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venerdì, 29 settembre 2006

TU QUOQUE ROGER

Avevano già l'intervista a Tura Satana e quella a Lemmy, tanto per tacere di Gordon e di Alice Cooper e di Rob Zombie, che sono leggende minori.
Oggi hanno parlato pure con Roger Corman.

Magari a te non fa lo stesso effetto, ma la contemplazione di tanti dei miei miti assorti in chiacchiere, così accorpati, banner su banner, in un sitone che - almeno dal punto di vista meramente estetico - potrebbe altrimenti ricordare declinazione riotpunkchic dell'annuario di Non è la Rai, mi fa venire una gran voglia di comprare quelle bruttissime mutande rosa + mediocre vettoriale che vendono.
[ AgonyAunt a proposito di leggende, glamorama ]
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giovedì, 28 settembre 2006

SANGUEMMERDA: Quando liquidi e solidi organici fanno cultura(rte)

La questione morale
Recentemente mi sono imbattuto in codesta affermazione:
"il senso artistico, non sostenuto da un forte e rigoroso senso morale, è uno dei maggiori pericoli per l'anima dell'uomo, perchè può trovare la bellezza anche nell'avvenimento più feroce e volgare"
Se fossi un essere umano, riflettendo sul succitato pensiero di Sergei Aksadov, correrei il rischio di veder vacillare alcune delle mie più consolidate convinzioni.
Se fossi un essere umano i cui meccanismi celebrali risultano vincolati da marmorei dogmi di natura religiosa, imbraccerei il mio ben oliato fucile a pompa, che come risaputo ogni buon credente custodisce sotto il proprio giaciglio, ed in nome dell’amore universale cospargerei i muri della città con le cervella di tutti coloro i quali intravedono nella violenza la possibilità di costruire un percorso artistico.
Un “rigoroso senso morale” rappresenta indubbiamente un limite, stabilire se questo sia necessario o (altamente) nocivo è un’operazione fattibile ma impegnativa, che mi vedrebbe costretto ad esibirmi in una articolata e dispendiosa disquisizione, che cozza violentemente con la mia innata percentuale di accidia. Per cui risolvo la questione citando il salomonico pensiero di Protagora di Abdera: "L'uomo è misura di tutte le cose".
 
Sapore di sangue
Le vie dell’arte sono infinite, ma la forma espressiva che meglio ne sintetizza, nel bene e nel male, l’essenza (nonché quella a me più familiare) è il cinema. Nel 1963, negli stati uniti un (quasi) esordiente Herschell Gordon Lewis in combutta con il compagno di merende David F. Friedman realizza “Blood Feast” . Figlio di (im)puri meccanismi commerciali (bloodexploitation), il film di Lewis disintegra un taboo che fino ad allora nessuno aveva avuto il coraggio (o l’intuizione) di sfatare. Per la prima volta in un film (o presunto tale) horror si “mostra”.
L’incredibile successo di “Blood Feast” spiana la strada ad un nuovo genere cinematografico. Viscere, arti mozzati, bulbi oculari, ossa, cartilagini, ma soprattutto ettolitri di sangue occuperanno molti dei fotogrammi da qui a venire. La scomposizione del corpo umano, la violazione della carne e il suo (sempre più sovente) aspetto commestibile diverranno una costante narrativa, lo status di molti registi.
Il valore artistico di tale inclinazione risiede, senza dubbio, nelle capacità creative di chi individua nel “sangue” un mezzo di comunicazione valido.

Odore di merda
Nel campo delle arti visive (come del resto anche negli altri) una spiccata tendenza estremista può contribuire a rendere poco “sopportabile”  la rappresentazione delle opere. L’arte è sempre degna di rispetto in ogni sua forma, tuttavia l’estremismo talvolta innesca un meccanismo di “copertura” trasformando in artisti anche coloro che non possiedono un briciolo di talento. E’ un rischio da correre in nome della libertà di espressione, e nella speranza di riuscire a “godere” dei lavori di chi merita.
Nasce così il cinema “trash” che, per definizione, rappresenta il cinema povero ed emarginato. Povero per esigenze, emarginato per scelta (morale). E’ davvero emblematico constatare come all’interno del calderone che, le persone “normali” confinano nei cassonetti virtuali (ma anche non) della cinematografia, siano presenti dei veri e propri capolavori: di stile, di contenuti, di estetica. Così come non “bisogna giudicare un libro dalla copertina”, non si dovrebbe etichettare un film dal suo “odore”

Assunzione di responsabilità: siamo dei perrrrverrrrtiti!
La “volgarità” mista alla “ferocia”, guidata da un adeguato tasso di creatività non può che generare un prodotto qualitativamente valido. La natura del soggetto sviluppato da un artista, credo abbia un’importanza poco rilevante ai fini del valore oggettivo finale, tuttavia risulta semplice (o semplicistico) per le persone “normali” delineare l’identikit di chi non prova vergogna, timore, disgusto nel visionare “determinat” lavori. Essere attratti dall’odore di merda ed essere deliziati dal sapore del sangue non ha scusanti o vie di fuga.
Una volta una mia conoscente, adocchiate le cover di alcune mie Vhs, mi disse con disprezzo:
“Tu sei cattivo! Una persona che guarda quei film non può essere buona. Se ti piace la visione del sangue devi avere dei problemi. Dovresti vedere solo film d’amore!”
Considerato che il soggetto in questione aveva (presumo abbia ancora) il QI di un criceto deceduto da una settimana, credo che nella sostanza, magari senza gli stessi fanatici toni, quell’affermazione rappresenti il pensiero di molte persone.

Ho volutamente evitato di nominare artisti o pseudo tali, per non influenzare il giudizio altrui…

[ IlDemone a proposito di tortura e disgusto, anti eroi e altri eroi, sanguemmerda ]
[ link ] [ commenti (7) ]
sabato, 23 settembre 2006

QUANDO IL COREOGRAFO E' IN VACANZA [LE LUSSURIE DI ED]

..avevo letto una recensione stringata di "Orgy of the dead" che avvertiva il pubblico: A confronto, "Glen or Glenda" e "Plan 9 from outer space" sembrano candidati a Cannes. Pensavo fosse la solita esagerazione.. invece è tutto vero. Per questo sento di doverne parlare: per quello che ne so io è davvero il film più brutto che esista, e bisogna ricordare che non è girato da Ed Wood ma solo scritto. Ma il regista riesce a essere peggiore di Ed Wood. Se qualcuno ha film altri candidati più brutti di questo me li faccia conoscere.

[Putroppo, ho potuto vederlo solo in lingua orginale e la pronuncia mi ha creato molte difficoltà, per questo i dialoghi li riporto come 'contenuto' e NON come forma, e c'è qualche buco qua e là, soprattutto sull'introduzione di alcune ballerine in cui il ghoul in due battute cerca di spioegare chi diamine siano. Ho cercato i sottotitoli in rete, esisteva un solo file posseduto da ben due persone, ma il volenteroso scrittore si è annoiato a 5 minuti dall'inzio, e non ha finito il testo.]

Il film sostanzialmente si basa su questo presupposto: con la luna alta orde di nonmorte in topless danzano ricordando il modo in cui sono decedute e/o cosa le ha caratterizzate in vita, per il piacere di non morti più evoluti come i vampiri. Se siete delle donne mediamente attraenti e passate da un cimitero durante tutto ciò, avete buone possibilità di venire reclutate nel corpo di ballo.
Location: la storia nasce e finisce in un cimitero. Concretamente si tratta di circa quaranta metri quadri di terreno cosparso di paglia e reso più misterioso da una quantità mai vista di fumogeni. [C'è anche un mausoleo però.]
I titoli di testa, ancora una volta, mi illuminano (e inquietano) sulla pellicola. L'ordine di importanza dei personaggi e ruoli infatti è :

Black Ghoul (il vampirone)
Shirley e Bob

 Featuring:

gold girl dance
hawaiian dance
skeleton dance
indian dance
slave dance
street walker dance
cat dance
fluff dance
mexican dance
zombie dance

...ogni "dance" dura cinque minuti abbondanti come media, il film dura ben 130 minuti. La cosa grave è che nessuna, ma nessuna, fa un ballo che sia vagamente erotico o gradevole da vedere.

Ma cosa accade nel film?

Vediamo due energumeni con un gonnellino a righe come i gondolieri veneziani che scoperchiano un sepolcro in una stanza decorata da un rosone e un busto della Madonna appoggiato sul davanzale. Dalla bara esce un vampiro/ghoul, roseo e biondo, che ci introduce al problema delle feste notturne e le insidie delle tenebre.

Intanto due tizi, uno scrittore fallito che va per tombe cercando idee per racconti dell'orrore più remunerativi e una tipa (che non credo sia la fidanzata ma non so) sono in auto che vanno a cercare un cimitero. Lei dice che di notte non è prudente, lui dice ok, ma accellera troppo, e fanno un incidente.
I due sono a terra, pulitissimi, sui fatidici 40 mq di paglia e fumogeni. Dell'auto non sappiamo nulla.

Nel mentre il vampiro figo, affiancato da una vampira figa sua allieva, chiama la prima danzatrice. Entra una tizia in mutanda e mocassini che balla  fra i fumogeni una musica similmessicana tribale che non proviene da nessuna parte.
i due dell'incidente si alzano da terra ("andiamo a cercare aiuto." "sei scemo, che aiuto credi di trovare in un cimitero?" "beh c'è musica" "eh si è notte e c'è musica in un cimitero, sono i non morti!" "Ma no andiamo a vedere")
La messicana finisce, ma arriva subito un'altra. E' una con una vestaglia rosa e un boa blu, che balla una musica da piano bar.
i due spuntano da un cespuglio e guardano la scena.
la tipa è di colpo in topless e tanga, e balla. Quando se ne va, i due energumeni si avvicinando a una cosa che credo sia un sepolcro, aprono le porte e...
c'è una ballerina! ma è vestita con un abito d'argento, esce e balla.
I due guardano il ballo.
La ballerina è in tanga.
il vampiro e la vampira approvano con cenni del capo.

Si vede una roba che bolle, l'interno di un calderone.
La tipa smette di ballare. I due energumeni portano un cesto che a me pare un tamburo da banda svuotato o un'enorme contenitore per pop corn, e inziano a lanciarle delle cose che capiamo essere monete d'oro perchè il vampirone dice: 'ORO!'. La tipa è contenta. 'ORO!' i due buttano oro, la tipa è contenta. 'PIU' ORO!' come sopra 'ORO, ORO, ORO!!!' i due, con la medesima flemma, fanno come prima. Poi, prendono la tipa che deduco doveva essere una..attaccata ai soldi quando era in vita,e flemmaticamente la trascinano verso il calderone. il vampiro ride. I due infilano con flemma la tipa dentro il calderone. I due dai cespugli guardano. Gli energumeni estraggono la tipa dal calderone, che è rigida come un sedano e coperta d'oro e la riportano nel mausoleo.
Qui entrano in scena i due protagonisti più simpatici: la mummia e l'uomo lupo. Li vediamo uscire da un cespuglio (la qualità del make up potete immaginarla da soli) facendo un casino infernale e appropinquarsi facendo sempre casino infernale alle spalle dei due che non li sentono. Presi i due spioni, li portano dai vampiri. Vengono legati a due colonnine che stavano lì. A lui spunta un livido blu elettrico sulla fronte.
La vampira introduce...la nuova ballerina, che se non ho frainteso era una zoofila e qui assistiamo al peggio: entra una tipa, seguita da un energumeno che batte a terra la frusta, vestita con una tuta da leopardo intera come quelle da carnevale ma ha due buchi, uno per le tette e uno per il sedere. La tipa balla, poi si sveste in modo poco erotico e resta in tanga. I quattro guardano, e l'energumeno caccia a frustate la tipa fra i fumogeni.
[Abbiamo superrato la metà del film]
"Mi piace un sacco guardare questa che viene torturata!" annuncia il vampiro.
Si vede una tipa con un abito rosa,che un energumeno frusta. Poi la tipa si libera e?
balla, i vampiri la guardano, la tipa è in tanga, i due legati la guardano.Sparisce fra i fumogeni.
Lo scrittore fallito dice: "dobbiamo andarcene" "come?" "non ne ho idea. ma sta tranquilla." La vampira va dalla tipa legata e le apre la camicetta, la graffia e prende un pugnalone. "no, no, più tardi" le dice il vampiro, e la vampira scazzatissima richiude la camicetta e torna al suo posto. Il vampiro tira un teschio alla vampira, e qui tutto si fa più concettuale: "cos'è?" la interroga "un simbolo mio padrone." e qui ci spiega in modo contorto che la tipa che entra fra pochi istanti vestita da spagnola per ballare ha a che fare coi matador e la morte. La vampira tira il teschio, la spagnola lo prende e balla. tutti la guardano. La tipa è in tanga, e bacia il teschio e  balla. Poi esce fra i fumogeni.
 "mi sono divertito." ci informa il vampiro, e la vampira chiama un'altra tipa.
E' vestita con un pareo. La vampira parla della tipa. La tipa è in tanga e balla. La vampira parla di serpenti. la tipa balla. Qui, la mummia rivela all'uomo lupo che non gli piacciono i serpenti, e gli racconta il perchè ma aimè non l'ho capito per via della lingua già difficoltosa e resta peggiore dall'effetto ovattato della maschera da mummia. Però lo racconta con una gestualità da rapper e sembra molto avvincente. la tipa balla e sparisce fra i fumogeni. "vorrei parlare con la mummia  el'uomo lupo" dice il vampiro. "come volete maestro." la vampira gesticola ai due che:
 mummia: "ma che vuole?" "aaaargh." "Hai fatto di nuovo qualcosa di male?" "aarr."  nega il lupo, "venite!" si scazza la vampira, i due vanno.
La mummia  e il lupo chiedono se hanno fatto qualcosa di male "lo sapete benissimo" "no no signore non sappiamo niente" "era uno scherzone!" i due gioiscono, la vampira si accorge che la luna sta calando "Hey è tardi, dobbiamo muoverci" "no, no sta lì" dice il vampiro, la vampira, seccata, torna al suo posto.
Lo scrittore intanto si libera dalle corde: "hey mi sto liberando" "sta attento!" "sono attento, mi sto liberando" "ma secondo me moriremo" "ah si?" " si, si, me lo sento" , " beh magari ci mettono nella stessa tomba" "spero di no, perchè ti odio! E' tutta colpa delle tue idee di merda se siamo qui!"
intanto, dato che la vampira scass, il vampiro promette che le darà la tipa dello scrittore (ma dopo.) la vampira felice introduce..una ballerina. e' una che ha ucciso il suo tipo la notte di nozze, ergo ora balla col suo scheletro. e' una vestita da sposa che si trascina dietro uno scheletro da anatomia col suo piedistallo rigido, e difatti lui non balla affatto, ma fa scena. I due la guardano. Lei è nuda col velo e balla una musica disimpegnata e allegra muovendo le tette. Poi sparisce fra i fumogeni.  Il vampiro chiede alla tipa legata "Vi siete divertiti?" lei tace. "Ora diventerete come noi!"
"Auuuuuuuuuu." ulula poco credibilmente il lupo. "Sembra che l'uomo lupo voglia tenerti per sè." spiega il vampiro alla tipa. "AAAAAAAAAAAAA." replica lei. "Però in effetti potrei anche darti alla mummia." "AAAAAAAAAAAAAA." replica lei. "Ma comunque, non adesso." dice il vampiro. "vattene via" dice lo scrittore "sei uno sfigato" dice il vampiro, "hey hai detto che era mia!" dice la vampira scazzatissima,"hey mi sono liberato!" dice lo scrittore, "cosa facciamo?" chiede la tipa"ah, non so" dice lo scrittore, "sei uno sfigato" dice la tipa, "posso fare di lei un'altra Cleopatra" rivela la mummia all'uomo lupo (e temo che l'aneddoto di prima fosse su questo) "ar ar" ride l'uomo lupo, "senza serpente, ovvio" dice la mummia. "ar."
"Insomma quando cavolo posso copparla?" chiede l vampira esaurita al vampiro "ehhh, c'è tempo" dice lui "ti ho detto che quando cala la luna dobbiamo andare!" dice lei, "io il sono il capo, tu no!" minaccia lui, "ci sono altre ballerine nude per caso?" "si" dice mesta lei, e appare la ballerina zombie che balla imitando molto molto vagamente gli zombie, in topless. Esce fra i fumogeni. "E' tardi." butta lì la vampira" "no, c'è tempo."
Arriva la nuova ballerina che è una morta, se ho capito bene, per i vestiti fighi e quindi balla vestita di veli.(prima di restare in tanga)  Dato che è quella che balla meglio e ha le tette più grandi, mi è parso che la durata del ballo sia stata amplificata. Sparisce fra i fumogeni.
"E' tardi" dice il vampiro, "Eh? per cosa?" dice la vampira che non si ricorda nemmeno cosa voleva fare "Eh, coppala, su!",   "Evvai!"
 La vampira va ed estratto il pugnalone....
balla! ..ma resta vestita. Quando finalmente punta il pugnale alla tizia, lo scrittore si ribella ma l'uomo lupo lo stende subito. Ed è mezzogiorno. cioè appare il sole altissimo. La vampira a terra è uno scheletro, come anche gli altri tre.
I due si risvegliano messi come dopo l'incidente, circondati da due dottori e un giornalista che sembra trovare questa cosa una figata e fa foto a loro due nella paglia. Lei sostiene la storia coi dottori, e dice: guardi ho un graffio anche . "ma no, è stato l'incidente" assicura il medico. "ti amo"  dice lei allo scrittore, "perdonami" dice lui, " ma di che, era tutto un sogno." Assicura lei. I medici caricano lei su una barella in ambulanza, e tirano su lui che si arrangia senza barella. Intanto, dalla cripta con il rosone, il vampiro ci informa che stavolta è andata così, ma di massima con le tenebre è meglio non andare per cimiteri perchè loro tornano in vita ogni volta. fine.
venerdì, 22 settembre 2006

ATTENDERE PREGO...

Essenziali Abitudini

Ho l’abitudine (che sia buona o cattiva, giusta o sbagliata poco importa, importa che sia una mia abitudine) di godere nel vedere tra gli scaffali, che ospitano i miei film, DVD originali.
Non nascondo che questa prerogativa ha ben poco a che fare con l’aspetto “morale” (il rispetto verso le case di distribuzione) della vicenda, bensì è una naturale conseguenza della malsana inclinazione che ammorba il collezionista.
Tuttavia non mi lascio (quasi mai) prendere dalla foga dell’acquisto scellerato, ma tendo a valutare attentamente ed attenermi a rigorosi criteri che precedono l’estrazione del portafoglio. Fondamentalmente sono tre (in ordine di importanza):
1) Valore affettivo/emotivo del film
2) Prezzo
3) Valore oggettivo/storico del film.

Risulta fisiologico che il primo punto escluda la ragione. Quando i miei occhi hanno incrociato il verde fosforescente della recente edizione speciale di Re-Animator (doppio dvd!! Godetene qui e date uno sguardo allo strepitoso catalogo) in preda a raptus mistico, avrei speso qualunque cifra. Fortuna volle che (una volta tanto) il prezzo (anche se acquistato da bloodbuster) non fosse particolarmente eccessivo (14.90euri).
Ammetto anche (senza il minimo sentore di vergogna) che per riuscire a vedere “determinati” film, inediti in Italia o non ancora distribuiti in supporto digitale, attingo da canali “non ufficiali”.
Santa provvidenza se si possiede un’ ”etica professionale” ed un’oculatezza di scelta, demoniaca maledizione se ci si abbandona al mero e svogliato download, deprecabile e bieco utilizzo se a fini di lucro.
Tuta questa premessa serve solo ad introdurre (poveri voi) una mia personale considerazione sul secondo punto dei miei criteri di scelta: il prezzo del dvd.
Questo aspetto rimane, per me, un mistero. Il costo di un film in dvd ormai oscilla da 1euro (dei benedetti cestoni supertrash degli ipermercati) ai 20/25euri (delle novità). Il range di prezzo ci può anche stare (anche se personalmente ritengo eccessivo spendere 26euri –circa 52.000 lire del vecchio conio, come direbbe quel “simpaticone” di Bonolis- per un film), considerando che a determinare il valore di un’edizione in dvd contribuiscono diverse variabili.
Costo dei diritti, packaging, extra, qualità video/audio…insomma se prendi un film da 1€ non puoi poi lamentarti se la qualità video non è eccelsa.
Il vero mistero è rappresentato da un altro aspetto e cioè il crollo del prezzo dello stesso film, della stessa edizione dopo qualche mese (se non prima)!
Faccio un esempio concreto per rendere meglio il concetto: “Shaun of the dead” (mi rifiuto di chiamarlo con il titolo italiano).
Io lo vidi ante-versione italiana (Santa provvidenza!), e poiché ne rimasi affascinato mi ero ripromesso di comprarlo (cosa che faccio abitualmente) alla sua (preannunciata) uscita. Una volta recatomi al negozio appresi, con sgomento stupore, che la fatica di Edgar Wright costava ben 24euri.
La cosa, devo ammettere, mi diede particolarmente fastidio e con rammarico, misto ad indignazione, riposi il dvd nello scaffale e me ne andai sbattendo (metaforicamente) la porta.
Tra me e me pensai: “Ma chi cazzo lo comprerà mai a questa cifra!”.
Subito si innescò in me quel meccanismo che “qualcuno” apostrofa come “culo”, ma che in realtà è frutto di duro lavoro…cioè…aspettare.
Dopo qualche mese “Shaun of the dead” te lo tirano dietro a 7euri!! Un crollo verticale del valore di circa il 70%.
La domanda sorge spontanea (citazione): “Considerato il fatto che il negoziante non si sia rincoglionito, nel vendere il dvd (che 2 mesi fa era prezzato 24euri) a 7euri ci guadagna!” allora “quella differenza di 17euri dove va a finire?”. “Cosa si pagava con quei soldi sporchi (citazione)?”.
Credo che nessuna spiegazione al mondo mi possa togliere dalla mente un tarlo: “Ci prendono per il culo!”.
Tale considerazione è avallata da un altro “increscioso” episodio accaduto ieri. In edicola ho preso un blisterato che conteneva “L’alba dei morti viventi” e “Quella villa accanto al cimitero” pagandolo 9,90euri!! Stesse edizioni, stesso packaging, stessi extra che qualche mese fa nei negozi costavano rispettivamente 22 e 17.90, per un totale (asp, che prendo la calcolatrice) di 40euri (10cent di mancia). Una differenza di 30euri!!!
Ammesso che sulle operazioni da edicola intervengono ulteriori vaiabili, resta il fatto che a vendere a 4,49euri (media ponderata) i due dvd, i loschi tipi fautori di tale operazione ci guadagnano!
La domanda sorge spontanea (aricitazione): “perché se mi fosse venuto lo sghiribizzo di acquistarli alla loro uscita, avrei dovuto spendere 30euri in più?”
Tutto questo mi sa di marcio…per cui, a meno di colpi di testa dettati dall’emotività di alcuni film,  vi consiglio vivamente di adottare la mia tattica…aspettare.
Concludo segnalandovi l’acquisto di “Plaga zombi: zona mutante”, preso sempre ieri a 5euri.
A parte il valore del film (io lo trovo adorabilmente trash, ne ho parlato qui)…il dvd è ricchissimo di extra (1 ora di scene tagliate!! Mezzora di making of, più trailer e easter egg) e di buona qualità audio/video. Compratelo!
Mi riprometto di darvi dritte sull’acquisto e di tenervi informati sulle vicende del mio “culo”.
Quest’ultima affermazione mi sa tanto di “verve avengeriana”.
 

[ IlDemone a proposito di gory discount ]
[ link ] [ commenti (24) ]
mercoledì, 20 settembre 2006

CONOSCI DAVVERO I TUOI SOGNI EROTICI?

Non voglio disquisire su chi abbia girato davvero "Jenifer" - episodio dei Masters of Horror serie 1 firmato da Dario Argento, che potrebbe essere stato girato da un Argento ma dubito da Argento padre (perlomeno da solo e senza una padellata preliminare sulla nuca), ma vorrei disquisire sul soggetto, che mi è parso interessantissimo e a suo modo geniale. 

Pare sia stato tratto da un fumetto di  Bruce Jones e Bernie Wrightson (che non conosco, ma ho visto due tavole del fumetto in questione ed erano disegnate in modo atroce) apparso prima nel '74 e poi all'inzio anni '90 sulla rivista Creepy. Sto provvedendo a reperire il fumetto, per capire quanto la cosa che mi ha tanto colpito sia presa dall'originale o miracolosamente aggiunta da Argento padre e squadra o chi per lui.

La cosa che mi ha perplesso è che tutte le recensioni trovate, perlomeno online, del film dipingono Jenifer come 'sirena', 'succube', 'freak antropofaga', 'malvagia dentro' e non riescono a spiegarsi la sua seccante abitudine di accoppare e masticare gatti, bambini e in generale tutte le creature di piccola taglia (ma non solo) che le capitano sottomano. In quest'ottica il film, e il personaggio di Jenifer stessa, appaiono confusi e poco credibili.

A me di primo acchito, è sembrato ovvio che Jenifer è un gattone.
Più precisamente, la nostra è la terrificante, concreta summa di una buona fetta delle icone sessuali femminili che girano attorno al felino. E' la donna-pantera definitiva, dalla sessualità selvaggia, improvvisa e spontanea, quasi infantile e naturalmente insaziabile. E' indubbiamente, fuori dal coito vero e proprio, una "gattina", intesa sempre nel senso stereotipato ed erotico del termine, si fida ciecamente del proprio padrone, e ha una tendenza marcatissima a compiacerlo. Molto più concretamente di un sogno erotico però, del nostro felide ha anche il resto delle peculiarità: finito il rapporto sessuale e lontano dagli occhi del suo amante/proprietario si procaccia la cena, fosse anche la simpatica bimba dei vicini , difende il territorio dal molesto gatto di casa con cui comunica con maggiore facilità che con tutti gli altri (e che mangerà più tardi nel film, guardacaso uccidendolo come avrebbe fatto lui stesso con un topo, senza mani, preso per il collo da spezzare coi denti e sbattuto in giro.), e (questo mi ha fatto quasi piangere) è contentissima quando il padrone ride istericamente e girda trovando un cadavere per lui riposto con cura nel frigorifero di casa. Non comprende il legittimo scazzo di lui, esattamente come qualsiasi gatto ci resta di merda se gridate di disappunto quando vi porta un bellissimo ratto squartato come contributo alla vostra cena. Ma la felinità della selvaggia sfigurata, oltre a tutti i graffietti, gesti e  zampate con cui cominica qui e lì,  appare da subito, quando Frank (il futuro padrone) nel liberarala si ferisce con gli artiglietti di lei, e il taglio, come accade normalmente con qualsiasi gatto di strada, si infetta. (Jenifer, dal canto suo, cercherà di rimediare leccandolo.)

I rapporti sessuali, che sono effettivamente tanti ma non mi pare, sono ancora in disaccordo con le recensioni lette, siano pretestuosi o gratuiti o troppo lunghi o mal girati. Mi sembrano far emergere sia l'ovvio legame sessuale quanto il modo di Jenifer di relazionarsi con gli altri (che normalmente non sembra capire: lei non parla nemmeno di striscio, si esprime a rumori molto vaghi e pare comprendere bene solo le manifestazioni più vistose - minacce o carezze), il modo rapido, e appunto ingenuo/animale con cui cerca di rimediare al litigio, o meglio la rapidità con cui lo dimentica. A me è parsa davvero una storia d'amore, come sostiene Argento stesso se non sbaglio, e ancora, la narrazione di un legame imprevisto, più che innaturale, e ingestibile. Come una fiera in appartamento, Jenifer non può comprendere di dover rinunciare a qualcosa di naturale e inevitabile come mangiare cose semoventi, e Frank non può, diversamente da un film su un gorilla in salotto (esiste, è che non mi ricordo il titolo),riportarla nel suo habitat naturale. Perchè semplicemente non esiste, e Frank opta saggiamente per un circo di Freak, inclassificabili e sotto controllo, privati di uno sfondo vero dove vivere e agire. La cosa finisce male, e il nostro padrone/innamorato invece di puntare su qualche steppa africana tenta (senza successo) la strada del suo predecessore: l'eliminazione.

Un ultima nota che non condivido, è la presunta malignità di Jenifer, che per me non ha nulla di malvagio. O almeno, non lo vedo. Non squarta per sport, non è sadica, non irretisce nemmeno, sembra davvero innamorarsi/attaccarsi a coloro che la salvano e che riescono a non urlare vedendola per la prima volta. (Inoltre, è fedele: non le viene nemmeno in mente di cercare un nuovo padrone finchè Frank non muore cercando di seccarla, non guarda nemmeno in faccia l'adolescente che la rincore pieno di buone intenzioni e che ha scelto per cena.)

In finale il film a mio avviso non è male da vedere, ma il soggetto mi sembra bellissimo (e tristissimo, anche in questa versione di Argento) e meriterebbe un regista come si deve e una storia più articolata, un film vero insomma. 
[ PeterPain a proposito di save the vamp ]
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domenica, 17 settembre 2006

LE BRAVE RAGAZZE VANNO IN PARADISO...

Il buon M., strenuo precorritore dei sentieri di Ikea e indefesso centauro, soleva dirmi “Tesoro, tu vedi il sadomasochismo ovunque”. Io gli rispondevo “Certo che lo vedo ovunque, Titti. perché  è  ovunque.” e poi fra me e me soggiungevo “perlomeno è ovunque in Twins of Evil”.

I Karnstein, discendenza dell’incantevole Carmilla di Le Fanu (probabilmente il più ricco, evoluto e complicato dei vampiri letterari), hanno avuto nel cinema Hammer una storia relativamente breve e assolutamente interessante. Questo, a firma Hough (1971), è il terzo capitolo della saga nonché, a quanto mi risulta, uno dei più bistrattati. Personalmente lo trovo adorabile.

La trama.
Frieda e Maria sono due gemelle completamente identiche, orfane prive di mezzi ma non di vestiti e camice da notte che, passate nella miglior tradizione d’appendice sotto la tutela di zio Cushing e signora, giungono nel remoto villaggio in cui costoro hanno dimora. Sull’ameno posticino, immerso nella foresta e caratterizzato da un’architettura molto Hansel e Gretel, incombono le ombre antagoniste e speculari del Castello Karnstein, su cui signoreggia un conte satanista con amicizie in alti lochi, e della locale Fratellanza di puritani che, capeggiata dall’immenso Peter (sospiro) Cushing in versione Witchfinder (sospiro) General, batte i confini boscosi in caccia di poppute e innocenti giovinette da ardere con l’arbitraria accusa di stregoneria. Presente il fascinoso e fantasioso identikit della Strega di quel gran bell’uomo di Michelet? Ecco: la vittima ideale di queste squadracce clericali è simile, solo che senza l’elemento mistico diana & proserpina e rivisitata da Hugh Hefner. Troppo pusillanimi per sfidare l’arroganza aristostronza del depravato conte, i puritani si rifanno sulle contadine incolpevoli, braccandole con le scuse più pretestuose per pura paranoia autoritaria e frustrazione sessuofoba.

Nel delizioso quadretto piombano, dicevamo, Frieda e Maria, interpretate da una simpatica coppia di playmates doppiate come la Bellucci prima che i suoi contratti lo vietassero [grazie al Rev. St.Bastard per la golosa informazione] e modellate, presumo, sulle famose sorelle di sadiana memoria. Frieda (la Juliette del dinamico duo) è volitiva, portata alla trasgressione e ben determinata ad adoperare la sua avvenenza per arrivare alla libertà attraverso il comodo mezzo della lussuria maschile. Maria (la Justine) è pura, casta e passiva e per tutto ringraziamento alle proprie buone azioni – volte a coprire le magagne della gemella sveglia – riceve sempre uno zaino di cinghiate da zio Cushing (bei momenti che non vediamo, ahinoi, ma che risultano assolutamente esilaranti anche nel lagnosissimo resoconto della nostra – una cosa tipo : “ha scoperto che eri uscita di nascosto, ma io per discolparti ho finto di essere te. Così mi ha frustata come Frieda per aver coperto la fuga. E domani mi frusterà come Maria per essere scappata. Uffi!”)
Le due vengono mandate a scuola ove, nel manzo fratello della maestra, incontrano immediatamente il classico studioso di larghe vedute: l’unico al villaggio che aborrisca gli integralismi superstiziosi di Cushing & Co. e osi opporsi al suo regno del terrore. Comunque, in quanto perfetto esempio di sinistrorso cagadubbi il manzo si oppone a chiacchiere, sbraitando davanti al camino o scrivendo petizioni che ricordano per utilità e allegria la mia corrispondenza no fur con la presidenza del consiglio dei ministri. Naturalmente tale soggetto non poteva essere che un masostronzo e cade immantinente ai piedi di Frieda, ove resta per tre quarti del film in un’opportuna pozzetta di bava. Lei giustamente se ne infischia, anche perché, raggiunta dalla fama di scellerato del conte Karnstein, non perde tempo a farsi invitare nel suo tetro castello.

Il Conte in questione è un fonatissimo (phonatissimo?)  figurino che annovera tra i suoi servi il tipico laido burocrate (di nome Dietrich!) nonché l’immancabile servo muto, rigorosamente nero in omaggio all’orientalismo patinato di una volta. Fiero della sua lussuriosa condotta, il libertino si tromba senza remore le contadine, organizza messe nere e sfida apertamente Cushing con l’inarrivabile argomento caro al più Divino di tutti i Marchesi (“io sono io e voi non siete un cazzo”, che credevi). Dopo aver consumato un efferato delitto a sfondo satanista sulla tomba della sua ava Mircalla, il conte riesce finalmente a conoscere il Maligno e si tramuta in un vampiro, non mancando di contagiare Frieda al primo appuntamento (un libertino è un libertino è un liberitino).
A questo punto la situazione precipita. La bella Frieda, novella principessa delle tenebre assetata di sangue, viene presto scoperta con le mani nella marmellata e processata da zio Cushing. Verrebbe senz’altro anche arsa viva, non fosse che il justiniano karma di Maria impone una provvidenziale sostituzione della detenuta con l’innocente sorella. Il male sembrerebbe aver vinto, ma un’imprevista alleanza fra le brigate dell’inquisitore dal culo stretto e la biblioteca vampirologica del cagadubbi complicherà le sorti della battaglia.

Questo film è un delizioso classico d’altri tempi. E’ insieme irriverente e innocente, fedelissimo alle linee guida del suo genere. Non è difficile vederci una polemica contro la censura che in quegli anni non risparmiava colpi più o meno bassi contro l’eroica casa britannica, bersaglio piuttosto facile e massimo baluardo dell’avventura gotica. E’ un film pieno di debiti e ben meno efficace di altre hammerate storiche, ma molto ben fatto e letteralmente illuminato dalla presenza di un Cushing sempre professionale e splendidamente credibile, specie dal momento in cui la sceneggiatura gli concede l’opportunità di approfondire il suo tormentato e tridimensionale reverendo.
Se posso dire una cosa da vecchietta (e posso), nel cinema di oggi questo è il tipo di prodotto che mi manca davvero.

GORE GORE LINKS

Non posso esimermi dal segnalare la scarna pagina playboy gratuita di Mary Collinson, che confessa il suo romanzo preferito: Histoire D’O (imprevedibile, nevvero?). Gli studenti pay potranno godersi le sue copertine mentre a me, vendicatrice nullatenente, toccherà contentarmi di quattro chiacchiere con il bot di Ikea.

[ AgonyAunt a proposito di bare vergini e dentacci, hasta la frusta ]
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sabato, 16 settembre 2006

IO INVECE TI AMO, INGRID

(In Difesa delle Vampire Lesbiche)

Vito Russo è l’autore di un eruditissimo e giustamente celebre saggio intitolato “Lo schermo Velato” che attraversa la storia del cinema sulle orme della rappresentazione dell’omosessualità al suo interno. Ho letto questo libro circa cinque anni fa e all’epoca l’ho ferocemente odiato per la sua superficiale citazione delle vampire lesbiche, menzionate in blocco (o meglio con ingiusta selezione) come mero esito di uno spirito anacronistico e reazionario tutto ansioso di edificare claudicanti legami tra perversione, pericolo e omosessualità.
Tempo fa, sfogliando il libro in cerca dell’ormai sbiadita citazione di Glen or Glenda (si farà post a parte), ho avuto modo di ammorbidire la bellicosa indignazione di allora, ritrovandovi il mio più vecchio e accanito difetto: una malcelata inclinazione all’ira che mi impedisce, talora, di attribuire agli scivoloni di dettaglio le giuste proporzioni. Non che in questo momento non senta il dovere di correggere, con la modestia che mi caratterizza, la lettura di un sapiente del calibro di Russo sulle bistrattate Vampire Lesbiche, ma questi annetti mi hanno concesso la temperanza necessaria a contestualizzare il suo libro. In primo luogo Lo Schermo Velato è stato scritto agli albori degli anni ottanta, per ricostruire il percorso dell’omosessualità lungo i decenni di celluloide che l’hanno sbatacchiata da una condizione di ostinata e talora risibile negazione a un’emersione quanto mai ferale, popolata di froci e cerbiatte squilibrati, soli, disperati, nevrotici e regolarmente suicidi. Questa è la linea fondamentale, e per quanto ne so mi pare una cronaca piuttosto fedele. Io l’ho letto dopo il 2000, quando la polemica antisessista, se aveva – come ha ancora - ragione di mantenere toni duri, stava correggendo la mira per adeguarsi ad aggiornato bersaglio. Se gli omosessuali al cinema mainstream si erano ormai evoluti nel senso contrario a quello auspicato da Russo (film gay = l’omosessualità spiegata a mio figlio scemo), personalmente non potevo certo lamentare assenza di occasioni per vedere Ein Mann wie Eva o Go Fish.

Più di tutto disapprovai enormemente il disprezzo serioso con cui l’horror, minoritaria comparsa nella scrosciante processione di esempi, è stato liquidato.
“L’omosessualità come vizio vampiresco sta alla base di tutti i personaggi gay dei film dell’orrore”. Queste parole alle mie orecchie suonano ancora figlie della particolare sottospecie di snobismo che si ostina a vedere nell’horror un genere geneticamente reazionario e populista: se ti limiti a citare Per favore non mordermi sul collo magari sì, allora l’omosessualità non ha avuto alcun diritto di affermazione all’interno del cinema di vampiri, altrimenti la teoria risulta completamente mendace. Per la gran rabbia, all’epoca, ringhiai improperi contro Vito Russo e persi di vista il più ampio respiro del testo. In effetti ha scritto un libro molto passionale, assolutamente militante, che se pure è capace – soprattutto per vastità manualistica, per l’inverosimile enciclopedismo di cui sopra - di acquistare un valore storico indubbio, andava letto e o comunque giudicato come un’occasione di rivendicazione e di denuncia rispetto a quello che sostituisce il più grave sopruso a cui qualcuno possa essere sottoposto, cioè il negato diritto all’autorappresentazione, a raccontare la propria storia. Siccome codesto blog è orgogliosamente frivolo e il post è già abbastanza lungo da non esser letto da nessuno al mondo, evito di immergermi nella spinosissima questione sul diritto a fornire una rappresentazione ‘estranea’ dell’alterità. Mi limito quindi a riconoscere che il libro di Russo è importante e funziona. Per cui vorrei porgere ideali scuse all’autore per averlo smerdato con tanta leggerezza per un quinquennio, anche se non ritratto quanto asserito sulla superficialità del suo sguardo all’horror in generale [1] e in particolare sulle vampire lesbiche. Russo non si è semplicemente fatto nessun problema ad asservire questo cinema alla sua teoria di fondo, selezionando strumentalmente le fonti e piegandone in modo discutibile i contenuti perché gli dessero ragione [2].

Per quanto concerne le nipoti di Carmilla il problema di Russo, in effetti, è che è troppo colto per sospettare che anche un certo tipo di cinema, per sua natura abbondante di archetipi e assai dicotomico, possa servirsi dell’astuzia necessaria a strumentalizzare con profitto l’indiscusso e arcinota impunità della detrazione a sfondo moralista per indagare una realtà sessuale (che può essere il lesbismo o più in generale, dico io, la sessualità femminile) normalmente censurata, rimossa o mistificata. Mircalla in technicolor può essere dipinta come un’immagine di libertà anche quando non si voglia/possa rinunciare al dovere di stigmatizzarla formalmente. Anche in uno stupido horror che insiste sulle scollature la libertà sessuale può passare come valore. Soprattutto nel momento in cui l’antagonista della vampira diventa non tanto la vittima quanto l’hunter, ovvero, assai spesso, un soggetto sanguinario, maschilista, represso e apertamente ritratto per tale.

Posso poi convenire che certa rappresentazione del lesbismo vampiroso (ma più in generale, ribadisco, della vampirosa sessualità femminile) dimostri malcelata indulgenza verso i biasimevoli appetiti del famigerato spettatore - maschio - etero devoto a priapo e ai mondiali di calcio.
Ma.
Dopo aver annuito mi domando (primo) a che tipo di pubblico, precisamente, sia rivolto Baise Moi  coi suoi acclamati postfemminismi o una roba come Bound – sottotitolo: "torbido Inganno" se non ricordo male. Che il regista e lo sceneggiatore e una coppia di attrici definiscano quanto appena sfornato “femminista” o “filolesbico” non basta a far sì che lo sia. Il vecchio horror ’70 sulle vampire saffiche sceglie un altro tipo di promozione, ma se la fabbricazione di icone erotiche esige una certa indulgenza divulgativa non è detto che la loro messa in scena debba risultare invariabilmente svilente.
M’interrogo (secondo) su quanto, onestamente, si possano considerare i più famosi vampiri etero della storia del cinema, per esempio il sadopredatore aggressivo di Lee o il subdolo e mesmerico aristocratico di Lugosi, rappresentazione esaustiva e sfaccettata della sessualità maschile (più complicata di come la si dipinge o meglio -cioè o peggio- di come la si dà per scontata). Il vampiro è un po’ in generale, sessualmente, una figura di quello che gli altri non osano fare, di un sesso alternativo a quello canonico (possiamo dire etero, ok, ma anche genitale, vanilla, strettamente coniugale/legale, a mero scopo riproduttivo, vincolato da stereotipi di genere e ruolo e così via). Il giudizio sulla legittimità di questi impronunciabili  costumi sessuali non è nel fatto che ad esercitarli sia un mostro, ma nel tenore del singolo film.
Mi chiedo (terzo, con sincera preoccupazione) se la rappresentazione delle minoranze non venga troppo spesso e troppo pericolosamente percepita come positiva solo quando queste ci vengono additate come neutrali, indubbiamente inoffensive, assolutamente indifese e –per tornare proprio a russo e ritorcergli contro le sue sgridate– magari tendenzialmente autolesioniste ma giammai aggressive. Personalmente, trovo ferocemente offensivo un film di merda come Qualcosa è cambiato, che sembra scritto da quel fascista di Spielsdorf (il braccio armato del patriarcato che decapita la sovversiva Mircalla riconducendo Laura alla mansuetudine di incubatrice per cui è stata programmata) o da Cushing (stessa funzione nel film ispirato di Baker), non Dracula’s Daugther.
Soprattutto (quarto) mi torturo pensando e ripensando a quale inconfutabile dogma possa mai vietare ai B Movie le raffinatezze anticensura che è costume comune menzionare tra i meriti di De Mille. Scordando magari gli stivali da cavallerizzo, che invece sono di uno chic inenarrabile.

GORE GORE LINKS

[1] Non ho proprio retto, per dire, la sua lettura di Frankenstein, che onestamente mi sembra ancora far torto (a dispetto delle parole di Aldrich, letteralmente citate) alla quantità di fegato e orgoglio che Whale dimostrò come uomo, ma anche alla sua misura di autore. Spiacente: io trovo molto chiaro che il mostro non è afflitto dalla “sua innaturalità”, piuttosto dall’ingordigia con cui i “viventi” vanno in caccia di differenze e responsi; Anche sul fatto che Pretorius sia un personaggio semplicemente negativo e privo di ragioni di ambiguità potrei aver da dire la mia, sicuramente ho da dirla sul fatto che vada letto principalmente come sissy corruttore. Secondo me ci hanno visto molto più lungo quelli di Demoni e Dei, interpretato fra l’altro dal militantissimo Sir Ian McKellen (con Chris Lee il mio attore preferito vivente e gentiluomo in ogni cosa amabilissimo).

[2] Quella di manipolare le fonti è un’accusa sempre spiacevole da rivolgere a un saggista e credo che in parte la selezione di Russo sia dovuta a questioni di tempo, ciò non toglie che alcuni pressappochismi vadano rilevati. Su culturagay.it, lo stesso sito citato per la biografia di Russo, ho trovato questa recensione di Mauro Giori che ben sottolinea quella distanza fra la convincente panoramica d’insieme resa dal libro e la scarsa persuasività di certi passi legati al singolo film. Quanto ho notato per gli horror a quanto pare si estende anche ad altri luoghi che non conosco abbastanza. L’articolo cita in particolare il cinema di Aldrich, a me solo sommariamente familiare, pur non trovando tempo di approfondire.

[ AgonyAunt a proposito di leggende, bare vergini e dentacci ]
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venerdì, 15 settembre 2006

SOLCHI DI SANGUE

Qualche girono fa, curiosando tra le mie reliquie, mi sono imbattuto in qualcosa che ha (per me) un inestimabile valore. Un vinile o meglio un LP (come suona bene…elleppì) che ha rappresentato una tappa fondamentale della mia adolescenza e contribuito in maniera consistente alla mia crescita culturale, nonché allietato e musicato i pomeriggi di un Demone sedicenne.
Il disco (di quelli neri con i solchi…e qualche graffio dovuto all’usura, non all’incuria!) in questione è “Reign in blood” degli Slayer.
Acquistato alla sua uscita (moooooltoooo tempo fa) alla (non tanto) modica cifra di diciottomilalire (!!!) in uno di quei negozietti di dischi (spesso dei veri e propri scantinati) specializzati in musica “alternativa” e soprattutto in import. Uno di quei posti che non ci sono più, un piccolo ritrovo, una sorta di club (o meglio di setta), frequentata da abituè. Ci si conosceva tutti, si faceva un salto “tanto per vedere”. Si discuteva delle ultime novità facendo pronostici qualitativi sulle preannunciate uscite di questo o quel gruppo, si ascoltava (solo per il gusto di farlo) musica…e se malauguratamente (per lui) entrava qualcuno (attirato dall’insegna “Musicland”) a chiedere l’ultimo di Madonna…beh lo si prendeva a calci in culo!
Ovviamente “Reign in blood” è stato acquistato a scatola chiusa. Impensabile o quantomeno improbabile (chi è solito scaricare un intero cd prima che sia disponibile per l’acquisto rabbrividirà) poterlo ascoltare in anteprima. Si seguivano l’istinto, il sentito dire e soprattutto i consigli del “pusher” musicale di fiducia.

Apro una parentesi. La difficoltà nel reperire musica di un certo tipo e il doverla acquistare facendo sacrifici, rinunciando ad uscire con gli amici ed andare al cinema per qualche settimana, rendeva quel buffo cerchio nero “unico”. Lo sentivi tuo, ne eri geloso, lo ascoltavi mille volte ed era quasi come avere un orgasmo. Leggevi i testi, scrutavi la copertina nei minimi dettagli, lo pulivi…insomma lo amavi. Adesso l’eccessiva fruibilità (vitale per certi aspetti, deleteria per altri) rende tutto meno poetico. Qualche ora per scaricare discografie complete…e se non ti va, c’è sempre il cestino di windows. Chiusa parentesi.

“Reign in blood” è un album che parla di Nazismo, Satana, morte, sangue e dolore in assoluto uno dei dischi più crudeli e devastanti della storia della musica. Sebbene sugli Slayer sia stato detto di tutto (Nazisti, xenofobi, satanisti, maniaci criminali), il quartetto californiano non è nulla di tutto ciò. Gli Slayer raccontano non indottrinano. Raccontano scorci di morte, dipingono con grossolane pennellate tele monocromatiche rosso sangue, presentandole senza coinvolgimento personale…l’unico momento in cui si nota un trasporto emotivo è nella critica ai dettami (ed all'applicazione di essi) cristiani.
Ma torniamo a noi, mi è sempre piaciuto immaginare che per generare “Reign in blood” sia accaduto questo.
1986, dopo numerose sessioni di prova, il quartetto di Los Angeles è pronto per la registrazione del suo 4° LP (5° considerando il live “live undead”). La porta della sala di L.A. si apre, Tom Araya finisce la sua lattina di birra, ne soffoca l’esistenza stringendola nel pugno della sua mano destra e scaravento al suolo il torturato involucro del liquido piacere, imbraccia il suo basso e si posiziona davanti al microfono. Kerry King carezza la sua inseparabile BC Rich e sistema con cura il bracciale di cuoio (irto di chiodi) che gli copre l’intero avambraccio sinistro, Jeff Hanneman non emette suoni, rimane immobile come ad aspettare qualcosa, solo il lento oscillare della sua chitarra ci avverte che è ancora vivo. Dietro di loro Dave Lombardo frusta l’aria con le sue bacchette in un ritmico e silenzioso assolo. Tom alza il braccio…Dave capisce, uno, due, tre….si parte con Angel of Death.
Suonano senza fermarsi l’intero album, non una pausa, non un incertezza…finiscono i 10 pezzi che compongono “Reign in blood”. Tom alza per la prima volta lo sguardo, fissa il tecnico che governa il mixer. L’uomo dietro il vetro rimane in silenzio, la bocca semiaperta da cui penzola un residuo di sigaretta, guarda il display, si rivolge a Tom (che non ha ancora distolto lo sguardo) ed esclama : “Fuckin’ Hell”…29 minuti!!!
I singoli pezzi suonati in prova avrebbero dovuto dare origine ad un disco di oltre 40 minuti (vero!)…questo è “Reign in blood”!
Il disco segna una svolta nella carriera degli Slayer e nella percezione armonica di un sedicenne. Le melodie che lo compongono sono essenziali, Tom Araya urla la sua rabbia, le chitarre lo scortano in questo delirio, il frenetico ritmo della batteria quasi copre il suono del basso…ciò che alle orecchie di molti potrebbe apparire come del fastidioso rumore è la musica della morte.
I testi delle canzoni (quasi tutti scritti da Hanneman) sono offensivi, crudi, diretti, niente compromessi melodiosi…solo parole, parole vere.
Questo distruttivo LP si chiude con “Raining Blood”...un tuono ed uno scroscio di pioggia annunciano che l’apocalisse è iniziata, le chitarre di King ed Hannemann ce ne danno conferma, la voce di Araya non ci propone vie di scampo.
L’illustrazione di Larry Carrol che troneggia in copertina, descrive in uno stile che ricorda molto Bosch, ogni solco di questo disco in maniera terribilmente evocativa.
Se i Motorhead sono “brutti, sporchi e cattivi”, gli Slayer possono definirsi “orrendi, marci e incazzatissimi”, per rendere meglio l’idea…Kerry King è uno che Dani Filth se lo mangia a colazione titillandosi le gengive con le falangi del poveretto. Sono convinto che se in una notte buia, per i vicoli  di un malfamato quartiere di L.A. un ipotetico quartetto composto da Freddy Kruger, Jason Vhoores, Michael Myers, Latherface, vagasse con i più riprovevoli intenti in cerca di vittime sacrificali, intravedendo in lontananza la sagoma di Kerry King…credo che cambierebbero strada borbottando sommessamente: “beh, magari seviziamo e torturiamo il secondo che incontriamo”
Sintetizzando amo gli Slayer fondamentalmente per 3 ragioni:
1) Sono (in pratica) i progenitori del T(h)rash Metal. Il cui ascolto ha provveduto a sedare alcune delle mie malsane pulsioni…nonostante questo genere sia tacciato di istigazione alla violenza.
2) Sono “grezzi” o meglio “zauddi” 
3) Sono riusciti nella difficile impresa di mantenere uno “stile” pur adattandolo ai tempi e migliorandosi notevolmente dal punto di vista tecnico. Una coerenza stilistica (apparentemente) in contrasto con “l’accomodamento commerciale” che molte altre formazioni hanno abbracciato.

Chiudo con un gustoso (per chi mi conosce) aneddoto. Per un periodo della mia vita (non molto tempo fa) ero uso, la domenica mattina, appena alzato (non prima delle 11) seguire un rituale: ciondolare zombescamente fino in cucina, preparare la moka e metterla sul fuoco, dirigermi mantenendo l'andatura di prima, verso lo stereo. Afferrare il cd di "reign in blood", darlo in pasto al lettore dopo aver sparato a palla il volume, selezionare la traccia n°2 (piece by piece)...e non appena le chitarre di King ed Hanneman iniziavano a frustare l'aria...saltellare e correre per casa in attesa del borbottio della caffettiera…che puntualmente non percepivo.

[ IlDemone a proposito di satanasso, gory music ]
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mercoledì, 13 settembre 2006

GOLA PROFONDA

La mia Zia Prediletta mi ha prestato Gola Profonda e così, molto più che maggiorenne, l'ho visto per la prima volta. Ciò conferisce nuova e allegra legittimazione alla mia - già consumata - partecipazione ad ogni discussione sul tema. Tema che è ancora attualissima fonte di dibattito presso il mio aggiornato entourage.

La mia Zia Prediletta ha anche accluso al prestito American Desire di Lasse Braun, padre spirituale del porno moderno e padre naturale del contemporaneo Alex, che una volta aveva una specie di rubrica autobiografica su un sito specializzato (che non linko perché non ricordo). Ricordo di averla letta con piacere, pensando nell'ordine: costui pare un mitomane; costui scrive come certi personaggi di un film americano parlerebbero; costui possiede certamente un trench; costui mi è simpatico; se avessero rubato a me un Ducati Monster sarei inconsolabile, invece costui cita il fatto così, en passant, con la signorile flemma che accomuna certi giovani ricconi agli aristocratici candidi di una volta; costui non mi è poi così simpatico.
Comunque American Desire non l'ho visto, Gola Profonda sì.

In molti mi citano Gola Profonda come momento mistico in cui la lezione di Ejzenštejn approda al porno. In omaggio a questo celeberrimo e lodato clichè mi sento in dovere di ribattere con la più diffusa, se non la più dotta, delle citazioni legate al Maestro: Gola Profonda è una cazzata pazzesca.

Cazzata Pazzesca, bada bene, è più di una battuta. E' il grido di eversione per eccellenza, quello che a distanza di anni mantiene intatto il suo imponderabile peso catartico. E' il rude slogan con cui la massa fruitrice si rifiuta di subire la sacra necessità di un'esegesi critica che si fa barriera ponderosa fra l'Opera e il suo destino di consumo, producendo orodossie e distanze, vulgate e tabù. Cazzata Pazzesca è una cosa seria e, anche solo per confutarla come approccio autistico e distruttivo, bisogna confrontarcisi.
Dicevo: Gola profonda è una cazzata pazzesca.

Non che non sia interessante, per i risvolti esaminati da Inside Gola Profonda o per i miracoli atletici della Lovelace, già noti ai mangiatori di spade di ogni sideshow che si rispetti. Ma la leggenda canta, echeggiando ovunque, che sia soprattutto un bel film, indipendentemente dagli scalpori, dai processi, dal potere del clitoride, dagli impatti folgoranti e dall’appartenenza a un genere negletto e certamente carico di possibilità inesplorate. Ecco, questo bisogna pur dire che non è affatto vero.
Magari Gola Profonda è simpatico, ma non è bello. Qualunque cosa se ne dica, al dunque, c'è sempre una differenza abnorme tra le due cose.
[ AgonyAunt a proposito di leggende, cazzata pazzesca ]
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Satan's Sadists


Finalmente ho investito i sei euro nel lussuosissimo (i contenuti speciali garantiscono che il mio dvd ha cose mirabolanti come menu interattivo nonchè una selezione delle scene) dvd di Satan's Sadists. Premetto che trovo idioti quelli che il trash a tutti i costi e senza discernimento, ma questo film è trash ed è BELLISSIMO. E' come se Mad Max (il primo) fosse stato rivisto a quattro mani da Ed Wood e la Clerici  [Forse il tipo di utente di questo blog non ha presente: è quella donna paffuta e bionda che ha una trasmissione per bambini e massaie sul cibo, e ha tentato di condurre un Sanremo].

In primo luogo vanta la peggiore attrice di cui io abbia avuto notizia impegnata nel personaggio più inutile di cui io abbia avuto notizia: Tracy la cameriera. Non è una comparsa beninteso, è la coprotagonista (?) buona. E' una cosa che non so descrivere, va vista: basti pensare che Jackie Taylor (l'attrice in questione) ha cambiato nome almeno cinque volte nel corso della carriera, presumo tentando di gettare nell'ombra le pellicole fin lì interpretate (parti come "Darlene, the new receptionist" in "Black Shampoo". Per chi fosse affascinato come me da cotanto fallimento, qui la sua misteriosa scheda su IMDB)

In secondo luogo il film vanta tre delle morti più improbabili e stupide della storia del cinema, credo.

Ma soprattutto vanta una banda di cattivi che rispondono ai nomi di (nella versione italiana): Angelo (Che somiglia terribilmente ad Al Bano con un cappello da pescatore), il Moicano, Muscolo, Hashish, Gina, Romeo, e, mi pare, Billy. Se questo non bastasse a magnificare la qualità del prodotto, la selezione scene titola:


I motociclisti.

Il ballo di Gina.

Fuga dall'autogrill.

Le 3 studentesse di geologia.

LSD nel caffè

Rissa tra Angelo e il Moicano.


I dialoghi sono fantastici. Non resisto a raccontare la trama.


**SPOILERS**

E' mattina.
Una banda di untissimi easy riders - Angelo (il supercattivo Al Bano pacato e gelido), il Moicano, (uno normale ma ha il taglio da moicano e un sacco di fondotinta rosso), Hashish (il tossico mattacchione), Gina (la groupie, follemente innamorata di Angelo che non la caga. E' bionda cotonata e un pò unta. Tutte le altre donne del film sembrano pettinate come le vicine di Edward mani di forbice.), Billy (il traumatizzato guercio), Romeo e  Muscolo, che non me li ricordo, viaggiano in moto lungo una strada in mezzo ai sassi (e basta) in California, abbigliati in modo discutibile (spicca l'uso di occhaili da sole da mare (quelli di plastica colorata) e l'abbondare di svastiche, croci fasce e altre cose del genere, e per non farsi identificare portano sulla schiena il nome della banda.)

Lungo il tragitto beccano due che fanno sesso sul ciglio della strada, corcano lui, violentano lei (che però dopo un 'No!' quando è in topless e la scena va fuoricampo si lancia in gemiti d'approvazione.)

Nel mentre due coniugi caricano un marine (che si chiama John mi pare, ma lungo il film tutti si scordano il nome e i cattivi lo chiamano 'L'eroe'.) e tutti assieme si avviano all'unico schifoso autogrill di quella che sembra una cava di ghiaia attraversata da una strada. Intanto entra in scena tracy - la cameriera (che i cattivi chiamano 'la cameriera'.)  che sostiene di studiare geologia. Tutti arrivano all'autogrill, qui Gina balla su un tavolo per sedurre Angelo che non se la caga, quando il padrone ce la manda scatta la rissa. Non racconto l'azione, al termine abbiamo: Romeo e muscolo sono deceduti per mano dell'eroe che scappa con la cameriera su una macchina ridicola, mentre Albano e gli altri dopo aver ammazzato quelli dell'autogrill li inseguono.

La macchina ridicola si ferma, la cameriera assicura che c'è benzina, lui assicura che sarà anche vero ma la macchina non va. I due scendono e si avviano in salita lungo la montagna di polvere e ghiaia e basta. Che per pura sfiga è proprio lì che sono andate a campeggiare tre amiche di geologia della cameriera, e stanno raccogliendo ghiaia e cucinando fagioli e prendendo il sole in topless. I cattivi vengono presto bloccati dalla sabbia che rovina le moto, e così decidono di fermarsi a molestare le tipe e fregarsene degli altri. Ma Gina cerca di dissuaderli, invano. Il gruppo accerchia le tipe coi fagioli e inziano a molestarle obbligandole a mangiare la loro cena. Se non ho visto male, perchè sembra che sia merda dalla reazione, ma a me nel cucchiaio sembrano proprio fagioli. (Forse la coprofagia è stata censurata poco prima di girare?). Gina cerca di dissuaderli. Albano la corca, e mentre lei rantola lui propone di fare un caffè, si offre volontario..Hashish, che butta nella moka una tonnellata di LSD.
NEl frattempo l'eroe dice alla cameriera che cercheranno un posto per la notte. "Ma è pomeriggio!" penso io, "Ma c'e luce." dice la cameriera, "Ma fa buio presto da queste parti" assicura il marine autostoppista che è del luogo da ben tre ore.
Cala il sole. Mentre questi bevono il caffè e il moicano è in giro, Albano dice all'orbo di andare a controllare la zona. La cameriera becca un crotalo di trenta chili o qualcosa del genere che la guarda, e corre a  chiamare l'eroe. Ecco la morte più stupida della storia del cinema:
Il guercio intravede la cameriera e sfodera il coltello ghignando. L'eroe armato di un fuscello va dal crotalo. L'eroe e il crotalo stanno sulla collina più in alto del guercio e l'eroe preso il crotalo comprensibilmente lo lancia nel vuoto, il serpente a parabola cade attorno al collo del guercio che ci rimane giustamente di merda e viene morso, morendo di lì a poco. L'eroe, ignaro della gag, torna da Tracy.

Intanto tutti gli altri sono fattissimi.
Il moicano trova il guercio e va ad avvertire gli altri.
Gina, intanto ha fregato una moto e guida verso l'orizzonte buio. Finchè non cade nel vuoto, e muore.
Il moicano trova Hashsish e Albano intenti a giocare alla roulette russa, entrambi barano. chiede dove sono le tipe e Albano gliele mostra in tanga, sdraiate in modo ordinato su una stuoia e tutte morte. 'Che crudele!' grida il moicano esasperato, e inzia a fare a botte con Albano. Nel frattempo Hashish, che non è una cima gioca DA SOLO alla roulette russa, e come statistica garantisce, muore.  Il moicano butta Albano da una rupe. Poi va dalla cameriera e dall'eroe, e quest'ultimo lo corca, lo butta da una rupe. Quando l'eroe scende armato di un sasso per finire di fracassargli il cranio, vedendolo steso sotto un masso come Willy il coyote lascia perdere. Ma, il moicano rantolando gli dice che era solo andato lì per dire loro che Albano non li avrebbe più infastiditi, poi schiatta. L'eroe grida, dicendo questo:

"Oh, Cristo!...Perchè l'uomo deve sempre uccidere il suo prossimo?"

Recuperata la cameriera si avvia con una musica simpatica verso il tramonto (?) ma qui spunta Albano, sanissimo e armato. Albano spara all'eroe, mentre l'eroe gli lancia il coltello del guercio. Albano muore, l'eroe sta benissimo, e ripresa la cameriera se ne va.


***Fine SPOILERS***


Ovviamente la storia è molto più ricca del mio riassunto, lo raccomando assolutamente.
[ PeterPain a proposito di gory discount ]
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