
Devo ammettere di aver avuto delle remore nel decidermi a visionare i due episodi di Grindhouse.
Il dubbio che dietro questa grande voglia di revival, fosse celato un puro (e squallido) piano commerciale, si insidiava tra le mie sinapsi, tanto da dare priorità ad altri film, spesso rivelatesi bufale o simili, e procrastinarne ad libitum la visione.
Poi finalmente… l’ho visto.
Dopo l’uscita americana le notizie che sentenziavano il flop al botteghino di Grindhouse, mi lasciarono perplesso, la notizia che in Europa avrebbero troncato in due l’originale (a notevole distanza l’uno dall’altro) mi inquietò… poi l’ho visto…e ho capito.
Li ho visti uno dietro l’altro, nella sequenza originale, ma nella versione italiana.
Non entrerò nel merito cinematografico, niente analisi tecniche, né decoupage di sorta…voglio solo testimoniare come, tenendo conto della mia personale esperienza nel settore, Grindhouse rappresenti la vetta più alta, la testimonianza più concreta, l’esempio più commovente di dichiarazione d’amore nei confronti del cinema.
E proprio questo amore sviscerato (e la consapevolezza di essere, in ogni caso, famosi) permette a Tarantino e Rodriguez di fregarsene altamente di cosa possa pensare lo spettatore.
In effetti Grindhouse potrebbe anche non essere considerato un film (così come lo si definisce adesso), non rispondendo a nessuno dei canoni stilistici odierni.
Penso alle facce allibite di coloro che andando a vedere il film si sono trovati di fronte frammenti di pellicola bruciati, intere sequenze saltate, fotogrammi usurati, perdita di colore, audio gracchiante, musica anni 70, incoerenza narrativa, recitazione esasperata…lo spettatore medio avrà sicuramente esclamato “che merda!”.
Io personalmente mi sono commosso davanti a tanto amore (per un cinema che non c’è più) e divertito a trovare le migliaia di citazioni, contenute anche nelle scritte sui muri.
Detto questo, poco importanza hanno il (relativo) valore dell’opera, la considerazione di quale dei due episodi sia migliore, l’analisi della sceneggiatura e del soggetto, la valutazione degli effetti speciali, ecc.
Restano l’infinito ed ossequioso amore e la possibilità (artistica ed economica) di poterlo manifestare.
Infamante l’operazione italiana di scissione e gonfiaggio dei due episodi e l’eliminazione dei finti trailers… che aumenta vertiginosamente il coefficiente di fallimento al botteghino. Il flop è giustificato e credo previsto dai due registi, ma vale la soddisfazione e la gratitudine di quei pochi (come me) che hanno visto pellicole rovinate in cinema di terza visione (anche se non “double features”), e sono cresciuti a tonnellate di B-movies… da amare solo perché è stato fatto.
LA TERZA MADRE
Certo di attirarmi l'odio di molti fans Argentiani vi dico che non ho mai scritto nulla su Argento, perché in parte lo amo, dunque implicherebbe un notevole sforzo scriverne, in parte lo odio, per cui necessita altrettanto sforzo scriverne. Ma “La Terza Madre” ha rotto gli argini della mia titubanza letteraria partorendo la mia prima recensione Argentiana.
Premesso che ho da sempre considerato Argento un buon regista, innovativo e lungimirante per certi aspetti, statico e ripetitivo per altri.
Detto ciò, è indubbio che gli ultimi decenni di produzione hanno visto un crollo verticale sia dell’aspetto creativo che, in parte, di quello puramente tecnico del regista romano. La turpe sfilza di titoli propinataci è davvero deprimente, tanto che gli stessi “aficionados”, i seguaci del maestro, iniziavano a dubitare della sue stesse capacità. Questo fino all’annunciato e tanto atteso ritorno del maestro alle origini ed ai fasti delle sue opere più riuscite e riconosciute, Suspiria e Inferno. Il capitolo finale, culminato dal ricongiungimento delle tre madri. La trilogia si conclude. Dopo aver così elegantemente e con doviziosa perizia di particolari, presentato sullo schermo la spietata “Mater Sospiriorum” e la tremenda “Mater Tenebrarum”, il nostro Darione nazionale, da buon ciambellano, presenzia l’incontro con “Mater Lacrimarum”, la più potente e cattiva del trio malefico.
Con tali attitudini cosa auspicarsi se non l’umiliazione e la sottomissione dell’intera razza umana? E chi, se non Asia Argento, potrebbe essere la paladina eletta a salvatore del genere umano?
Il film lo si può sintetizzare e descrivere in maniera più che consona in un solo (esplicativo) aggettivo: imbarazzante. La sola cosa che accomuna questo lavoro con i due episodi precedenti sono il nome della strega e la sua ubicazione geografica.
La principale lacuna di questo lavoro è identificabile con una sceneggiatura (non familiare ad Argento) fantastica che, se in “Suspiria” e “Inferno” aveva il grande pregio di rendere coerente e coinvolgente una storia fondata su basi esoterico/metafisiche, qui si abbandona alla “follia” narrativa, impastando qualche spunto interessante (pochi a dir il vero) con i brandelli di una storia a tratti ridicola e senza un filo conduttore o indagine investigativa (prerogativa naturale del regista romano) degna di questo nome.
Alcune scelte narrative ed estetiche lasciano alquanto perplessi. Identificare le streghe, adunate dalla mater nella caput mundi come delle ragazzette isteriche abbigliate e truccate in perfetto stile anni ’80, che oltre a sghignazzare fanno ben poco, denigra e deride l’aspetto elegante ed austero della categoria presentato precedentemente. Gli enigmi ed i misteri, prima complessi ed intricati, adesso sembrano la versione semplificata per incapaci. La creatività delle morti, che in “Inferno” aveva toccato vette auliche, sprofonda nella mediocrità più assoluta. Le apparizioni della Nicolodi in versione “Gosth” rendono vane le speranze di assistere ad un film “serio”, anche perché gli effetti digitali (per gli italiani ostacolo insormontabile) sono al limite del presentabile.
Volendo fare un pindarico parallelismo storico, “La terza madre” appare come un soggetto di Jess Franco, adattato da Roger Fratter, girato (in buona parte) da Luigi Cozzi, con la supervisione agli effetti speciali del peggiore Andreas Schnaas (schiacciamento della testa sul treno!). Niente di particolarmente negativo (trash forever) in tutto ciò, ma non si può certo parlare di Maestro. In certi punti ho quasi avuto la sensazione che non fosse un film di Dario Argento, ma la sua parodia…
Emblematico in tal senso il disastroso epilogo. L’eroina del caso (Asia) strappa con una lancia la “canotta del potere” dal corpo della mater Lacrimarum, la quale in preda all’ira e chiamando a raccolta i suoi immensi poteri (e sballottolando un po’ le tette), lancia all’indirizzo della sciagurata infedele un tremendo anatema: “Puttana”!
La maledizione di Argento si perpetua anche nell’ultimo suo lavoro: la recitazione non è giudicabile, in quanto non pervenuta. Asia appare la più credibile, detto questo ogni altro commento risulta superfluo. L’aspetto inquietante di tale sciagura è incarnato dalla palese constatazione che nel ricco mondo del cinema indipendente (Italia compresa) esistono attori (sconosciuti) di livello nettamente superiore rispetto quelli utilizzati da Argento.
Sorvolando (con un velo di tristezza) sullo sfrontato (e ingiustificato) autocitazionismo e sottolineando persino l’inadeguato commento musicale a tutto il film, sui titoli di coda irrompe, come fonte rivelatrice atta a demolire la granitica impalcatura di punti di domanda e squarciare il fitto bosco di dubbi sulla reale utilità di questa pellicola, la gracchiante voce di Dani Filth (accompagnato dai Goblin).
Se, infatti, “La terza madre” non riesce ad avere una collocazione decorosa come film horror (o presunto tale), ritrova la propria dignità artistica e il dovuto riconoscimento intellettuale come esemplare ed efficace “videoclip” dei Cradle of filth.
Senza rancore...

Un evento mediatico indipendente…o meglio un evento per spiriti indipendenti.
L’annuncio dell’uscita di questo film mi fece fremere di gioia, non vedevo l’ora che potesse essere reperibile (in qualsiasi modo).
Tanta era la voglia che un giorno chiamai un mio amico che lavora a Londra e gli dissi “vai e trovami Black sheep!”. Mi chiamò l’indomani dicendomi che i negozianti da lui interpellati rispondevano con uno spaesato “Black… what’s?”. Comprensibile in quanto eravamo agli albori. Da allora ho atteso, spulciando il sito ufficiale (bello) in cerca di news, parlando con i muli, girando il web con disperata brama di conoscenza. Dopo qualche tempo riuscii a reperire una copia di lavorazione. Priva di musiche ed effetti sonori e con un montaggio approssimativo, mi riservai qualsivoglia commento in attesa di una visione più adeguata. Dopo qualche mese finalmente “Black Sheep” era visionabile…ovviamente in lingua originale senza subs.
In breve la trama.
Un ragazzo, affetto da una incontrollabile fobia per le pecore (strascico di un trauma infantile) ritorna al suo paese natale (un piccolo villaggio di campagna) per incontrare il fratello.
Questi conduce esperimenti genetici sugli ovini in cerca della specie “perfetta”. Due imbranati terroristi ecologisti, irrompono nel covo delle sperimentazioni e inavvertitamente liberano uno scarto di laboratorio…inizia il contagio. “Branchi” di fameliche pecore antropofoghe assediano le verdi praterie neozelandesi in cerca di cibo. Tre baldi giovani lottano per sopravvivere e sconfiggere l’immondo gregge.
Precisato che Black Sheep non è un horror, bensì una commedia, ed evidenziato che non presenta particolari elementi di spunto se non l’uso geniale ed efficace delle pecore (a tratti davvero inquietanti), bisogna ammettere che tralasciando qualche gags “pecoreccia” (battutona!) e dei momenti di buon gore rimane ben poco.
La stessa recitazione a momenti latita e la sceneggiatura pecca di estremo deja-vu.
Da ricordare la mutazione dell’uomo-pecora o pecoromannaro, (si perché gli uomini contagiati si trasformano in cattivissimi pecoroni) palese omaggio a Landis.
Black Sheep pecca di presunzione e non si sforza di rendere originale un soggetto che di per sé lo è già. In conclusione buoni propositi ma poca sostanza e forse troppa pubblicità…da vedere comunque.

Non amo noleggiare film in genere, per due motivi:
1) Accidia…mi scoccio a riportare i film, mi dimentico…venivo ripetutamente sanzionato.
2) Mi dispiace riportare i film, perchè li colleziono anche quando non sono granchè.
A volte però i simpaticoni della catena videonoleggio più conosciuta al mondo rinnovano il loro stock mettendo in vendita i film da noleggio a prezzi interessanti.
Mi è capitato così che a Caserta, entrato per caso nel blockbuster locale sono stato attratto da un cartellone che annunciava “ 5 DVD 20euri”.
Mi sono tuffato tra il ricco espositore che raccoglieva i vari titoli e spulciando tra la spazzatura (tanta in verità) ho trovato quanto segue:
- BERSAGLI (1968) di Peter Bogdanovich con Boris Karloff, piccola chicca thriller di ambientazione cinematografica
- DEAD HEAT (1988) di Mark Goldblatt con Treat Williams, Joe Piscopo. Anomalo zombie movie con un gustoso cameo di Vincent Price. Per quanto ne so non disponibile per la vendita.
- L’ULULATO (1981) di Joe Dante. In assoluto uno dei migliori film sui lupi mannari, adoro Joe Dante, versione speciale in doppio dvd con eccezionali contenuti speciali.
- LA MORTE E LA FANCIULLA (1995) di Roman Polanski. Claustrofobia vicenda di amore, sesso e odio.
- SLASH (2001) di Neal Sundstrom. Non so nulla di questo film. Credo sia un teen-slasher-horror-movie…ad altissimo rischio “cagata pazzesca”, preso perché la copertina ricorda molto “Grano rosso sangue”.
Insomma per una spesa di 20 euri (4 euro a dvd) ho preso davvero della buona roba, anche se ho dovuto scremare parecchio.
Vi consiglio di bazzicare (con estrema moderazione) il blockbuster a voi più vicino…una volta ogni tanto vi capiterà di trovare qualcosa di interessante.
UNA STORIA D'AMORE D'ALTRI TEMPI

“Boy eats girl” è un teen-horror.
Amori adolescenziali, sesso, party, college e tutto ciò che è attinente ad uno spensierato gruppo di ragazzini alle prese con un’orda di mostri. La cinematografia moderna ci ha propinato (mortacci!) dozzine, centinaia di prodotti (quasi tutti made in USA) che seguono fedelmente lo stesso clichè, gli stessi schemi narrativi, tanto da generare cloni di cloni e risultare infinitamente noiosi. Ma allora (vi starete chiedendo) perché cazzo parli di questo film?
Beh fondamentalmente la ragione è una: è irlandese…girato interamente sull’isola di Man con il contributo delle autorità locali. Anche se questo non basta a fare di “Boy eats girl” un grande film, presenta degli aspetti che vale la pena segnalare. I rapporti umani sono molto più delineati che in un’equivalente produzione americana, la comicità molto più sottile della classiche gags “scureggione” da campus californiano, esistono dei valori che riescono a superare il binomio sesso/alcool , i ragazzi giocano a rugby (!), ma soprattutto il film è estremamente cattivo, grondante ettolitri di sangue e quintali di viscere. Nonostante il lieto fine sia d’obbligo e l’aspetto dichiaratamente commerciale, l’operazione del pressoché esordiente regista Stephen Bradley e della sua truppa di giovani attori si lascia
guardare senza sprofondare in un mare di noia e banalità presentandosi (senza ipocriti proclami) per quello che è: un divertente filmetto.
Molte citazioni, ottimi effetti speciali “tradizionali”, cattivissimi e rapidissimi zombi ed un finale che (novità!) non apre la strada a nessun sequel.
Da vedere ghiacciato, in compagnia. Inutile dire che il film è inedito in Italia.
Nel mio recente approfondimento della filosofia mortovivente mi sono imbattuto in 3 film che affibbiano ai ritornanti delle connotazioni fisico/estetico/psichico molto diverse tra loro.
La cosa interessante è dovuta dal fatto che sono stati distribuiti tutti nello stesso anno e che il comune filo conduttore è l’umorismo, legato strettamente al territorio d’origine.
Ma ecco le tre schede ( i voti si intendono su scala 10)
Pellicola: SARS WAR
Data di nascita: 2004
Nazionalità: Tailandia
Causa condizione: Mutazione virus Sars
QI: Medio
Velocità: 7 (rapido e micidiale)
Aggressività: 8
Antropofago: Si
Segni particolari: dentatura da squalo
Clonato da: DEMONI
Pellicola: DEAD MEAT
Data di nascita: 2004
Nazionalità: Irlanda
Causa condizione: Degenerazione virus mucca pazza
QI: Bassissimo
Velocità: 2 (lento e impacciato)
Aggressività: 6
Antropofago: Si
Clonato da: NIGHT OF THE LIVING DEAD
Pellicola: DEAD & BREAKFAST
Data di nascita: 2004
Nazionalità: USA
Causa condizione: Scatola cattura anime di origine Tailandese
QI: Alto
Velocità: 7 (niente da invidiare ai vivi)
Aggressività: 8
Antropofago: No
Clonato da: RETURN OF THE LIVING DEAD
Ho comprato i film su ebay dalla tailandia, originali di buona fattura, con tempi di spedizione ragionevoli (10gg) a prezzi davvero bassi (media di 5 euro comprese spese di spedizione).
Vi consiglio di vederli tracannando birra, sono davvero divertenti.

4. Telly Savalas interpreta il padre di una top model rapita dalla premiata ditta Berger & Lahaiee. Il suo personaggio ha - come intuiamo dai discorsi con l'investigatore che ha deciso di strapagare per ritrovare la volubile erede - un passato per nulla tranquillo, e ora che si ritrova al vertice di un impero economico vorrebbe coniugare la prosaica sapienza di mondo dei vecchi tempi con la spregiudicatezza capitalistica di oggi. Stereotipo molto definito, insomma. Eppure, dopo i titoli di coda, si resta con la certezza che costui, qualunque cosa intendesse farne la sceneggiatura, sia semplicemente e inevitabilmente il tenente Kojak. [le fortunate circostanze dell'acquisto] terribile a dirsi ma non lo ricordo. Mi piace pensare di averlo pagato circa 3 euro, a giudicare dalla commovente pochezza dell'edizione. Non escludo il retro di un'edicola, o un cassone "film che nessuno vorrebbe mai possedere a prezzi strepitosi" in un qualche megastore.
Dicono che sono un'ignava, una ragazza poco impegnata.