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RICCHI PSICOTICI. MODELLE ANNI '80. MEDICI NAZISTI. SESSO. SANGUE. KOJAK.
Con Helmut Berger, Brigitte Lahaie e Telly Savalas

I nostalgici di Kojak, gli innumerevoli ammiratori della mia astrologa nonchè agony aunt preferita e i fan dell'apollineo divo viscontiano dovrebbero adorare questa ennesima e sfortunata incursione del sadiano Jesus Franco in uno dei suoi plot preferiti: lo spietato Mad Doctor che, con l'aiuto di un appropriato servitore minus habens, va in caccia di avvenenti giovinette onde privarle del volto nella speranza di rendere la bellezza perduta alla prossima congiunta sfigurata verso cui nutre un incestuoso affetto.
Un motivo per non vederlo:
1. Lo scienziato è in questo caso un legnoso e stizzito Helmut Berger, ben lontano dalle virtù Dietrich per cui intendo ricordarlo e palesemente assorto in un unico, insopportabile, ruolo: quello della "grande star" poco convinta dal progetto e "abituata a ben altro". Signor Berger, posso affermare con certezza che il suo collega K. Kinsky non abbia interpretato De Sade, Renfield e Jack the Ripper per esclusivo amore dell'Arte. Comunque, pagato per recitare in tali panni, ha avuto il buon gusto di lavorare. Lui.
Sei motivi per vederlo:
1. La semplicistica ma ineccepibilmente ostile percezione dei famigerati anni '80 vuoti e gaudenti.
Berger, stranamente simile a un benvestito pappone tra le pellicce delle sue donne del cuore, fa il chirurgo plastico e rivende eterna giovinezza alle tardone melense. E' un arrogante mercante del superfluo, privo della propensione tirannica e della prometeica competenza del suo antenato '60. Può andar bene come primario svitato, ma sicuramente non è uno Scienziato Pazzo. L'archetipo a lui più prossimo è piuttosto lo Strapagato Visagista delle Dive, perciò quando bisogna smettere di sfilare giarrettiere e degustare champagne per cominciare a trapiantare facce il ricorso a un consulente esterno (a colui che non a caso porta il nome da Mad Doctor) sembra a tutti una scelta di grande buon senso.
La Lahaie è ricca, professionalmente affermata, capace di viziarsi a volontà con le proprie sostanze e tuttavia cleptomane, fatalmente attratta dai feticci del lusso che non manca mai di sottrarre alle frignanti shopholic da lei soppresse.
Superfluo specificare che anche Ingrid, la sorellina sfigurata, si rivela profonda come una pozzanghera. Dopo la perdita della bellezza esteriore si rinchiude semplicemente in una suite a pretendere cadaveri e cambiare négligé per tutto il tempo. Non approfitta della quiete per memorizzare Shakespeare come il gentile Joseph Merrick.
2. Le chiacchiere a tavola fra il medico nazista (giacchè altri non è, come avrai incredibilmente intuito, il consulente esterno di cui sopra) e i perfidi Berger e Lahaie. L'algido Herr Doctor (che altrove vedremo grato e paterno) prima di tutto spettegola un po' su Menegle, quindi dà massima prova di acume rilevando la bizzarria dei francesi, strana gente che inorridisce all'idea della vivisezione in un lager ma si inserisce senza rimorsi nel redditizio traffico d'armi internazionale.
Se non è malevolo eppure a suo modo arguto, non è un vero criminale di guerra nazista: diffidiamo dunque delle imitazioni.
3. Riguardo al sesso Franco, malgrado alcune buone idee, non è per nulla in forma. C'è però un fatto interessante: la triade Berger-Lahaie-Sorella di Berger si direbbe coinvolta in un sereno ménage à trois sino al momento fatale in cui Ingrid resta sfigurata per far da scudo al fratello, bersaglio designato della classica cliente insoddisfatta che invece di andare per vie legali mette mano all'ampollina d'acido. Dopo l'incidente Berger e la Lahaie restano sinceramente affezionati alla martire Ingrid, sono ben lieti di assistere ai convegni fra lei e il laido factotum attraverso il filtro di una telecamera e continuano ad adoperarsi per la sua vita sessuale. Tuttavia non ne fanno più parte fisicamente.
La loro ansia di restituirle la bellezza potrebbe essere stata abbozzata, anche se non sviluppata, da Franco come desiderio di ricostituire il triangolo bello&dannato esploso assieme ai lineamenti di Ingrid, disintegrato dalla perduta uniformità di uno dei membri.
4. Telly Savalas interpreta il padre di una top model rapita dalla premiata ditta Berger & Lahaiee. Il suo personaggio ha - come intuiamo dai discorsi con l'investigatore che ha deciso di strapagare per ritrovare la volubile erede - un passato per nulla tranquillo, e ora che si ritrova al vertice di un impero economico vorrebbe coniugare la prosaica sapienza di mondo dei vecchi tempi con la spregiudicatezza capitalistica di oggi. Stereotipo molto definito, insomma. Eppure, dopo i titoli di coda, si resta con la certezza che costui, qualunque cosa intendesse farne la sceneggiatura, sia semplicemente e inevitabilmente il tenente Kojak. Chiunque intenda negarlo dovrà prima di tutto spiegarmi quale magnate al mondo ha il tipo di ufficio in cui potrebbe sentirsi a suo agio, chessò, un petulante superiore dell'ispettore Callaghan.
5. Il confronto parodistico fra il commissario francese e l'investigatore privato americano e ogni singola battuta di quest'ultimo, a cominciare dall' ineffabile scambio che cito a memoria:
Kojak (imperativo): Ricorda: qualsiasi cosa per trovare mia figlia. Se occorre non aver paura di sporcarti le mani!
Detective (amaro): Dopo il Vietnam non ho più paura di sporcarmi.
Notevole anche l'intermezzo omofobo con il nostro eroe (Christopher Mitchum, figlio di) che inizia tormentando una pavida checca e finisce per fare a botte con il suo palestrato bodyguard.
6. Il ben noto Gerard Zalcberg che si concede un'innocente pomiciata con la testa scuoiata di un "esperimento fallito" dopo aver pazientemente decollato il cadavere con una motosega.
[le fortunate circostanze dell'acquisto] terribile a dirsi ma non lo ricordo. Mi piace pensare di averlo pagato circa 3 euro, a giudicare dalla commovente pochezza dell'edizione. Non escludo il retro di un'edicola, o un cassone "film che nessuno vorrebbe mai possedere a prezzi strepitosi" in un qualche megastore.
SAMPIETRINI NEMICI DELLE PIU' NOBILI TRADIZIONI
Dicono che sono un'ignava, una ragazza poco impegnata.Sarà anche vero, ma di fatto quando mi assumo responsabilità da adulta invece di giocare a Dungeons & Dragons o ridoppiare l'Armata delle Tenebre con più parolacce o stare con Peter Pain a discutere per questioni di straziante attualità, tipo chi è più figo fra il Mostro della Laguna Nera e la Mummia, e vado, ad esempio, al Pride succedono le Tragedie. Ad esempio non ho credito e non posso cercare gli amici dispersi. Ad esempio mi si incastra un tacco nei sampietrini e mi si spezza di netto non appena mi dibatto per non essere travolta dalle retrovie No Vat (si spezza a me, rialzata di 5 centimetri 5, mica alle 2000 signore su 15 metri di stiletti affilati come le armi di Kakihara che mi superano serafiche al piccolo trotto). Ad esempio devo zoppicare un'ora sperando che sul percorso della parata ci sia un negozio di scarpe. Ad esempio lo trovo solo alla fine ovviamente è privo di scarpe che voglio veramente. Ad esempio devo comprarne comunque un paio quasi a caso perchè la camminata Aigor non mi ha mai donato.
Che Dio maledica i sampietrini. Essi minacciano la nostra società, il futuro delle nostre giovani madri lacrimarum, tenebrarum, etc. Guerra aperta e tolleranza zero contro l'iniqua perversione dei sampietrini.
Comunque c'era davvero tanta gente stavolta. Io mi sentivo un po' Big Daddy (anche l'andatura, nevvero, era quella). Mi domandavo, arrancando, se non sarebbe bellino organizzare veramente un gruppetto romeriano per l'anno prossimo, anche se non ho idea di quanto la metafora risulterebbe leggibile. Ci penserò, ma ora bando alle ciance: torno fra una settimanella. Attendimi con trepidazione e godi frattanto della sublime documentazione fotografica dell'evento.
INDOVINA CHI VIENE A CENA

Speriamo che tornino: il mio mito george foreman, werner herzog sadico, fotografia pornografica in epoca vittoriana, vecchio cowboy, castello karnstein, wasp snob, la sadica perfetta.
Li voglio conoscere meglio: elvira mistress of the dark nuda, trame snuff, trailers la governante del piacere, anaconda strangola, bruce patterson bodybuilding, vampira maila nurmi.
Mi fanno paura: agonyaunt, testo scritto del cartone animato biancaneve e i sette nani, latherface cronaca nera, video ginecologici.
Gli blocco l'IP: mistress sadiche, myspace pseudosuicidio, splinder foto arte donne, i culi piu' belli del mondo.
ADOTTA UNO STUNTMAN MIKE!
K.Russel ha incarnato per bene quel prototipo di macho d'azione che trova la sua incommensurabile vetta nel parodistico Ash dell'Armata delle Tenebre e che al contrario del supereroe tradizionale, noto giustappunto per la propria immunità a qualunque danno, si ammacca. Prendi Jena/Snake Plissken, per esempio: è mascellone ma menomato, è laconico ma quando vuole sibilare una battuta non manca di certa demenziale efficacia, è anarchico e individualista ma ha senso pratico, è muscolare e forzuto ma non invulnerabile.
Diversamente da Chuck Norris e dai tipi integerrimi in calzamaglia, questo genere di eroe può essere sconfitto in una scazzottata se il senso della misura lo esige. Il suo corpo viene spettacolarizzato anche in quanto vulnerabile (e infatti lo vediamo puntualmente vulnerato), non è quello di un ercole illeso. Il tizio di cui parlo - indipendentemente dalle mirabolanti potenzialità offensive di cui farà certamente mostra - è un incassatore, più stupefacente per come subisce che per come aggredisce. Alla fine del film è coperto di sangue, tossisce, zoppica ed è zozzo: pensarlo in odorama fa venire i brividi.
Nel 90% delle mie nerdissime partite di D&D (che nostalgia) ho invariabilmente interpretato personaggi modellati su questo prototipo. Lo adoro. In Death Proof lo si ritrova applicato a un villain (il che già mi piace), corredato di feticismi ballardiani per impatti e lamiere in versione trash (ne sono contenta) nonchè provvisto della puntualità ammirevole dei serial killer calcolatori, della loro notoria dimestichezza con i meccanismi processuali e con la psicoanalisi de noantri (e qui avrei proprio preso una cotta, ma tali virtù vanno perdute chissà come nel secondo tempo).
La cosa migliore fra le migliori però è che Stuntman Mike è il grande freddo del suddetto archetipo. E' il futuro dell'antieroe che dopo averne date e prese un sacco in centoventi lunghissime puntate si risveglia avviluppato in una mezza età strana e coriacea per cui nessuno sembra aver previsto un ruolo, e che infatti nei sequel 5 e 6 della serie è di solito ignorata come le scoregge in ascensore: con imbarazzo e a dispetto dell’ovvietà.
Il giubbotto da unico fan di se stesso di Stuntman Mike, l'immutato 'costume' da duro di quando aveva trent'anni, è una malinconica reliquia al pari della sua superata inclinazione raminga e lui lo indossa sempre. E’ il suo vestito. La pelle spessa e rugosa (cfr. il collo di Gunny) è l'avanzo sensibile di un'irriducibilità obsoleta, triste come il Giustiziere della Notte a fine carriera. Perfino la sua cicatrice, così chiara e belligerante, non basta più a spaventare nemmeno una scream queen. Stuntman Mike è anacronistico e ormai privo di attrattive, un oggetto di curiosità solitario, strambo e patetico. Un pittoresco relitto.
Ti ho commosso con queste mie parole? E se non ti ho commosso con queste mie parole, perchè cazzo non ti compri un cuore invece di star qui a disturbare nel mio blog? Redimiti e adotta uno Stuntman Mike! Adotta un duro anni ottanta di cui nessuno si ricorda più, meno che mai le sgambettanti pulzelle dei suoi desideri! Se non lo adotti la strada lo ucciderà, perchè la sua invisibilità è raddoppiata dall'appartenenza ambigua che gli fa da tallone di achille. Così stanno le cose: per un verso SM fa indubbiamente parte del mondo immaginario, posticcio e iperbolico della fiction d'azione, per l'altro appartiene all'unica fetta di durezza reale e segreta che si muove oltre le sue quinte. Non è un ex-antisupereroe-dei-film nel senso in cui potrebbe esserlo Kurt Russel, lui è una controfigura: quello che li prende sul serio, i rischi e i colpi di frusta, per decenni e decenni. Il corpo spericolato e martoriato dell'antisupereroe è in effetti il suo, eppure la memoria di lui, mai personaggio, si prosciuga con quella delle serie in cui ha ripetutamente scommesso le ossa. Serie che queste signorine con i pantaloni corti (e la pancetta, come le figone dei grindhouse veri) non possono conoscere, dannate lolite non-nerd e non-cinefile e perciò meritevoli di morte e smembramento.
Stuntman Mike finisce il primo tempo come in un thriller repubblicano finirebbe il preambolo di apertura: nell'impunità astuta del cattivo che manipola il sistema, nel trionfo del freak malevolo che strumentalizza e fotte (pur ammaccandosi) chi lo sottovaluta. Se però ha giustamente frullato le bellocce insipienti, non può battersi con altrettanta disinvoltura contro creature derivate dall'evoluzione della sua stessa specie.
Sogni erotici cinefili e cinefile loro per prime, amanti della roba che piace di più al regista, le eroine del secondo tempo non trovano nulla di invisibile in Stuntman Mike. Sicuramente si ricordano le misconosciute puntate in cui lui furoreggiava, riconoscono le sue manovre al volante e coltivano la stessa ossessione per i motori d'annata, la stessa pazza avidità di emozioni da grindhouse e trivia per divoratori di vhs. Non solo sono stuntgirls, ma maneggiano con erudizione il mondo cinematografico da cui Mike è emerso e per questo sono in possesso delle armi per affrontarlo. Da Dracula in avanti a mettere al tappeto il Mostro è un erudito cultore dell'esoterica e vituperata fetta di sapere che si è occupata di codificarne i costumi. Sostanzialmente è questa sapienza che permette al secondo gruppo di cattive ragazze, dinamico terzetto con tanto di promettente neofita che non ha ancora visto Dirty Mary Crazy Larry, di misurarsi ad armi pari con il villain.
In quanto versione 2.0 del proprio datato antagonista queste fulgide signore sono più mimetiche, meno vulnerabili e umane. Più supereroistiche insomma, tanto da recuperare l’invulnerabilità pura e gommosa che il classico cinema d’azione aveva opportunamente sottratto ai suoi prodi 1.0. Il loro costume da b-movie wild wheels & wild women non lo vestono di default: devono indossarlo - esattamente come superman che si trasforma nella cabina del telefono - prima di darsi alle B-pratiche che le separano dalle ninfette di cui s'è sinora fatto sacrosanto scempio. Reperito il giusto ferro vecchio bianco (vs quello nero di Stuntman Mike) e calzati i guantini corti da pussigatte selvagge le tre vendicatrici sono prontissime a resistere con indomito altletismo e invulnerabilità fumettistica, a braccare il vecchio duro nella miglior tradizione rape & revenge, a sparargli addosso e a smontarlo a mani nude in un finale che mi ha fatto ridere lì per lì e che poi mi ha avvelenato la notte con incubi fatalisti e premonizioni melanconiche. Perché è un po' come se gli ultimi fotogrammi di questa metà di Grindhouse immortalassero i giovani supereroi del cinema per citazionisti e maniaci del B movie d'azione da drive-in nell’atto di sopprimere con un gran brutto colpo di tallone il vecchio antieroe del B movie d'azione da drive in.
Curiosamente, il ruolo di Stuntman Mike doveva originariamente andare a Mickey Rourke.
Dico “curiosamente” perché considero M. Rourke l’attore simbolo del cinema moderno compiaciuto e nasty e sfrenato e citazionista, sempre lieto di riesumare facce cult riconfigurate dal tempo maligno, dalla vita spericolata o dai Mad Doctor del lifting per affidare loro un cameo. La funzione di tale cameo è chiaramente quella comunicare al pubblico che qui si ha a che fare con un’opera irriverente, cinefila, offissima e allegramente referenziale il cui regista è certamente un enfant terrible. Quando chiacchiero con Peter Pain di notte e voglio descrivere un film come collocabile nel suddetto filone, per farla breve dico semplicemente: “gli manca solo il cameo di Mickey Rourke”. Sempre che il famoso cameo di M. Rourke non ci sia sul serio, ovviamente.
Il banner umanitario che illustra il mio nobile post è una minima revisione al photoshop dell’immagine che ho creato sul sito ufficiale del film, con un giochino flash per fare locandine grindhouse a misura di desktop.
[ link ] [ commenti (11) ]
ANNUNTIO VOBIS GAUDIUM MAGNUM HABEMUS DVD
Carissimi...in due giorni ho reperito la bellezza di 13 dvd, tutti provenienti dall'estero.
Vi faccio un dettaglaito resoconto delle meraviglie di cui sono entrato in possesso per condividere con voi la somma gioia.
Mi sono arrivati FINALMENTE i dvd presi da ebay...dopo 3 mesi il tailandese maledetto ha fatto la spedizione, per cui ho tra le mani:
1)Mucha sangre
2)Sars Wars
Il packaging del secondo è STREPITOSO, entrambi sono in tailandese con sub inglesi, Mucha sangre ha anche l'audio in spagnolo.
entrambi pagati 7euri comprese spase di spedizione.
Avevo chiesto ad un mio amico, che ha passato qualche giorno a Londra di provare a trovarmi due film: Black sheep e freak out.
E' ritornato ieri dicendomi: "Devo darti due notizie, una brutta ed una buona. La brutta è che non ho trovato i film che volevi. La buona è che te ne ho presi 11 di mia iniziativa.
Questa la lista:
1)Silent Night Bloody night (thriller del 74, inedito in italia con John Carradine)
2)Night of the living dead (contiene la versione originale + versione colorata)
due cose rapide su questo film.Sono davvero felice di avere la versione inglese, questo film fu (molto tempo fa) oggetto di una scrupolosa ricerca sui tempi di durata delle varie edizioni tra me e due ottimi interlocutori di forum, tali Tristam e Mallory, che qualcuno ricorderà...
inoltre, anche se in linea di massima non amo i film b/n colorati, questa chicca su NOTLD mi mancava...con questo ne ho 5 versioni diverse.
3)Not of this Earth. Remake del film Cormeriano con Traci Lords protagonista (per intenderci quella di "Holly si fa Hollywood"). Quando ho detto al mio amico che la tipa era una pornostar, rivoleva il dvd indietro.
4)Witchcraft (aka l'italianissimo "la casa 4")
5)Three extreme (non ha bisogno di presentazioni)
6)American Gothic
7)Queen of blood (altro inediti del 66 con jhon Saxon, Basil Rathbone e Dennis Hopper)
8)House on haunted hill (ossequi a Zio Vincenzo)
9)Carnival of Souls (film culto inedito in italia)
10)FlashEater (zombi movie del 1988 inedito in italia con e di William Hinzman.
11)The ultimate horror quiz. Una chicca, una sorta di trivial in dvd interattivo con domande sul cinema horror.
Considerando che questo mio amico non capisce una mazza di cinema, mi è andata di lusso.
Due cosette sui film inglesi. La media del prezzo d'acquisto di quete meraviglie è di mezzo pound cad...facendo due calcoli meno di un euro a film (siamo degli stronzi!). I film inglesi hanno in copertina l'indicazione del divieto e sul retro una piccola nota riguardo i contenuti. Con sommo piacere quasi tutti i dvd hanno il divieto di 18 anni e sul retro l'indicazione "Contain Strong Bloody Violence".
Davvero Gaudium Magnum...
DIZIONARIO SNOB DEL CINEMA
Orbene. L’altra sera sono passata da Feltrinelli per comprare un libro su Frankenstein (che fanciulla eclettica e dai vari interessi, nevvero?) che ovviamente non ho tempo di leggere e che per giunta ha preso a ispirarmi profondissima antipatia immediatamente dopo il tristo fruscio della carta di credito, un suono che solo io, alcuni cani e Bram Stoker possiamo sentire. Mentre spulciavo il denutrito reparto cinema in cerca di una lettura agile abbastanza da lasciarsi realisticamente consumare anche nell’allegro interludio di nevrosi e sovraoccupazione in cui boccheggio da un mesetto la mia attenzione è caduta su un libello intitolato “Dizionario Snob del Cinema”. L’ho comprato subito per tre ragioni, la più importante e profonda delle quali è il ritaglio di “Joan Crawford Says” appiccicato sulla copertina. Ho anche inteso verificare la supposizione che potesse trattarsi di un regalo ideale per il turpe figuro qui noto sotto le modeste spoglie del Demone e va ammesso che, guidando verso casa, ho perfino pregustato l’innocente diletto di quattro sane risate alle spalle di chi adora Resnais (si scherza, o colto amico che leggi, sono ragazzate, sai bene che in verità ti trovo simpatico e fisicamente piacente e che non ho un bel nulla contro di te, anzi).
Ebbene questo volumetto (appena un centinaio di minuscole pagine scritte in tono perfido e scherzoso dal signor D. Kamp e dal signor L. Levi) mi ha riservato una strana sorpresa. Enumera infatti con somma sicumera un pacco di cose dilettevoli, il più delle volte per sfotterle in quanto feticci della nuova cinefilia saccente e fuffologa, ormai passata dalla religione dell’intraducibile a quella dell’introvabile, fattasi culto dell’oscuro e sanguinaria setta adoratrice del misconosciuto. Le enumera così, in ordine alfabetico, sparando talora perle di sagacia cazzara che potrebbero qualificarsi come pionieristiche di una nuova frontiera dello snobismo, non fosse per la meglio informata mandria di blog e di e-zines che le ha anticipate di un quinquennio. Resta comunque – per quel che concerne il suo oggetto d’indagine - la roba più snob che abbia mai letto su carta, e un po’ fa ridere, perciò ecco qualche esempio.
L’Impero dei Sensi: ha legittimato una certa voglia di oscenità da parte dello snob, consentendogli di guardarsi apertamente il coito in nome dello “studio del desiderio”.
Divertente, ma quanta malafede, figliuoli: forse che il desiderio non può essere oggetto di studio? O forse che, semplicemente, non si può studiare in allegria?
Brakhage, Stan: …svariando dal dipingere la celluloide fotogramma per fotogramma a riprendere dal vero parti, autopsie e coiti con warholiana impassibilità.
Tipo, sta dicendo che The Act of Seeing with One's Own Eyes è warholiano? Qui invoco la sontuosa zia rRose: che si palesi! Io come è noto di questo signor A. Warhol so solo che si è fatto truccare da zombi da Savini e che ha girato uno spot con Sonny Liston: ci sarà mica altro per cui va famoso?
Campbell, Bruce: gli snob lo apprezzano per le sue partecipazioni a film schlocksplotation passati inosservati come Bubba Ho-Tep.
Proprio inosservatissimo non c’è che dire.
Corman, Roger: erogatore di schlocksplotation posato e signorile.
Qui si restituisce "a Cesare ciò che è di Cesare". Corman è menzionato anche in qualità di importatore di Bergman, autore rigorosamente escluso dal dizionario in quanto roba per borghesucci che posano da cinefili (però ad esempio hanno indicizzato Freaks… valli a capire questi americani)
Decalogo, il : … film ambiziosi all’insopportabile…
Beh, qui come dargli torto? Tuttavia è curioso che abbia incluso Kieslowski. In Italia non va più molto di moda ma è indubbiamente considerato cinema per tutti, forse da loro non è così.
Deren, Maya: i suoi film sembravano strambi a Stan Brakhage.
Non me la sono mai cagata in vita mia, ma mi hanno appena convinta a farlo.
Greenaway, Peter: macabra violenza, pretenziosità oltre ogni limite, inglesi nudi con tanto di chiazze in bella vista.
Personalmente non chiedo di più alla vita. Comunque una scudisciata niente male al mio amato siamese (forza e coraggio, Peter).
Hammer Films: film dell’orrore prodighi di sangue e scollature.
Vedi alla voce Greenaway, Peter.
Jakson, Peter: Il Signore degli Anelli ha eclissato le sue autentiche credenziali snob.
Amen.
Jarman, Derek : i film di Jarman si caratterizzano per gli stupefacenti tableaux vivants, per gli anacronismi sciocchi e deliberati e per una certa mancanza di coesione.
Mi perplime la chiassosa assenza dei termini ‘compiacimento’ ed ‘estetizzante’. Forse qualcosa nella traduzione si è perso… (Peter, che ne dici?)
Lewis, H. Gordon: cineasta dilettantesco che gli Snob acclamano padrino dello splatter.
Anche presso i cultisti di Ishtar ha la sua reputazione.
Milius, Jhon: E agli snob che gliene frega?
Qui non si scappa. Chi indovina senza aver letto il libro è snob.
Raimi, Sam: …non diversamente dall’altro nerd visionario Peter Jakson…
(Buona camicia a tutti)
Russel, Ken: …brutti viaggi lisegerici intrisi di sesso…
Niente paura, o prode cacciatore di frasi fatte, l’aggettivo “camp” ricorre ben due volte.
Siegel, Jhon: acclamato da quanti tra gli snob vogliono posare da duri onde compensare perdurante acne juvenilis e risibile circonferenza penina.
Ripetilo davanti alla mia 44 e assaporerai invidie freudiane, quattrocchi.
Steele, Barbara: ?
L’ho saltata perché non volevo che qualcuno mi parlasse male di lei mentre leggevo al bagno. E’ normale: ci sente vulnerabili in certi frangenti. Comunque è indicizzata.
Suzuki, Seijun: …del tutto interno all’orizzonte d’attesa degli entusiasti del cinema asiatico bramosi di violenza.
Acciocché nessuno resti spiazzato preciso che il trafiletto parla di “serie B” e include l’aggettivo “incomprensibile”.
Ci sono anche L’Atalante, Guy Maddin, Douglas Sirk, Kenneth Anger, David Cronenberg, Flaming Creatures, il neorealismo, i “pidocchietto” (ivi citata Ilsa) e tante altre cose che allo snob 4.0 piace molto deridere.
Si salva (quasi) solo l’Espressionismo Tedesco: “non si tratta di un bluff” garantiscono gli autori al lettore non-snob. A me lo aveva già detto il blogger Seeaweds, che francamente mi ispira più fiducia.





























