday Prejudice
Non si sevizia un Caligari
Sarah the hutt
Seaweeds
Stilgar
Surf Bloggers Must Die!
psicotici, complici, favoreggiatori
Agony Column
Amneria
Antares 666
Di cronache e libero pensiero
KiLL dEEP
Mr. Peter Pain
Pervertigo
Richard Blog - Il Simposio del Metallo
Rosa Sadico
Rosa Sadico vol.II
Rosso Cupo
Stracult
Tabbo
Venere in Forse
"meno di zombi"
animalismo/antispecismo
Anti-Vegetarian Society of Meat Eaters
Chiudere Morini
Equivita
HLS
Lasciala a Leatherface
Meet your Meat
No Vivisezione
Oltre la specie
Vegan Blog - ricette veg
Veganzetta
Vivere Vegan
NON ERA UNA SOLA ALLA HOSTEL (Questo qui è violento sul serio)
(Di Xavier Gens, Francia 2007)
Il suo tema centrale è la schizofrenia e la memoria."
Jean Baptiste Thoret
Chi ha esperienza di migrazioni impiegatizie e radio accese nel traffico avrà sicuramente subito nelle ultime due settimane l'ossessiva invadenza del roco e serioso audiotrailer di Frontiers (Gli unici tagli di questo film sono quelli che sanguinano!), preclaro esempio della serie "grandi momenti di copywriting sborone".
Non ho ancora capito se i creativi che preparano queste campagne giocate sul promesso tripudio di ultraviolenza ci sono o ci fanno, perciò non so mai se impacchettargli una copia di August Underground's Mordum (così si fanno almeno un'idea approssimativa della roba che va in giro in home video) o spedirgli direttamente una traccia mp3 registrata dopo due pacchetti di Camel con falsetto rantolante e su sottofondo ambient di Burzum: "A Tony Brando, ma che me voi sola' proprio a me?"
Per chi ha visto parecchio grand guignol, Frontiers non ha veramente nulla di particolarmente "insostenibile", ma bisogna riconoscere che non è nemmeno una fregatura gonfiata dalla pubblicità ingannevole come Hostel. A differenza del film di Eli Roth questo è violento davvero, lo è per un lungo tratto della narrazione e può anche vantare una scena dei tendini nettamente più bruta e spassosa.
E' un film truculento e godibile, insomma, che colpisce per la mancanza di originalità - assoluta e con ogni probabilità totalmente consapevole - quanto per l'ottima confezione.
Più vicino per estetica ai predecessori americani che alle recenti e comunque fortemente derivative produzioni connazionali tipo Sheitan (che molto è piaciuto al buon Demon), Frontiers dichiara Un tranquillo week-end di paura come modello ufficiale. Oggettivamente però ne ricalca solo una fetta, quella che discute l'antetisi tra realtà urbana e incubo rurale, ridimensionando peraltro la contrapposizione nel momento stesso in cui la trasferisce dal piano della sostanza socioculturale a quello del livello di evidenza: ai cannibali neonazisti delle isolate campagne di frontiera corrisponde senza radicali soluzioni di continuità la morsa dell’autoritarismo fascistoide sulla metropoli delle scene d'apertura, quelle che chiariscono la cornice distopica della storia ammiccando alla cronaca recente delle periferie parigine. I giovani animali da macello conservano una posizione antagonistica rispetto a entrambe le declinazioni di fascismo e non cercano confronti rambisti con gli spazi naturali ostili.
Ben più sensibile e massiccia è dunque l'eredità di Non aprite quella porta, recuperato attraverso il filtro di Rob Zombie, e di Le colline hanno gli occhi, storico filmone con cane eroe recentemente rivisitato dal sanguinario parigino A. Aja.
Entrambi i film sono esplicitamente omaggiati dalla clonazione più o meno pedissequa di un paio di personaggi: la Baby Firefly della divina Shery Moon Zombie e la materna traditrice Ruby della storia di Wes Craven. Il primo archetipo muliebre, Baby (qui Gilberte), è quello più significativo rispetto all'aggiornamento del modello hooperiano di famiglia degenere, che inizialmente - qualunque cosa ne sia stato nei sequel apocrifi - si caratterizzava per una composizione esclusivamente maschile e che oggigiorno offre ospitalità al popolare mito erotico delle girls with guns.
Seppure non particolarmente sessista, la famiglia cannibale di Frontiers è comunque molto più tradizionale di quella di Cpt. Spaulding e subisce il severo patriarcato di un vecchio nazista costretto a scendere a patti con l'incubo del meticciato. Per lui notiamo una blanda aura da Dr. Satan (suggerita dallo sguardo della camera sui vecchi strumenti medici, inquadrati giusto alla vigilia della sua presentazione), un registro caricaturale su cui si concentra tutta la (scarsissima) ironia del film e la parlata teutonica da J. Ratzinger.
Pure c'è da segnalare la mancanza di coesione affettiva e sincera alleanza nel nucleo deviante: del resto parliamo di una stirpe di villain, non di antieroi. Se gli psicopatici e irriducibili Firefly accoglievano, amavano e proteggevano il loro Abele deforme - quello che infatti si immola prodemente, dopo aver messo a segno un colpaccio da deus ex machina, nel secondo capitolo della saga di Rob Zombie - questi Caini intossicati dalle menate eugenitiche seppelliscono i propri pargoli freak nelle budella ctonie di una miniera (fattaccio che fa pensare a una versione rurale dei nevrotici coniugi capitalisti de La Casa Nera).
La progenie del macellaio ciccione, per la verità, è esiliata dal cortile domestico come dalla scena: resta l'unica immagine disturbante sottratta al gergo pornografico dello splatter, ora sommariamente intercettata dall'occhio disturbato della camera digitale ora intrappolata in quella specie di inserti pseudo-subliminali con cui W.Friedkin rivelava/occultava il faccione pittato di Pazuzu. Qualcuno più spericolato di me potrebbe comunque aver voglia di indagare eventuali reminescenze del raffinatissimo e vetusto Spider Baby in questi giovani e affamati necrofagi, ma in generale i modelli di Xavier Gens non sembrano arretrare oltre gli anni settanta.
Molto - e molto giustamente - s'è discusso sul peso di questi modelli, sul ricorso all'autoreferenzialità e al citazionismo che, sempre oltremodo familiare ai contenuti e ai linguaggi dell'horror, ha conosciuto con il cinema degli anni novanta un sorprendente e spericolato incremento.
Almeno per quanto riguarda questo film, che potrei definire un remake non remake, vorrei osservare che alla dichiarata sovrabbondanza dei tributi non corrisponde sempre quella riproposizione erudita e puntuale, adorante ed entusiastica, che è propria del puro citazionismo. Il massiccio legame con le fonti di Frontiers è esplicitato dal collage delle ossessioni e soprattutto dalla disciplinata coerenza delle atmosfere. In generale la nozione di manierismo - rigorosamente spogliata di ogni sufficienza moralistica - mi sembra perciò molto più adatta a descrivere e contestualizzare questo film piacevole e onesto, formalmente amabile e schiettamente cruento anche se non abbastanza disturbante per i miei gusti.
Non ho aperto il post con quella citazione per cercare il sostegno di un'auctoritas alla proposta appena illustrata (del resto non funzionerebbe), ma per suggerire una riflessione sul tipo di meccanismo contro cui andiamo accanendoci (o che richiamo di coinvolgere col nostro accanirci) nel momento in cui smerdiamo un certo tipo di prodotto parlando di citazionismi, clonazioni e pleonasmi.
Nel corso dell'intervista, resa a Parigi nel 2000 e poi confluita nell'agile raccolta "Il Cinema Horror in Italia" di Lucantonio, Thoret disquisisce in effetti del cinema di genere italiano degli anni settanta, che solo a fatica potrebbe raffrontarsi all'esperienza post tarantiniana delle case a sinistra dell'ultimo decennio. Nelle pagine che seguono, il critico francese riflette sul legame tra manierismo e b-movie, predicando la natura intrinsecamente schizofrenica di un film che - già nel seno di un apparato profondamente tradizionalista, quello del genere - si accinge a replicare una scena già girata, "già esistente" altrove, concentrandosi su una forma che, ricostituita come contenuto originale dal processo stesso del plagio, può a sua volta evolversi in modello e venire ad accogliere un successivo strato di emulazione.
Fondamentalmente, penso che sia un punto di vista interessante e che si possa tenerlo presente quando si intenda riconsiderare la relazione tra manierismo, tendenza compulsiva al remake e citazionismo esplicito: tre connotati fortemente caratterizzanti dell'horror contemporaneo.
GORE GORE NOTES
Il post è chiaramente dedicato all'ottimo Deeproad, che spero mi perdonerà l'ingenerosa considerazione di Roth e il lieve ritardo di pubblicazione dovuto all’intempestivo decesso di Fastweb, che molto s’è fatta pregare prima della resurrezione (come bokor sono una segaccia).
E' anche il mio post di esordio su Cineblabbers Connection, che linko da qui in attesa degli aggiornamenti da compiere non appena riesco a scovare un po' di pace e di senno. Ci sono molte putride novità da aggiungere alla lista, ma c'è anche qualche disertore da espellere: la ferale notizia è che il blog su Richard Benson sembra aver chiuso. Ovviamente ho accolto la notizia con calma, dignità e classe.
[ link ] [ commenti (30) ]





























