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mercoledì, 18 ottobre 2006

IL SANTO: UN UOMO DA AMARE

Ho iniziato a collezionare cinema, quando reperire film in videocassetta era un’ardua impresa, quando il solo pensiero di poter catturare e conservare delle immagini trasmesse in tv era considerata l’innovazione del secolo. In quel periodo possedere un film ed avere la possibilità di vederlo tutte le volte che se ne aveva voglia, costituiva una vera e propria conquista di libertà.
In questo scenario futuristico, apparve un uomo… o meglio l’immagine di esso: Enrico Ghezzi.
Nonostante la maggior parte dei fruitori del servizio pubblico ne dica peste e corna (incomprensibile, presuntuoso, spacciatore di false verità o più semplicemente “cazzone”), io amo Grezzi per una serie infinita di motivi.

Amo Enrico Ghezzi  principalmente per aver reso disponibile a (quasi) tutti una porzione di cinema cha altrimenti sarebbe rimasta per sempre (in Italia) nel limbo del misconosciuto.
Fuori Orario detiene il primato di aver trasmesso “la Casa” di Raimi nella versione non censurata TV, i film di Ozu, di Tsukamoto, di Russ Meyer, di John Waters, di Jose Mojica Marins, molti film francesi di registi sconosciuti dalle nostre parti (Zonca, Dumont, Lifshitz, Doillon, Pradal), film russi, iraniani, tailandesi, indiani. Penso ad un bellissimo film egiziano dal titolo “La mummia” sull’interpretazione del mito visto dalla parte dei diretti interessati, film senza mostri, bende e ammennicoli vari o a quel capolavoro che è “Spider Baby”.
Insomma non sto a fare l’elenco di non so quanti anni di programmazione, ma ringrazio immensamente il “buon” Enrico per aver(mi) dato la possibilità di “vedere” determinate cose. 
Amo Enrico Ghezzi per essersi “inventato” l’espediente del “fuorisincrono”. Ciò che a molti può apparire come una stronzata, racchiude un forte senso critico ed una spiccata vena ironica: l’immagine priva di un adeguato supporto culturale (sotto qualunque forma esso venga espresso) è solo un’immagine.
Amo Enrico Ghezzi perché scrive esattamente come parla, leggere un suo libro equivale ad ascoltare un’ introduzione di Fuori Orario.
Amo Enrico Ghezzi perché, a differenza di suoi più famosi e quotati colleghi (che si mettono giacca e cravatta per parlare di Truffaut e Godard, mentre ruttano e scoreggiano se devono recensire Brian Yuzna e Larry Cohen), mantiene lo stesso tono indipendentemente dal film che si trova di fronte, usando la stessa terminologia tecnica e la stessa enfasi critica sia per  un “cumshot” di Gerard Damiano che per un piano sequenza di Ernst Lubitsch.
Questa sua onestà intellettuale ha il grande pregio di conferire ad ogni pellicola la propria dignità, considerando il cinema per quello che (nel bene e nel male) in effetti è: un’espressione artistica.
Molti accusano “Fuori Orario” di trasmettere film noiosissimi e, per questo, “inutili”.
Se Amos Gitai, Ingmar Bergman, Aleksandr Sokurov, Abel Ferrara, Alain Resnais, Rainer Werner Fassbinder, Werner Herzog, Rene' Clair, Jean Vigo, Krzystof Kieslowski e le altre migliaia di registi trasmessi da Ghezzi sono noiosi…beh non ritengo illecito desiderare di morire di noia.
Amo Enrico Ghezzi perché è ancora lì…
[ IlDemone a proposito di leggende, arte dello zapping, anti eroi e altri eroi ]
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lunedì, 09 ottobre 2006

ORGAZMO: IL SUPEREROE DEL COITO

Che Trey Parker sia detentore di buone capacità creative è indiscusso.
Che sia capace di feroci critiche socio-politiche è indubbio.
Che sia dotato di spiccato senso dell’humor è innegabile.
Che quando ha in mente di fare un film sia in grado di realizzarlo è un dato di fatto.

Orgazmo è il suo secondo film (dopo Cannibal the musical) e sebbene racchiuda in sé il fulcro del pensiero Parkerstoniano, soffre di una  carenza di mordente.
L’idea di base è geniale. La figura di un mormone bacchettone (interpretato da Parker stesso) che per motivi esclusivamente economici diventerà il più famoso dei pornostar è di per sé stimolante, e se ad essa si aggiunge che il suddetto mormone indosserà i panni di Orgazmo anche fuori dal set, per combattere il crimine con il suo raggio orgazmico … beh allo stimolo si aggiunge un urlo di gioia.
Tuttavia questo film manca di qualcosa.

Dal punto di vista tecnico è sfacciatamente un omaggio al cinema di serie Z, Parker è un fervido estimatore della troma, con passaggi che ricordano il migliore (??) Ed Wood, nonostante cerchi di mantenere uno stile Marvel. Gli effetti speciali sembrano realizzati da Cozzi in persona (chi ha visto Paganini Horror può capire) e gli attori si sforzano per apparire poco credibili … il tutto ovviamente voluto e non “nature”. Questa scelta relega Orgazmo in un antipatico limbo tra il trash consapevole e quello inconsapevole. Manca di “genuinità” risultando più un parodia di trash che un trash vero e proprio.
Altro aspetto negativo è la critica “all’acqua di rose”, poco incisiva, graffiante e visivamente parca.

Bisogna ammettere, però, che Orgazmo è estremamente divertente.
Si ride, anche se lo si fa su streotipi ben collaudati…la vecchietta che manda a quel paese i due mormoni che bussano alla porta più che ironica appare quantomai veritiera.
Alcune trovate sono spassose (come T-rex la pornostar di 220kg) e l’idea di trovare un punto di contatto tra due estremi (puritanesimo e pornografia) è lodevole…ma il risultato è banale, divertente ma banale, una qualsiasi puntata di South Park è estremamente più cinica.
Credo che Parker abbia perso un’occasione per massacrare lo stile americano attraverso due suoi punti di forza: l’industria porno e l’integrità morale.
Personalmente, vi consiglio di vederlo per passare una serata in allegria, ma nulla di più.
Tre curiosità.
1) Avrebbe dovuto essere un musical (come il precedente), ma per motivi di budget si è abbandonata l’idea.
2) Molti degli attori sono vere pornostar, tra cui il famosissimo Ron Jeremy. Lloyd Kaufmann fa un piccolo cameo sul finale.
3) Ho tradotto i sottotitoli per una migliore comprensione e mi sono trovato in serie difficoltà su diversi doppi sensi o composti a tematica sessuale…solo su uno la traduzione italiana rende meglio dell’originale americano. L’aiutante di Orgazmo (Choda boy) ha diverse armi minchiamorfe, tra di esse c’è il “cock rocket”, un fallo esplosivo che posizionato proprio lì, viene lanciato a mò di missile…beh la traduzione letterale italiana è spettacolare: il “razzo-cazzo”!

Per saperne di più visitate il sito ufficiale in cui potrete trovare anche un simpatico gioco.

[ IlDemone a proposito di anti eroi e altri eroi ]
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domenica, 01 ottobre 2006

LA ZONA MORTA

Non sono la più fedele e devota delle lettrici di Nocturno, tuttavia - benché mi sia capitato di concepire qualche dubbio sull'obiettività di alcune recensioni - lo considero la fonte cartacea più professionale del settore. Quanto sto per scrivere non muta la sostanza di questa opinione, anche se presumo possa liberare margini di riflessione (moralista) sul contesto in cui s'è forgiata.

Non sono rimasta molto scossa dall'ampio spazio concesso sull'ultimo numero al designato campione d'incassi I Pirati dei Caraibi (dopotutto è un fantasy e ci sono dei filibustieri-calamari, nevvero?), ma le due (2) pagine su The O.C. mi hanno proprio perplessa.
Nessuna insofferenza da suffragetta altro-cinema, nessun sospiro da intellettuale schifata (temo peraltro di non potermi più permettere queste smancerie, giacché giorni fa ho assisto con assoluto sollazzo all'ineffabile "Secchioni e Pupe" - una cosa su mediaset con Papi, capisci?), mi sono solo domandata con un po' di sgomento chi mai, fra coloro che comprano Nocturno, avrebbe scorso sul serio quell'inenarrabile numero di righe invece di saltare alla prossima portata con il solerte dispregio naturalmente destinato a una pubblicità, chessò, di YSL pubblicata fra la Posta dell'Arbitro e L'Angolo del Radiatore su 'Sorche e Motori'. Il quesito ha ovviamente prodotto un’inquietante ipotesi di risposta.

Normalmente, visto che guardo pochissima televisione, ho il buon senso di osservare un decoroso silenzio quando se ne parla. Ma stavolta favello a ragion veduta: so bene di cosa sia O.C. ed è appunto di cotanta sudata erudizione che vado a fare bruto sfoggio.
Trama: un ragazzo un po’ violento ma sottosotto bonaccione e soprattutto poverissimo viene adottato da una coppia di wasp del cui unigenito e forbito erede finisce per diventare amico fraterno e controparte atletica (nulla di gay, insomma). Il fanciullo, dopo iniziali problemi di inserimento, tromberà la Miss del liceo e ricorderà a noi tutti che non esistono solo le Porche e i Martini, ma anche i sentimenti, le scazzottate sulla sabbia e quattro o cinque espressioni Jimmy Dean che magari non avevamo mai pensato di poter assumere.
Insomma, è il tipico telefilm “per ragazzine” guardato soprattutto dai trentaquarantenni colti che non perdono una puntata e poi si compiacciono di stigmatizzarlo in pubblico in quanto diseducativo e scontato. Certe pose si potrebbero pure mettere da parte, dico io, anche in considerazione del fatto che la patetica scusa “lo guardo perché amo il trash” ha cessato di funzionare nel 1996, anche se qualche sprovveduto se la beve ancora in relazione ai film di Lando Buzzanca. Oggigiorno occorre procacciarsi  dei figli di tredici anni su cui rovesciare la responsabilità del telecomando, o l’unica scelta che resta è fra un simpatico outing e una pudibonda simulazione d’incompetenza.

Comunque, non conosco bene gli intrecci di The O.C., ma la mia impressione, recentemente confermata da spettatori più esperti, è che si tratti del discendente diretto del serial anni '90 Beverly Hills aggiornato agli usi e alle mode del secolo nuovo: con diversi protagonisti, dunque, e pettinature molto più discrete per le griffatissime ninfette del caso.
L'ambientazione ricorda un po' Society (alta società, orribili segreti Peyton Place, meccanismi esclusivisti, famiglie deformi) o se vogliamo Schegge di Follia (crudeli sottomondi scolastici, biondismo, fighetti e figli di papà VS nerds e alternativi profondi). I protagonisti sono adolescenti smarriti e ben vestiti, che si aggirano per questi scenari Glamorama rigorosamente a doppio fondo: alcolismo, anoressia, freudismi discount e relazioni pericolose sono all’ordine del giorno senza però che il nichilismo Ellis mai s’affacci dal teleschermo. Il tono, filtrato da orridi dialoghi soap, è semmai più prossimo a uno straziato e iperbolico sentimentalismo Douglas Sirk, il che fa di codesta poltiglia una minestra non molto sapida ma piuttosto verace.

No, non posso dimostrare che non siano cose noiose e sinceramente non mi sentirei di consigliarle a nessuno. Non intendo nemmeno nobilitare O.C. & soci come sottovalutati frullati pop.
Voglio solo dire che nella telenovela adolescenziale c’è qualcosa di appassionate, di appassionante perchè lurido. Questo marciume inosservato e quotidiano che i Kinghiani sono soliti enumerare tra i primati del loro idolo, viene espresso a mio giudizio in maniera più genuina e immediata in O.C. e Beverly Hills che non nelle serie “per adulti” che hanno spopolato nelle ultime stagioni grazie a un cocktail paraculo e tutto sommato inconsistente di eleganza formale e tracce sfacciatamente nasty. Penso in particolare a Six Feet Under, a Sex and The City e a Nip/Tuck, che a differenza di E.R. e Oz (di cui già dissi le lodi) mi hanno sempre ispirato un’indicibile (e abbastanza arbitraria, ammetto) antipatia e che non a caso restano induttori di teledipendenza socialmente/intellettualmente accettabile.
Voglio anche dire che esiste un muto e misterico interstizio, un'ombrosa dead zone estranea alla geografia dell'ovvio ma non alle emancipate e amorali rotte del marketing, in cui il target di Nocturno Cinema e quello Kiss Me collidono, si abbracciano e si fondono come in un'orgia di Yuzna.
Perciò quelle due (2) pagine ci stanno tutte, e ora me le vado a leggere.
[ AgonyAunt a proposito di arte dello zapping ]
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