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I PICCOLI PIACERI DELLA VITA

Ammetto a malincuore, di attraversare lo stesso mare melmoso in cui si perdono le tracce di Agony e che, al momento, sono pochi gli attimi di ludico piacere che la vita ci (a me e alla zia Agonia) riserva. Tra questi (per me), uno viene direttamente dal regno unito, sottoforma di quattro pacchettini ben confezionati e che contengono:
- Serum (zombies movie di Reanimator ispirazione)
- Rest Stop: Dead Ahead (horror-thriller di stampo stradale)
- Die Monster Die! (in Italia La Morte dall'occhio Di Cristallo con audio in ita)
ma soprattutto
- The Bruce Campbell Collection: My Name Is Bruce / Bubba Ho-Tep / The Man With The Screaming Brain / Alien Apocalypse (4 Disc)
Il tutto per poco più di 20 euri. Il cofanetto di Bruce è spettacolare, play.com è spettacolare… prezzi bassi (o meglio giusti), niente spese di spedizione ed entro una settimana hai tutto nella buca delle lettere. Ogni qualvolta ho un momento libero, e qualche euro sulla postpay faccio shopping…con infinita soddisfazione. Vivamente consigliato a chi vuole che la vita non sia solo melma maleodorante, ma anche piccole gioie quotidiane….ovviamente se si incarna l’indole della depravazione…e della perversione…altrimenti ci si può accontentare anche di un bel tramonto…de gustibus…
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TORNERO'

Mi dispiace se ultimamente non sto scrivendo molto, e soprattutto mi dispiace perchè sto leggendo anche meno, latitando indecorosamente dai blog dei gentili depravati che visito di solito.
Il fatto, per dirla con l'aristocratico garbo che mi ha sempre contraddistinta, è che mi trovo nel bel mezzo di un autentico periodo di merda.
In attesa di ritrovare tempo, morale e ispirazione, segnalo questo lungo e violento racconto, intitolato Gloomville e condotto con un adorabile piglio à la Lansdale (mamma, guardami: ho scritto à la! à la in corsivo!). L'ho trovato sul sito di Edizioni XII, che presto pubblicherà l'autore, Alfredo Mogavero.
Tanti nostalgici abbracci.
LOBO - IL FILM

A quanto pare Guy Ritchie farà un film sull'Uomo. Cioè su Lobo, il grottesco cacciatore di taglie Czarniano nato negli anni '90 come commento dissacrante ai classici supereroi punitori. Avido, violentissimo, erotomane, metallaro, bianco e nero come un Kiss, sovente coperto delle frattaglie delle sue vittime e dotato di armi ignorantissime, Lobo si è ritagliato un posticino nei nostri cuori come anti-supereroe rozzo e venale e ora si prepara a sbarcare sul grande schermo.
Keith Giffen, creatore di Lobo e autore della sua più precoce e violenta incarnazione per la DC, non è stato interpellato per il film e non ne sa troppo più dei fans. Si augura che la riduzione di Guy Ritchie punti sull'umorismo nero e, informato della candidatura di Jeffrey Dean Morgan, dichiara che preferirebbe un attore non troppo famoso, per evitare che l'immagine di un divo cannibalizzi e sovrasti quella dell'Uomo.
Personalmente, non ho mai trovato i contenuti di Lobo troppo “per adulti”, semmai ci ho sempre visto un piacevole - e in un certo senso anche educativo - esercizio di sana ironia. Malgrado questo, comprendo e condivido le perplessità dei fan sulla compatibilità tra il PG-13, che a quanto pare sarà il rating della trasposizione, e lo spirito del fumetto, per il semplice fatto che “There may be depictions of violence in a PG-13 movie, but generally not both realistic and extreme or persistent violence”. Ecco, il problema è proprio questo: l'efficacia comica di Lobo si basa esattamente sull'uso continuo della violenza estrema.
Tutto questo mi fa tornare alla mente un'avventura di Lobo, pubblicata a ridosso degli ultimi numeri della seconda serie di Alan Grant, oggettivamente già alla frutta.
Si intitolava “The All-New, Non-Violent Adventures of Superbo!” e ipotizzava un cambio di immagine del bruto Czarniano, deciso dai vertici della DC per andare incontro al pubblico mainstream.
Il riluttante Lobo, in queste pagine, veniva sbarbato, pulito, pettinato come superman, dotato di un nuovo veicolo e perfino di un costume giallino con tanto di mantello. Il progetto di revisione del carattere era poi definitivamente attuato sottoponendo lo stesso Alan Grant a una sorta di Cura Ludovico a base di elettroshock: ogni volta che Lobo imprecava, si abbandonava alla sua passione per il massacro o alle sue irruente inclinazioni sessuali, lo sceneggiatore veniva folgorato da una scarica elettrica. Da qui, la sensibile variazione nell'indole e nel gergo del nostro eroe. Per esempio, un proposito schiettamente lobesco quale: “Giusto!Sfrakatzo qualche skrauso finchè un altro verme confessa e poi li sfrakazto per sempre!” si ammorbidiva nell'old-fashioned: “Giusto! Rintraccerò l'ignobile malfattore e lo consegnerò alla giustizia!”.
Ovviamente il tutto si concludeva in un tripudio di sangue e merda - un happy end, per Lobo - ma nel frattempo il pubblico poteva sperimentare il piacere masochistico di vedere il suo truculento beniamino trasformato in un mascellone in calzamaglia: SuperBo. (Potete rimirarlo nella scansione sotto il titolo del post, mentre discute di nudi femminili con un editor e inchioda davanti alle strisce per lasciar passare una vecchietta.)
Orbene, stanti le minacce rappresentate dal divieto ai minori di 13 anni e dalla presenza nella sceneggiatura - pare - di una bambina come comprimaria del nostro eroe, penso si possa dire che lo spettro di SuperBo incombe cupamente sull'incarnazione cinematografica dell'Uomo.
Mentre aspettiamo il 2010, pregando con ardore affinché la piccina di cui sopra faccia la stessa fine della maestra di Lobo, possiamo riguardare questo piccolo corto del 2002, tratto dal bellissimo speciale “The Lobo Paramilitary Christmas Special” e amorevolmente diretto da Scott Leberecht. Su wikipedia si può leggere la fiabesca storia della sua realizzazione.
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DEADGIRL

Probabilmente a suo tempo ne sono rimasta così profondamente scossa per via dell'età, o perché la sua uscita è stata accompagnata da un episodio particolarmente disgustoso che avevo rimosso prima di ritrovarne tracce in rete. Non l'ho mai rivisto, ma lo ricordo come un film oltremodo brutale, disinteressato alle scene di violenza sessuale e concentrato sulla relazione fra gli stupratori. Anche in quel caso lo stupro era seguito dalla prospettiva di un giovane ignavo, che non si oppone positivamente alla consumazione del crimine ma nemmeno violenta direttamente le vittime. Una delle due ragazze sequestrate, nel corso di un confronto le cui premesse hanno qualche prossimità con il finale di Deadgirl, così lo apostrofa (circa) : “tu mi fai più schifo di loro. Perché loro sono animali, ma tu sei un vigliacco”. A scriverla adesso mi pare una frase scontata, quasi stucchevole, ma allora mi mise addosso una paura dei vigliacchi (di incontrarli, di essere una di loro) che non mi ha più lasciata.
Deadgirl è una versione de Il Branco in salsa adolescenziale, con zombi, da una prospettiva più ambigua.
Trama: Ricky e JT, due adolescenti emarginati, fanno una gita fuori porta per vandalizzare il cadavere di un ospedale abbandonato. Nei sotterranei trovano una zombie. È nuda, è mordace, è incatenata a un lettino. JT decide di farne una schiava sessuale per sé e per gli amici. Ricky si limita a qualche blando tentativo di reazione, senza concludere nulla. Le cose - chi l'avrebbe mai detto? - deragliano verso un tripudio di sangue e merda.
Le palesi connotazioni exploitation del soggetto hanno aiutato il film a farsi notare durante il pellegrinaggio di festival in festival, ma anche a transitare dalle nicchie internettiane di devozione al morboso a uno spazio polemico più vasto. Da una parte lo si accusa (magari senza averlo visto) di trasformare lo stupro in intrattenimento, dall'altra lo si assolve come parabola horror contro la reificazione del femminile. C'è anche chi ne approfitta per discutere di un ipotetico sottofilone zombie-femminsta.
Pubblicità, hype.
Di fatto Deadgirl non è un film particolarmente “femminista”, ma affronta la questione della costruzione dell'identità maschile correlandola al potere sessuale oppressivo.
I protagonisti rientrano in una rappresentazione dell'adolescenza tutto sommato classica: dispersa nel vuoto valoriale, imprigionata in un tessuto sociale che riduce le relazioni all'esperienza della mortificazione o al vincolo altrettanto umiliante della solidarietà tra losers.
La scuola superiore si conferma come esemplare eccellente di aggregazione ferina e il mondo degli adulti si ritrae in un'assenza debole e colpevole.
Anche le donne in quanto individui tendono alla scomparsa. Ne resta traccia nel corpo della ragazza morta - vuoto per la maggior parte del tempo, a tratti occupato da qualcosa di bestiale e blandamente maligno - e nell'immagine astratta di Joan, ora angelicata come simbolo dell'infanzia perduta, ora riassunta nella spettralità senza storia del sogno erotico. Le donne vive del film sono detestabili perché non è possibile conoscerle. Sorridono con condiscendenza o picchiano duro. Comunque non si concedono, confermando un più vasto senso di inettitudine e sconfitta, vanità o assenza di aspirazioni.
La frase “Questo è il meglio che possiamo avere” ha l'importanza, se non la ricorrenza, del tormentone: in un certo senso è su questa ammissione di inadeguatezza che si fondano la solidarietà tra i giovani stupratori della ragazza morta, i conflitti di appartenenza di Ricky e gli strumenti seduttivi di JT – tipico sfigato senza futuro promosso a tipico villain spaccone dalla pura crudeltà e dalle sue note proprietà corroboranti.
A fronte di una serie di affermazioni sensate ma anche abbastanza generiche sulla violenza misogina (lo stupro di gruppo è una faccenda tra maschi; lo spettacolo dello stupro è uno spettacolo di potere e in quanto tale fabbrica spesso più codardi che vittime) e sulla natura umana (i servi si rifanno tormentando gli schiavi; la sofferenza, lungi dal migliorarci, ci rende rabbiosi e miserabili;) il soggetto di Haaga vince un'intuizione molto penetrante rispetto alle fantasie di reificazione: l'idea, cioè, che il sogno erotico della schiava sessuale completamente inerte, perfettamente manipolabile, non sia privo di contatto con gli impulsi necrofili. Un cadavere in un certo senso è puro corpo, l'oggetto ideale per l'esercizio di un potere arbitrario, non negoziabile, senza responsabilità.
Haaga deve essere partito da qui, per raccogliere il resto da una tradizione relativamente recente del cinema di zombi: quella che si concentra sugli ultimi minuti del suo seminale capostipite, raccontando di Morti Viventi asserviti, sfruttati o tormentati dai Vivi.
Il risultato è la Ragazza Morta: un mostro esteticamente potente e molto misterioso, che alterna una spaventosa incoscienza voodoo ai raptus famelici della sportiva variante O'Bannon.
Poi: nessuno si accorge che questo e quella sono scomparsi? e che fine fanno i corpi delle vittime? Come funziona esattamente la faccenda della zombificazione? Perché Scully non si incarica immantinente di procedere alla scrupolosa autopsia di quel palestrato figliuolo che ha espulso le sue proprie budella nella toilette della scuola? Non lo so perché, ma ammetto che non me ne importa molto.
Qualche settimana fa si è parlato parecchio di un simpatico studio che ipotizzava l'invasione zombi, indicando nella sconfitta della razza umana il suo esito più plausibile. Prima o poi dovrò dargli una letta, perché uno scenario alla Fido (2006), a occhio e croce, mi sembra parecchio più verosimile.
Cioè: a fare presa sul mio immaginario di spettatore-medio, attualmente, è l'idea che la civiltà sia incapace di cadere nel panico di fronte alla resurrezione dei morti. L'industria lo sa, e sforna favolacce tetre la cui morale suona più o meno così: in un corpo che torna a camminare senza l'anima noi non vedremmo un perturbante riflesso dei nostri istinti e costumi, ma tutte le opportunità connesse all'ingresso sulla piazza di una nuova specie senza diritti.
Insomma, siamo al massimo della misantropia. O almeno a un secondo livello di disillusione rispetto alle parabole catastrofiche delle vecchie glorie horror.
PS: Non riesco più a usare i commenti, pare. Grazie Splinder!
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BIKINI E MORTI VIVENTI

Qualche anno fa, in Giappone, uscì un gioco per PS di tema zombesco in cui una ragazzina in bikini, boa di struzzo e cappello da cowboy roteava la sua katana con il solo scopo di spezzettare in più parti migliaia di morti viventi. Il gioco ebbe un notevole riscontro, tanto che seguirono numerosi capitoli e ne uscì anche una versione europea. Alcuni videogammari (italiani) incalliti, stimolati dall’odore del sangue (ingrediente che in questo gioco non manca di certo), si procurarono le versioni originale nipponiche per articolare rapidamente i propri polpastrelli su un (ormai) consunto joypad. Tra questi, anch’io ho passato giornate intere con Oneechanbara. I giapponesi ne hanno, da poco, fatto un film (visto!) ed è in programma già un sequel. Tutto questo per dirvi che ho scoperto che ne esiste una versione per Wii (ovviamente non in italiano), che ho provveduto ad acquistare su play.com e che attendo con ansia mi arrivi…l’idea di roteare una katana davanti alla tv per tagliare a fette degli zombi…mi stuzzica (avete presente Tokyo Gore Police?), spero solo di non rimanerne deluso. Per coloro i quali avessere intenzione di saperne di più sul mondo di Oneechanbara un unico avvertimento…sia il gioco che il film, alla lunga tendono a stancare in quanto piuttosto ripetitivi…ma una ragazzina con gli occhi a mandorla seminuda e abbigliata come platinette ubriaca che imbratta lo schermo con secchiate di sangue… la buttiamo via?
[ link ] [ commenti (4) ]
DITE UN PO' QUELLO CHE VI PARE MA ALMENO LLOYD KAUFMAN È UN PROFESSIONISTA
Apro un post, in costante aggiornamento e assolutamente aperto a eventuali contributi, sui luoghi comuni che girano sull'horror. Lo apro così, per il puro piacere di vederli tutti in fila, cominciando senza metodo dai primi che mi vengono in mente.
Ovviamente non sono tutte vaccate (come fa un luogo comune a diventare un luogo comune?) e altrettanto ovviamente qualcuno devo averlo pronunciato anche io, cosa di cui non sempre mi vergogno a morte del resto.
Se, come spero, i gentili depravati che leggono dovessero avvertire l'incoercibile urgenza di integrare la lista, i commenti sono lì per questo. Garantisco un'onorevole citazione e un banner di Maurizzzio (la mascotte della rubrica) in dono a chiunque abbia il buon cuore di partecipare alla redazione del Grande Elenco.
Inestimabile incentivo, nevvero?
- Dario Argento ormai ha detto tutto
- Il Torture Porn non durerà
- Ah, i bei classici di una volta! quando bastava un'ombra inquietante per suggerire il terrore!
- Uwe Boll è il peggior regista del mondo e chi lo nega è un fighetto con gli occhiali spessi
- Uwe Boll è il miglior regista del mondo e chi lo nega è un fighetto con gli occhiali spessi
- Twilight è una merda
- Twilight è una merda, ma per motivi molto più intellettuali e sofisticati di quelli che pensate voi
- Lars Von Trier è sopravvalutato
- Peter Jackson non è più quello di una volta ( e grazie al cazzo)
- Ma insomma, basta con questi remake! Sono frettolosi, banalizzanti e incrinano la fulgida superficie dei miei occhiali spessi!
- Cannibal Holocaust è crudele perchè un film non è un buon motivo per maltrattare gli animali (mentre invece il Topexan sì)
- Pascal Laugier è un genio e chi lo nega è un moralista
- Pascal Laugier è una merda e chi lo nega è un figliodipapà fintotrasgressivo
- Oh come odio l'estetica del videoclip!
- Rob Zombie è sopravvalutato
- Marcus Nispel si può guardare fino a dodici anni
- I soliti guru del fandom...
- La solita critica ufficiale spocchiosa e miope...
- Come sempre la distribuzione italiana...
- Un film estremo come [ please - insert - overhyped - french - movie - title - here ] non arriverà mai nelle sale italiane!
- La variante due mesi dopo: Sorprende che un film estremo come [ please - insert - overhyped - french - movie - title - here ] sia arrivato nelle sale italiane...
- La variante due mesi dopo, ma più spocchiosa: Sorprende che un film estremo come [ please - insert - overhyped - french - movie - title - here ] sia arrivato nelle sale italiane, comunque devo dire che mi aspettavo di più...
- Questa deriva action...
- Questa deriva emo...
- Questa deriva torture porn...
- Questa deriva...
- Questa stolida adorazione del trash...
- La variante, dieci anni prima: Questo meritorio recupero del cosiddetto trash...
- Gli anni ottanta, purtroppo, non torneranno (e grazie al cazzo 2)
- L'horror orientale ormai ha detto tutto
- Questo noioso citazionismo...
- La variante dieci anni prima: questo delizioso citazionismo...
- Tarantino è sopravvalutato
- Ti piace solo perché non hai già visto l'edizione integrale danese di Oscuro Film Cingalese del 1997. Lì, in pratica, c'era già tutto il discorso su postmodernità e necrosadismo che, diciamocelo pure, oggigiorno ha anche fatto il suo tempo .
- Lo seguo da quando non lo conosceva nessuno
- La variante (ancora) più spocchiosa: Lo seguo da quando non lo conosceva nessuno, ma tanto adesso Hollywood lo cannibalizzerà
- Potrebbe sembrare il solito filmetto per ragazzini, ma basta essere laureati in filologia germanica per cogliere il magniloquente parallelo con...
- Hostel è solo chiacchiere e distintivo
- Finalmente un film che mostra!
- Finalmente un film che suggerisce!
- Questi vampiri di oggi, tutti un po' frufrù... (quelli di prima, notoriamente, avevano i brufoli e il culo grosso)
- Le finte soggettive hanno fatto il loro tempo
- Il montaggio ipercinetico ha fatto il suo tempo
- La chiarissima metafora politica di Romero...
- Quei buffi ingenuotti che ancora cercano metafore politiche in Romero...
- Romero non è più quello di una volta ( e grazie al cazzo 3)
- Calvaire, quello sì che è un film!
- La variante due mesi dopo, quando lo hanno visto anche gli altri: Sì, Calvarie, interessante, visivamente splendido, ma se vogliamo anche un po' elementare...
- L'ultimo Argento sarà rivalutato
- Questa gente che è rimasta a Takashi Miike... (e uccidiamoli, no?)
- L'horror è eversivo
- L'horror è conservatore
- L'horror in generale è eversivo, ma lo slasher in particolare è reazionario
- Il Remake non è mai bello come l'orginale (Poggy)
- Deadgirl è misogino
- La variante: Deadgirl è misogino e lo posso asserire anche senza averlo visto perché tanto si capisce dalla locandina
- Una volta gli horror si facevano con pochi soldi ma tante idee (Losteyeways)
- Nel resto del mondo si producono un sacco di film horror (anche in pakistan!), in Italia no! (Il Demone)
- Per guardare August Underground ci vogliono i coglioni (Enjoy The Abuse)
... e non finisce qui.
La prima medaglia di Maurizzio va a Poggy, per averci ricordato che "il remake non è mai bello come l'originale".
Losteyeways ci invita a non dimenticare i pochi soldi e le molte idee del cinema di una volta: medaglia!
TENTACLE SWALLOWING ECSTASY
Tentacle Swallowing Ecstasy è un porno giapponese che fonde i sottogeneri tentacle rape e vore, mettendo in scena il colpo di fulmine tra la star del settore Maria Ozawa e un improbabile mostro gommoso, inaspettatamente comparso in una stanza di ospedale durante il turno di notte della nostra eroina.Il suddetto mostro, animato abbastanza approssimativamente da ricordare ai cultori del so bad it's good la piovra avvinta al povero Lugosi in Bride of the Monster, è una divertente ibridazione tra l'alieno di Possession (A. Zulawski, 1981) e la pianta carnivora de La piccola bottega degli orrori (F. Oz, 1987). L'essere di Tentacle Swallowing Ecstasy riflette appunto gli appetiti di entrambe le creature, offrendo alla signora Ozawa il tipo di esperienza con cui la piovra di Rambaldi deve aver sedotto a suo tempo la fulgida e nevrotica Isabelle Adjani, per poi inghiottirla come avrebbe fatto l'ingorda Audrey, il tutto in uno strano clima di appiccicoso romanticismo.
Il film soffre molto della durata eccessiva e di una ripetitività petulante che probabilmente risponde alle esigenze commerciali del genere, ma resta nettamente superiore a tutti i porno recenti che mi è capitato di vedere per inventiva, realizzazione, spunti comici e precisione dell'immaginario porco di riferimento.
Per recensire Tentacle Swallowing Ecstasy non posso usare in buona fede quelle espressioni cui si ricorre per tradizione quando ci si imbatte di qualcosa di piccolo, strano e con i sottotitoli ("capolavoro povero", "gioiellino misconosciuto", "cult", e chi più ne ha più ne metta). Tuttavia mi ha colpita parecchio perché oppone un testo divertente e ossessivo ai due problemi principali che fanno del porno mainstream una roba fondamentalmente impotabile per chiunque non sia particolarmente interessato ai coiti in dettaglio: la mancanza di un assetto estetico, magari non pretenzioso ma almeno minimamente sensibile, e l'assenza di un vero discorso sul sesso, sorprendente eppure ostinatissima nell'unico filone che trova nella sessualità il proprio esclusivo oggetto di indagine.
Poi per carità, magari questa piccola storia di tentacoli e liquami non è niente di così speciale e sono semplicemente capitata male io con le precedenti esperienze nel VM18, ma nel dubbio mi faccio comunque un dovere di segnalarlo agli amici.
HARD CANDY

Ellen Page è una giovane attrice specializzata nell'interpretazione di adolescenti che pensano, parlano e si comportano come donne di venticinque anni. Questo, se il mondo fosse un posto migliore, dovrebbe bastare a renderla terribilmente antipatica a tutti noi. Hard Candy, antecedente al detestabile Juno, rimedia preventivamente contrapponendola al genere di mostro che, sotto sotto, anche il più mite dei garantisti abbatterebbe senza rimorsi.
Trama: La quattordicenne Hayley si incontra con un viscido fighetto più vecchio di lei di diciannove anni, con cui ha flirtato in chat per un mese. Il lupo la porta a casa sua, ma prima che le sue sospette intenzioni si chiariscano, lei lo droga, lo ammanetta e lo informa di essere in possesso di qualche rudimentale nozione di chirurgia.
Tra tutti i criminali gli stupratori sono forse i più odiosi e, tra tutti gli stupratori, i pedofili sono indubbiamente quelli che ispirano la più violenta ripugnanza alla sensibilità moderna. Perciò, tra tutti i revenge movie, Hard Candy è probabilmente il più adatto a sollecitare con successo le spinte giustizialiste del pubblico, anche di quello normalmente invulnerabile alla seduzione di Charles Bronson.
Il fotografo con la fissa delle lolite è un uomo giovane e attraente, che fa un lavoro creativo, vive in un appartamento piacevole e millanta interessi ambientalisti. Un personaggio disturbante perché la sua distanza dagli stereotipi estetici e socioeconomici convenzionalmente associati alla devianza lo inquadra in una cornice realistica e gli carica addosso il pauroso attributo dell'irriconoscibilità. L'effetto è quello di una specie di Humbert Humbert che si tiene in forma come Patrick Bateman. L'altra protagonista però non è Dolores Haze. Escluse le All Stars, Hayley non ha nulla in comune con una vera teenager. Non è una rappresentazione credibile delle persone che gli adulti vorrebbero proteggere, ma un'incarnazione del castigo che, più o meno segretamente, oltre il velo della razionalità e contro la sedazione dei principi, le viscere dello spettatore medio desiderano per gli stupratori pedofili: spietato, esemplare, disinteressato alle attenuanti e ai moventi.
Hard Candy, dopo una prima mezz'ora splendidamente tesa dal dubbio, chiarisce una natura revenge lineare e scontata, appesantita dall'orologeria teatrale di dialoghi troppo fitti ed esaustivi. Ma mette in contatto veramente diretto con la sete di vendetta, installandosi sul confine oltre il quale la tentazione di non riconoscere più pietà o diritto ai colpevoli si impenna a dismisura: è questo a farne oggettivamente un film forte.
Esteticamente è patinato e purissimo, un vero anti-torture porn: non una goccia di sangue e nemmeno l'ombra di concessioni exploitation. Rigoroso, moralista e perturbante, elabora in modo prevedibile ma funzionale gli stilemi fiabeschi e, genialmente, ricava un set di indiscussa efficacia drammatica dalle pareti di una casa da AD.
DANCE OF THE DEAD
ovvero
QUANDO DIO TIRO' LO SCIAQUONE DEL CESSO (di Gregg Bishop, 2008)
Chi l’ha detto che non si può fare un film “originale” usando trame viste e riviste, situazioni ultra sfruttate ed addobbando ogni fotogramma di pellicola con citazioni anche banali?
Beh, Gregg Bishop (regista) e Joe Ballarini (sceneggiatore) hanno dimostrato con “Dance of the Dead” che questo paradosso è realizzabile.
Nonostante sia assodato che l’era dei morti viventi sia iniziata da un pezzo e che il Teen-zombie ormai sia diventato (quasi) un genere cinematografico, la visione di questo film lascia qualcosa in più di un semplice piacevole ricordo.
Causa radiazioni i morti di un cimitero tornano in vita affamati, a prenderli a calci in culo un gruppo di adolescenti alle prese con il grande ballo di fine anno.
Come dicevo…nulla di nuovo, anzi da questa brevissima sinossi, mi vengono in mente almeno una decina di film…tuttavia DOTD merita.
L’aspetto tecnico è notevole considerato il budget bassissimo, il cast sconosciuto, il poco esperto regista e lo shot in digitale. La fotografia regge sia in interno che in esterno e il ritmo è davvero elevatissimo anche nei momenti di pausa. La recitazione dei ragazzi è davvero di altissimo livello e consolida, in maniera non indifferente, il lavoro di Bishop. La sceneggiatura disegna un’omogenea fricassea di personalità eterogenee. Individualità forti, interessanti e soprattutto protagoniste.
Forse è proprio questo il pregio principale del film. Alcune trovate sono davvero azzeccate, come la fuoriuscita degli zombi dai loro loculi, l’apprezzamento dei suddetti per la musica rock (punk per l’esattezza), l’amore antropofago tra due zombi e l’anomala quantità di superstiti pronti a combattere senza paura.
Il clima è piuttosto leggero e ironico ma sempre misurato, in modo da non sfociare mai in farsa o parodia. Davvero un buon film (aveva ragione Deep) dal gusto e dall’aspetto molto anni ’80 (il che non è male).
Consigliato vivamente a tutti…ma se amate le citazioni è una vera goduria…
MOBILI CON UN LORO PERCHE'
Vi sentite pronti a rinnovare il soggiorno con un gran bel pezzo di arredamento?I più banali di voi faranno certamente un pensierino su qualcosa di classico tipo la Eames Lounge Chair: minimo 4.500 euro di legno, pelle di bove e design memorabile. Sul sito della Vitra ho visto che è perfino concesso l'orribile crimine di prenderla tutta nera.
Chi possiede un minimo di buon gusto invece si orienterà verso le ineffabili creazioni di Scare Factory . Ammetto di non essere riuscita a interpretare in modo univoco la legenda dei prezzi, che sembrano variare in base al periodo d'acquisto, ma in linea di massima pare sia possibile portarsi in salotto la TV Ringu per un prezzo molto più ragionevole di quello della Eames Lounge Chair.
Se poi state pensando a un tocco di colore per la cucina, il Family Pack Frig costa qualcosa di più del classico Anni '50 Smeg, ma insomma... vogliamo mettere lo stile, la sobrietà, l'eleganza, e - soprattutto - il piacere di possedere qualcosa che certamente non verrà mai, giammai, fotografata troppo vicino a Lapo Elkann?
E con ciò dichiaro ufficialmente finiti i tempi in cui bastava un nano di Philippe Starck per sentirsi originali.





























